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creazione1BUENOS AIRES, 22. In relazione alla recente approvazione da parte dei membri del Parlamento argentino di due disegni legislativi che riguardano le regole consentite per le terapie ai pazienti con malattie in fase terminale e la cosiddetta libertà nella scelta dell’identità di genere, i presuli della Commissione esecutiva della Conferenza episcopale dell’Argentina hanno diffuso una dichiarazione per precisare il pensiero dei vescovi di questo Paese verso i due temi. Nel documento si precisa che «nel testo definitivo della legge conosciuta con l’appellativo di “Muerte Digna”, riteniamo che vi siano stati degli sviluppi a riguardo della proporzionalità dei mezzi utilizzati verso i malati terminali al fine di evitare forme di accanimento terapeutico. Mantenere una vita con metodi artificiali — spiegano i presuli — non è sempre moralmente obbligatorio. Va sottolineata anche l’importanza attribuita alla volontà del paziente e a quella dei componenti della sua famiglia, come parte dei diritti personali del paziente. Il rifiuto di questi mezzi artificiali non è solo una scelta valida ma può divenire consigliabile. Ma ribadiamo il nostro netto rifiuto dell’eutanasia ». Nella loro dichiarazione, i presuli che fanno parte della Commissione esecutiva si rammaricano infatti che nella nuova legislazione sia consentito l’eventuale rigetto di terapie che si basano sull’idratazione e nutrizione del paziente in stato terminale della vita come se questi mezzi fossero evidentemente sproporzionati. Per i vescovi, al contrario, queste terapie sono comunque un atto umanitario per rendere la morte dignitosa e una loro privazione potrebbe essere considerata come una forma di eutanasia passiva. Per quanto riguarda la nuova legge sull’identità del genere, i presuli sottolineano che «essa ha cercato di rispondere a una realtà che avanza le sue ragioni senza tenere in considerazione il significato obbiettivo dei dati biologici come un elemento primario nella legislazione in materia d’identità sessuale». Per i vescovi dell’Argentina, «la diversità sessuale non dipende solo da una decisione o da una convinzione di tipo culturale, ma affonda le sue radici in un fatto della natura umana che ha un suo linguaggio e un suo significato. Non riconoscendo il valore e la portata di questo fatto — sottolineano nel documento — si indebolisce il senso della sessualità nella diversità e complementarità che devono guidare sia la vita delle persone sia il lavoro educativo e legislativo». Nel documento, i presuli argentini affermano che «la necessaria educazione sessuale deve essere orientata, fin dall’infanzia, al fine di valutare la ricchezza e il significato della sessualità. Noi consideriamo molto grave che la nuova legge consenta di manipolare l’identità sessuale dei bambini e colpirla in modo dannoso, forse irreversibile, anche contro la volontà dei genitori». I vescovi tengono a precisare che «con queste affermazioni non si vuole ignorare la realtà delle persone che soffrono per questi motivi. La legge, in quanto ordinamento della comunità, dovrebbe considerare tutti i casi nell’ambito di un quadro giuridico adeguato e con le garanzie che questo implica». Nell’ultima parte dell’intervento si sottolinea infine l’importanza di «rispettare l’obiezione di coscienza nell’applicazione di queste leggi da parte di coloro che hanno diverse convinzioni».

© Osservatore Romano - 23 maggio 2012