Il lamento dell'uomo "perseguitato e circondato da avversari che ne vogliono la morte" è un grido che spezza "il silenzio di Dio" e "dischiude i cieli". L'immagine del Salmo 22 - un testo "di una densità umana e una ricchezza teologica che ne fanno uno tra i Salmi più pregati e studiati di tutto il Salterio" - è stata riproposta da Benedetto XVI ai fedeli presenti all'udienza generale di mercoledì 14 settembre, nell'Aula Paolo VI.La preghiera, che si apre con le stesse parole di angoscia pronunciate da Gesù morente sulla croce - "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" - si trasforma in una testimonianza di fede nell'intervento salvifico del Signore. Il quale si fa vicino e soccorre l'orante perseguitato dai nemici. "Quando l'uomo - ha ricordato in proposito il Papa - diventa brutale e aggredisce il fratello, qualcosa di animalesco prende il sopravvento in lui, sembra perdere ogni sembianza umana". La violenza, infatti, "ha sempre in sé qualcosa di bestiale e solo l'intervento salvifico di Dio può restituire l'uomo alla sua umanità".
Così alla fine il Signore accorre in aiuto e salva il povero, mostrandogli "il suo volto di misericordia". È "la vittoria della fede - ha sottolineato il Pontefice - che può trasformare la morte in dono della vita, l'abisso del dolore in fonte di speranza".
(©L'Osservatore Romano 15 settembre 2011)