"Non sono in discussione né il valore della famiglia tradizionale e nemmeno l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma il modo di far coesistere questi valori". È quanto si legge in una nota diffusa oggi dall'Ufficio della pastorale per la famiglia della diocesi di Torino, in merito alla recente celebrazione simbolica delle "nozze" tra due donne lesbiche a cui ha partecipato anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. La diocesi sottolinea che "la Chiesa non ignora che oggi si assiste ad un fenomeno di pluralizzazione dei significati di famiglia, né ignora la realtà delle persone omosessuali che si battono per una parità di diritti come cittadini". Tuttavia, prosegue la nota, "essa riconosce che la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio, pur in questi tempi di epocali cambiamenti, costituisce il nesso fondamentale tra individuo umano e società" e ricorda che anche la Costituzione italiana (art. 29) lo ribadisce.
"Alla Chiesa sta anche a cuore il valore dell'uguaglianza dei cittadini ma nello stesso tempo - precisa la nota -, la Chiesa non può accettare l'equiparazione della famiglia tradizionale fondata sull'amore fedele tra un uomo e una donna e aperto al bene della società alla relazione d'amore tra due persone dello stesso sesso e questo non per un fatto primariamente morale o peggio discriminatorio, ma anzitutto perché si tratta di realtà umane connotate da differenze di finalità e di realizzazione". Per questo, "distinguere e differenziare è il presupposto della costruzione di una civiltà che sia degna di questo nome e non necessariamente sinonimo di ingiusta discriminazione"; così, aggiunge la diocesi, "alla Chiesa appare semplicistico e fuorviante parlare di nozze o matrimonio omosessuali senza per questo voler avallare alcuna tesi apertamente o velatamente discriminatoria". In tal senso, conclude la nota, "la partecipazione di un'autorità civile ad una celebrazione di ‘nozze gay' non può non correre il pericolo di creare una confusione deleteria nel mondo contemporaneo già così frammentato, una confusione che non giova alla fine nemmeno alla stessa giusta causa di non fare dei cittadini di serie B".
© SIR - 1 marzo 2010
PERICOLO DI CREARE UNA CONFUSIONE DELETERIA
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