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porziuncola-altodi Fabrizio Migliasso
Custode della Porziuncola 

Il mondo va ad Assisi, perché prima Assisi è andata verso il mondo, con i frati in strada come Francesco voleva, con le sorelle clarisse, con i fratelli e sorelle laici francescani.
 Il Papa va ad Assisi da san Francesco, perché prima san Francesco è andato dal Papa, come figlio alla madre, per avere la certezza di stare nella volontà del Signore e nel solco del Vangelo. Così le Fonti descrivono quel primo incontro con il Pontefice Innocenzo III: «Vedendo Francesco che il Signore accresceva i suoi fratelli in numero e in meriti — erano ormai in dodici perfettamente concordi nello stesso ideale —, si rivolse agli undici, lui che era il dodicesimo, guida e padre del gruppo: “Fratelli, vedo che il Signore misericordioso vuole aumentare la nostra comunità. Andiamo dunque dalla nostra madre, la santa Chiesa romana, e comunichiamo al sommo pontefice ciò che il Signore ha cominciato a fare per mezzo di noi, al fine di continuare la nostra missione secondo il suo volere e le sue disposizioni”». Papa Innocenzo, dopo aver ascoltato Francesco, lo confortò e approvò il suo progetto di vita: «Andate con il Signore, fratelli, e predicate a tutti la penitenza, secondo vi ispirerà il Signore». Tuttavia Papa Innocenzo, alla vista della estrema povertà di quella prima fraternità, volle quasi mitigare il loro proposito così radicale: «Cari figlioli, il vostro genere di vita ci pare troppo duro e penoso. Essendo però così sincero il vostro fervore, non ci è possibile dubitare di voi. Tuttavia, è nostro dovere preoccuparci di quelli che in futuro saranno i vostri seguaci, affinché non trovino troppo ardua la vostra via». Così ricordarono quell’incontro i primi compagni che erano con il Poverello. Oggi l’incontro avviene tra il santo di Assisi e il primo Pontefice che ne porta il nome e che si riferisce a lui in modo così esplicito come mai nessun altro aveva fatto, facendone una sorta di programma pastorale del suo pontificato. Oggi è il Pontefice che richiama la Chiesa tutta, e di conseguenza quanti ne ascoltano la voce, a ritornare alla sobrietà, a fare della povertà del Signore Gesù il volto e la veste della Chiesa sua sposa, a ritrovare la strada per incontrare i poveri di oggi e camminare con loro. Oggi è il successore di Innocenzo III che sollecita noi francescani a riscoprire quel primitivo ideale che Francesco volle incarnare sull’esempio del Signore Gesù. Andare ad Assisi è come risalire la corrente di un grande fiume per ricercarne le sorgenti pure e fresche, come chi visita la Terra Santa di Gesù, da dove tutto è scaturito. Assisi è una boccata d’aria fresca e speriamo non sia retorica. Del resto, il parlare di Papa Francesco è semplice e diretto, per questo è ascoltato. E siamo tutti in attesa di quanto vorrà dire alla Chiesa, al mondo, ma specialmente a noi francescani. Siamo ansiosi di ascoltare una parola che ci sproni a essere all’altezza del nome che il Papa ha scelto come programma. Ogni parlare di questo Papa, sia come contenuto che come stile, lo sentiamo aderente alla nostra vocazione e all’ideale che il santo di Assisi ci ha trasmesso. Da sempre Papa Bergoglio si è sentito vicino allo spirito francescano. In un biglietto di auguri natalizi a un francescano suo studente di teologia, si esprimeva con parole veramente impegnative: «Voi francescani siete maestri di gratuità e carità». Dio voglia che questo augurio possa diventare realtà! Visitando Assisi, il Pontefice dice anche alla città, ai suoi cittadini, alla Chiesa diocesana, la missione speciale che essi hanno nel mondo e nella Chiesa universale. Questa non è una città qualunque, va preservata nella sua identità, come testimone di una grande esperienza spirituale, come poche altre al mondo. Questo è quanto cercano i numerosissimi pellegrini che vi giungono. Oggi Assisi si prepara a essere un pulpito dal quale Papa Francesco potrà presentare il volto di una Chiesa vicina agli uomini e alle donne, specialmente ai più poveri, con benevolenza e misericordia, desiderosa di incontrare tutti indistintamente, di parlare a tutti, come volle fare il Poverello, a stare di preferenza «tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada» (Regola non bollata IX). I gesti eloquenti che ha compiuto fin dall’inizio del suo Pontificato incarnano lo stile e le scelte del Poverello di Assisi. Assisi, con tutti i suoi luoghi, è in fermento. Ne sono segno le bandiere festose, i tir delle televisioni, la gente che comincia ad arrivare, che chiede i pass. I giovani particolarmente, dall’Umbria e dal mondo, sono sensibili al messaggio di speranza. Alcune centinaia di loro sono qui, nei pressi della Porziuncola, per partecipare a quello che hanno voluto chiamare “concilio dei giovani”, ricollegandosi al messaggio che i padri conciliari del Vaticano II rivolsero ai giovani, e rileggendo i quattro documenti principali di quell’evento di grazia: quelli sulla liturgia, sulla Chiesa popolo di Dio, sulla divina Rivelazione e sulla Chiesa di fronte al mondo. Nello spirito di san Francesco, che a San Damiano si sentì chiamato per nome dal Crocifisso e invitato a restaurare la sua Chiesa. Con la guida di Papa Francesco, dal pulpito di Assisi, tanti giovani, tanti credenti, tanti uomini e donne di buona volontà — vogliamo sperare — sono in attesa di far parte del cantiere per rendere migliore la convivenza su questa terra, dono di Dio.>


(©L'Osservatore Romano 4 ottobre 2013)