Tratto da QuerinianaSiamo a Vienna, nel 1958, e sono i giorni di Pasqua. Per trattare della fratellanza cristiana e illustrarne il senso, la portata e i limiti, un giovane e promettente Ratzinger è invitato a prendere la parola a un convegno teologico dell’Istituto pastorale austriaco. A un certo punto del suo discorso, il professore poco più che trentenne si chiede se, come e in che senso la fratellanza cristiana vada delimitata all’esterno, pur senza creare ovviamente un circolo esoterico fine a se stesso.
Il più grande e più alto compito del cristiano nel suo rapporto con i non credenti è quello di soffrire, alla sequela del suo Maestro, per essi e per causa loro. Nell’ultima fase della sua vita, solo pochi giorni prima della passione, Cristo ha sintetizzato il suo compito in queste parole: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). Tali parole non esprimono soltanto la legge fondamentale della vita di Gesù, bensì anche la legge fondamentale che governa ogni discepolato di Cristo. Stando alle parole del Signore i discepoli di Gesù rimarranno sempre “pochi” e si contrapporranno come tali alla massa – ai “molti” – così come Gesù, l’uno, sta di fronte ai molti, vale a dire a tutta l’umanità.[...]
I discepoli di Gesù sono pochi. Ma come Gesù fu l’uno «per i molti», così è e rimane anche loro compito essere non contro, bensì «per i molti». Ove tutte le altre vie falliscono, lì rimane ancor sempre loro la via regale della sofferenza vicaria a fianco del Signore.
La chiesa celebra in continuazione la propria suprema vittoria e sta più vicina che mai a fianco del Signore proprio quando soccombe. Proprio quando è chiamata a soffrire per gli altri essa adempie la sua missione più intima, vale a dire lo scambio di destino con il fratello errante. E ottiene così la sua nascosta riammissione nella figliolanza piena e nella piena fraternità. Soltanto nella relazione così intesa tra i “pochi” e i “molti” si manifesta anche la vera misura della cattolicità della chiesa. [Tratto da J. Ratzinger, La fraternità cristiana, Gdt 311, pp. 104s.]
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