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jesus rescues peter"Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»." (Mt. 14,28-31)

Senza intimità con Dio non vi è intimità. Non vi è intimità con sé stessi. Non vi è intimità con la sposa e con lo sposo, non vi è intimità e appartenenza ecclesiale, non vi è intimità nell'amicizia, non vi è intimità nelle nostre relazioni. Si vive ai margini e di surrogati.
Senza Dio l'intimità è una parvenza di intimità perché, certo, ci può essere contatto liminale, ma l'intimità non è un accarezzamento dei sensi fisici e psicologici, un ben-essere, magari convulsamente cercato, tra le varie "cisterne screpolate", ma è piuttosto l'appartenenza più profonda e perfettamente risonante che dona senso, peso, colore, forma e bellezza ad ogni intimità. Ed è cammino continuo di trasfigurazione nella Grazia. La trasfigurazione senza la prova, la scrostazione dei residui di paura e l'abbatimento delle maschere e senza la disciplina nella grazia, non si svela e non trasfigura. È piuttosto metanoia, è conversione, è smettere di fuggire.

La nostra conversione comporta una trasfigurazione continua della nostra umanità. Una trasfigurazione che abbatte pian piano le nostre più intime paure e le trasforma nella certezza della fiducia.
Ora, deve essere ben chiaro, che non è possibile trasformare una paura in fiducia se non vi è intimità.
È principio naturale che segue la pedagogia naturale tra genitori e figli e che prepara alla vita vera con Dio. La stessa vita comunitaria se si ritma sule posizioni, sui ruoli, sulle cose da fare, non trasfigura e non prepara, come reale facilitatre, all'incontro con Dio. Piuttosto falsifica questo incontro con i detriti e la renella delle miserie umane.
Se un cammino, una parrocchia, un gruppo, l'accompagnamento spirituale, le letture spirituali, non facilita l'intimità con Dio e la nostra conversione, è un luogo equivoco, mondano; una dissipazione relazionale che crea una comfort zone rassicurante, ma, appunto, falsa.

Ecco perché il più grande disastro della vita religiosa è fondare il proprio cammino sulla gnosi, per quanto affascinante, o su una ideologia. In entrambi i casi sono produzioni del nostro io, dei nostri desideri e non sono un incontro che trasforma.

Dio non è il compagno concreto dei tuoi passi, non è l'Altissimo e nel contempo lo sposo, ma è una tua proiezione, una tua idea; magari affascinatamente elaborata e costruita.
Magari "acchiappa consensi", piena di like ma comunque in sé fallace e sterile.
Il mondo si nutre di queste lucciole impazzite, di questi reel spiccioli che riempiono un vuoto e nascondono il dramma del sé ferito, perché il motto interiore è seguiamo tutto e chiunque ma non Dio. Psicologismo, pedagogismo, esoterismo, teosofismo, grafologismo, fattucchiere e farlocchi, eretici e scomunicati.

È la tara che ci portiamo dal peccato originale, il sottomotivo nascosto dietro la compulsività dissipante del sè ferito. Un borbottio continuo come una "pentola di fagioli" perennemente in cottura.
Ogni forma populistica di consensi, di like, di fazione, di followers, prende lo spunto da questo insanato borbottio di lamentela, le cui cause profonde non sono mai state affrontate e guarite nell'Intimità che tutto sana ed illumina. Ma l'uomo che non trova in Dio la Pace non sarà mai in pace e sarà sempre un superficiale, un liminale, un dissipatore professionista e competente delle proprie capacità e delle capacità altrui. Ineducato, ineducabile, ineducante. A meno che non sia in autentica ed onesta ricerca, qui è lecito verificare uno spiraglio di bellezza.

Tutte le costruzioni umane, tutte, ma proprio tutte, sono, nella migliore delle ipotesi, la strutturazione elaborata dei desideri dell'uomo. Del suo bisogno di Eternità, di verità, di libertà e di pace ingolfate in sé stesse, come il giovane ricco si è disciplinati dall'Avarizia del sé.

Invece il cristianesimo non è una religione, nella sua essenza, ma è un incontro vivo e vero che, nella Chiesa e per la Chiesa, ti trasforma e ti cambia.
Un incontro che ti fa passare dalla paura alla fiducia; spezzando in te tutte le resistenze dovute al peccato e alla debolezza umana. Tutte.

Si vive, spesso, ritmati dalle proprie paure spesso tutta la vita e spesso ci si unisce in amicizia o in fidanzamento da chi vive le nostre paure e le nostre diffidenze. Non ci si cerca per essere liberi ma legarsi alle strutture che consolidano il proprio sé ferito e le nostre proiezioni.


Questa realtà oggettiva dell'incontro non è un cammino fatto di regole ma le regole sono conseguenza e garanzia di questo incontro in cui Dio si fa uomo e viene incontro ad un tu che è la persona e nel contempo la comunità. La Chiesa è la garante oggettiva e la conferma della bontà e della veridicità dell'incontro.
Questa realtà, la realtà di Dio, è realtà ragionevole e non è una visione delle cose accanto alle altre. È certamente gratuita ma non è prodotto da scaffale e da mercato e non è a buon mercato perché necessita che uno abbia veramente desiderio di essere libero e felice. Essa è deducibile facilmente nel buon senso della morale naturale e si ratifica nel "fatto", reale e trasformante, dell'incontro dell'uomo con il Tu di Dio. Perché Dio ti accoglie da dove sei e stai per portarti oltre, per riempirti e colmarti dove tu non pensavi.

Non è un incontro riservato a pochi, non è esoterico ma per tutti e ciascuno, anche se assume via via, secondo il proprio cammino, connotati diversi. Ma alcuni connotati sono per così dire comuni.
L'uomo deve cercare un cammino di autenticità e deve fare contatto con la propria sete.
L'uomo deve ricevere un annuncio, un Kerygma e dare la sua adesione del cuore.
L'uomo deve fare un'esperienza sana di Chiesa. L'uomo riconosce nella Chiesa, e anche nel suo aspetto gerarchico, il veicolo necessario alla grazia santificante che garantisce, conferma e rafforza il suo rapporto con Dio e con i fratelli. La gerarchia divina non ha nulla a che vedere con il "clericalismo" o il potere di pochi, anzi, si ritma sulla lavanda dei piedi.

Senza questi aspetti comuni non c'è fede ma religiosità, una costruzione, relativistica, dei nostri bisogni e non un evento trasformante.
Lo sforzo della gnosi e delle ideologie contemporanee è proprio quello di eliminare una "morale naturale" e mettere la propria morale che, ovviamente, sotto l'ambigua (e religiosissima) forma della "laicità", in realtà si pone come un credo vero e proprio.

Questo nuovo credo laicista ha inquinato anche alcune visioni del cattolicesimo le quali hanno confuso il principio dell'incarnazione con quello dell'impantanamento; talvolta alla ricerca di "novi paradigmi" e di neologismi modaioli. Alcuni termini preziosi come solidarietà, pace, sussidiarietà, libertà, persona, povertà, essenzialità, sinodalità, hanno abbandonando la matrice fondante dell'incontro e del Kerygma e sono diventate correnti ideologiche che confermano le isterie microscopiche o mascroscopiche dei loro propugnatori di ogni colore politico o di ogni tendenza.

Non c'è alcun dubbio, piuttosto, che tali termini, per acquisire un senso autentico devono potersi fondare sulla trascendenza che è la sola via per una trasformazione ed una identità solida e vera dell'uomo. Ecco perché la via mistica e l'obbedienza alla Chiesa hanno sempre la priorità e sono la conferma di ogni cammino. Solo se l'uomo va nella via dell'autenticità e dell'umiltà (passando ove necessario per la via dell'umiliazione) diventa grande; solo se realmente ama Cristo e la Chiesa e dona la vita per lei, obbedendo sempre, ascoltando sempre (ob-audire), può trascendersi e vivere di fede e non di paure e dunque di ideologie, termini, concetti, propositi.

C'è il rischio della situazione di stallo.
Mi fido, ma non troppo, oppure mi fido ciecamente e mi deresponsabilizzo. Questa situazione di stallo ha due facce. Quella della riseva (che non è prudenza) e quella della delega in appalto ad altri della propria vita. Sembrano diverse ma nascono dalla stessa immaturità psico-spirituale e psico-affettiva. Da quel bisogno infantile della comodità, dal perenne stato fetale che non vuole crescere.


Ma solo se l'uomo vive per Dio, può, con Cristo e grazie a Cristo, camminare sulle acque della vita con fiducia; spoglio di tutto e sopratutto, sempre più, del suo io malato, delle sue paure, dei suoi fantasmi.
Si agitino pure le acque, facciano anche vibrare il sè liminale ma nel profondo rimane il dono incrollabile della fiducia in Dio che ha fiducia di me perché mi ama. Mi ama sovr'ogni misura e sovr'ogni confine. E chi può separarmi da questa bellezza?

Questo diventa il luogo dove
"Amore e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno."
(Sl. 85,11)

Qui l'uomo inizia non solo ad essere nella Chiesa ma ad essere Chiesa, parte di essa, corpo di Cristo.

Soffre delle sofferenze della Chiesa, si fa intimo con i dolori dei pastori e del Santo Padre e con i dolori e le gioie di ciascuno.

Vive pienamente, dunque, il sacerdozio consegnato con il battesimo e lo vive con l'appartenenza dei santi. Entra, finalmente del "desiderio desiderato" di Cristo.

Paul Freeman