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agnus-deiROMA, 9. L’ordo virginum è una particolare espressione di vita consacrata, rifiorita nella stagione post-conciliare. In Italia oggi è presente in 113 diocesi: alle circa 500 consacrate se ne affiancano quasi altrettante in fase di discernimento e di formazione. Tra i tratti distintivi che concorrono a descriverne il carisma vi sono la sequela di Cristo vergine, povero e obbediente, la dedizione alla Chiesa particolare e la vita nel mondo, nonché un rapporto specifico con il vescovo, responsabile del discernimento, dell’ammissione alla consacrazione, della formazione e dell’accompagnamento.
Con l’obiettivo di «offrire punti di riferimento per orientare scelte concordi nelle Chiese particolari che vivono in Italia» la Commissione per il clero e la vita consacrata della Conferenza episcopale italiana ha adesso pubblicato la nota pastorale L’ordo virginum nella Chiesa in Italia. La nota, diffusa ieri, martedì, era stata già annunciata, nei giorni scorsi, dal comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, che l’ha approvata come documento che «offre orientamenti e indicazioni per elaborare criteri comuni e attivare prassi condivise». Introducendo la nota, monsignor Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini e presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata, sottolinea come «la verginità consacrata, nella pluralità delle sue forme, è stata una grazia di santificazione per molte donne fin dagli inizi della storia della Chiesa e un segno del primato del Regno di Dio per la Chiesa e per il mondo». I vescovi, con il documento, intendono inoltre «esprimere un’attenzione incoraggiante» e «una concreta aspettativa» circa una «più compiuta maturità» per «i percorsi formativi, lo stile di presenza nella Chiesa, le forme della missione, i tratti della spiritualità delle vergini consacrate». Il documento analizza, in tre capitoli, «la vocazione dell’ordo virginum», «il discernimento e la formazione», «la vita e la testimonianza delle vergini consacrate». Richiama «la sollecitudine pastorale» del vescovo diocesano, «chiamato a favorire il cammino di tutti i fedeli per il compimento dell’unica vocazione alla santità, operando un sapiente discernimento per riconoscere tutti i carismi e le vocazioni», e la possibilità che questi nomini «un sacerdote come suo delegato», «determinandone facoltà e competenze». In particolare, nel primo capitolo si evidenzia che «la vocazione all’ordo virginum elaforma divita che la compie si caratterizza nel seguire più da vicino Cristo Signore, in particolare nell’impegno della verginità, quale segno della Chiesa Sposa, pronta per il suo Sposo. Tale vocazione si attua nella Chiesa diocesana, in riferimento diretto al vescovo, vivendo nella realtà secolare». La forma specifica di consacrazione nell’ordo virginum— l’età minima per l’ammissione è fissata intorno ai 30-35 anni — è caratterizzata «dall’impegno a condurre una vita di fede e di radicalità evangelica, nelle condizioni ordinarie dell’esistenza». Perciò, «le vergini consacrate non si distinguono per l’abito che portano, né per l’appartenenza alla comunità di un istituto religioso, ma sono impegnate a testimoniare la loro consacrazione e a essere richiamo profetico all’assoluto dei valori del Regno, anche nella disponibilità ad assumere specifici compiti ecclesiali per l’edificazione della comunità cristiana». Inoltre, «la partecipazione attiva alla vita culturale e civile deve essere considerata come espressione caratteristica della vocazione delle vergini consacrate».

© Osservatore Romano - 10 aprile 2014