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Dall'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (Rev. Var. 1882, n. 49, f. 2-3) pubblichiamo la lettera scritta nel 1882 da fra Giacomo da Poirino a Papa Leone XIII
 
 
Beatissimo Padre
Fra' Giacomo da Poirino, dei Minori Riformati, al secolo Luigi Marocco, colla umiltà e colla ubbidienza alla S. Sede, che debbono essere in un figlio di s. Francesco di Assisi, si rivolge alla Santità Vostra. Il supplicante, già amministratore della parrocchia che è unita al convento dei Minori Riformati e che ha per titolo - La Madonna degli Angeli -, in Torino, nel dì 5 giugno 1861 fu chiamato dal Conte Camillo Benso di Cavour, gravemente infermo, allora suo parrocchiano.
L'illustre infermo fu confessato dal supplicante; e dall'attuale amministratore, fra' Teodoreto ricevette il SSmo Viatico.
Morto il detto Conte, il S. Padre Pio IX, di felice e santa memoria ordinò che si portasse a Roma e da lui il supplicante, il quale, prostrato ai piedi di Sua Santità, fu giustamente rimproverato perché non ebbe chiesto al Sig. Conte la ritrattazione dei mali da lui cagionati alla S. Madre Chiesa, e, a voce, giustamente privato della amministrazione della parrocchia e dei SSmi Sacramenti. Il supplicante, con tutta la sottomissione dovuta al Vicario di Gesù Cristo, accettò la meritata pena e d'allora al presente piange il fallo commesso, procurando di dare buon esempio. Prima d'ora ha desiderato di rivolgersi a Vostra Santità per implorare la grazia di nuovamente amministrare i SSmi Sacramenti come qualsiasi altro sacerdote; ma non osò fare palese alla Santità Vostra il suo desiderio, pure volendo subire la pena con rassegnazione e con vera penitenza.
Adesso osa manifestare il desiderio suo perché non vorrebbe morire così e però supplica affinché la Santità Vostra, per pura bontà sua, ascolti la calda preghiera di perdono che fa a Vostra Santità un povero vecchio afflitto e pentito. Egli ha 74 anni compiti. Oh! Quale consolazione proverebbe quando la Santità Vostra credesse di favorirlo di perdono colla concessione di amministrare i SSmi Sacramenti, come qualsiasi altro sacerdote!
Il supplicante si mette pienamente nella mani di Vostra Santità, e, colla migliore disposizione di animo, accetta anche la ripulsa di questa sua domanda, poiché si riconosce indegno di benigna compassione.
Baciando i S. Piedi, desidera ancora che l'Apostolica benedizione lo sorregga nel vicino passaggio alla eterna vita.

(©L'Osservatore Romano - 29 settembre 2010)