Riceviamo da Roberto Fedele e pubblichiamoNon è un esegeta di professione: Roberto Fedele insegna Scienza delle costruzioni al Politecnico di Milano.
Ma ha appena pubblicato un commento al Vangelo di Marco che rende accessibile il testo greco anche ai non esperti.
Obiettivo: vivere la Parola nelle pieghe del quotidiano
Testo di Laura Badaracchi
« ll Vangelo cambia colui che lo legge, senza far rumore. Poi, guardando indietro, ci
si accorge di quanto cam sia già stato compiuto»: così Roberto Fedele riassume il senso profondo del suo corposo volume Evangelo di Gesù secondo Marco. Il percorso di un cristiano, edito da Cantagalli. All'alba dei suoi 42 anni, l'ingegnere e professore di Scienza delle costruzioni presso il Politecnico di Milano si è tuffato nel testo greco (stampato a fronte), rendendolo accessibile anche ai non esperti e suggerendo nelle note un'esegesi capace di entrare nelle pieghe concrete dell'esistenza. Marito di Caterina, di professione bibliotecaria, e padre di Nicola (10 anni), seguìto tre anni dopo da Laura e poi da Mauro, 5 anni, il docente trova il tempo di proporre attività di formazione cristiana e lectio divina a credenti e non, in parrocchia e università.
La sua passione per la Scrittura è stata alimentata anche dal gesuita padre Silvano Fausti,scomparso di recente?
« Prima di sposarmi, ho frequentato per un paio d'anni la lectio divina sul Vangelo di Marco guidata da lui, che un giorno sottolineò: "Dio non ci salva dal peccato e dalla morte, ma nel peccato e nella morte". Fu per me un'autentica rivelazione. Racchiudeva il senso di tutto. Ho parlato con padre Silvano a tu per tu solo un paio di volte: mi ha dato dei consigli preziosi e ha lasciato in me un segno forte in momenti difficili. Lo ringrazio per il bene che ha fatto a me e ad altri. Dopo aver ricevuto il mio libro, in una breve mail mi ha incoraggiato a coinvolgere molti nel servizio alla Parola».
Perché ha scelto proprio il Vangelo secondo Marco?
«Scritto a Roma per i catecumeni provenienti dal paganesimo, è lo strumento principe per accompagnare chi non ha mai conosciuto il linguaggio della fede, i lontani, o chi lo ha dimenticato gli "analfabeti di ritorno" e i "ricomincianti'. Allo stesso tempo, questo Vangelo è imprescindibile e fondativo anche per condurre i credenti che si reputano "giusti" e "di stretta osservanza" a una maggiore maturità personale ed ecclesiale. Perché in queste pagine è tracciato il percorso di Gesù e dei suoi veri discepoli».
Quali ricadute concrete ha questo percorso nella vita quotidiana dei credenti?
« Non è sufficiente seguire passivamente le indicazioni del parroco per essere buoni discepoli del Signore, o prendere parte a corsi biblici di raffinati studiosi. Occorre una reale comprensione della vita del Cristo e della sua comunione con il Padre: significa soprattutto alimentare una fede profonda, opposta al timore paralizzante, insieme a una capacità di discernimento e d'iniziativa che ci guidi anche fuori dal contesto parrocchiale, nel nostro condominio, sul posto di lavoro, insieme agli altri genitori nella scuola dei nostri figli, sentendoci inviati a due a due, fratelli di tutti e responsabili di ciascuno. Tutte le persone che incontriamo ogni giorno vanno accolte con amore nella nostra casa, ovvero nel nostro cuore: nella oikìa, nell'abitazione di Pietro che è la Chiesa».
Una Chiesa in uscita, dunque, per usare le parole di papa Francesco.
«Esattamente. Non possiamo disinteressarci del destino dei nostri fratelli !imitandoci a un saltuario invito alle attività parrocchiali, che da questa prospettiva vanno considerate come complementari e non certo sostitutive della libera e responsabile iniziativa dei discepoli del Signore. Le situazioni così frequenti di solitudine, isolamento e bisogno che ci circondano trovano spesso i nostri occhi appesantiti e possono arrivare a toccare il nostro cuore solo se siamo disposti ad alzarci, lasciando le nostre sicurezze anche parrocchiali che ci custodivano come un caldo plaid sin dalla giovinezza, e a metterei in gioco in prima persona sulla strada della vita, lasciandoci condurre dal Signore dove non sappiamo e forse dove non volevamo»
Ad esempio?
«È davvero così difficile invitare una famiglia a casa nostra, soprattutto se straniera e disorientata, per prendere un caffè o fare merenda insieme? È troppo complicato invitare al compleanno dei nostri figli anche quel bambino che vediamo sempre isolato al parco, i cui genitori vivono nella preoccupazione? Dio perdona tante cose per un'opera di misericordia! Ciascuno di noi è invitato a essere come un cireneo che ben volentieri (e non di malavoglia, perché angariato dall'autorità) porta come il Cristo la croce dei suoi fratelli, mentre torna a casa stanco dopo una giornata di duro lavoro. Se operiamo così, benché in un sepolcro di morte siamo già risorti e testimoniamo la resurrezione del Signore, annunziando che il suo perdono è più grande delle nostre infedeltà».
Una relazione stringente dunque, fra Parola ascoltata e vissuta, incarnata?
«La Parola ci spinge a rivolgerci con spirito di gratuità verso quanti non hanno né apparenza né bellezza e non ci procurano vantaggi o benefici né individuali né corporativi, come gli ammalati, i disoccupati, le famiglie in difficoltà, venerando il Corpo di Cristo sia sotto i segni sacramentali che nelle sue membra sofferenti. Oggi, ben più di prima, le diverse realtà ecclesiali sono invitate a imparare le une dalle altre e ad aiutarsi a vicenda nel curare la propria durezza di cuore, i cui mille camuffamenti si rivelano in tutta la loro deformità solo se guardati dall'esterno. Parrocchie e movimenti, associazioni, istituzioni per laici possono "acuire" l'udito per ascoltare meglio la Parola, abbandonando le une una certa inerzia e gli altri uno stile "muscolare" per far crescere nei credenti la capacità di discernimento individuale».
Pubblicato su © Credere - 30 agosto 2015