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dossologia 1L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.00 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Il Papa ha salutato Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Apostolica Armena, in visita ufficiale in Vaticano in questi giorni e presente all’Udienza Generale con la sua delegazione.

Nel discorso in lingua italiana, Leone XIV, riprendendo il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II”, ha incentrato la sua meditazione sul tema: Costituzione Sacrosanctum Concilium. La liturgia nel mistero della Chiesa (Lettura: Ef 1,9-10).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Saluto del Santo Padre a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia

Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese.

Your Holiness, in these days when we prepare for Pentecost, I invoke the grace of the Holy Spirit upon your pilgrimage to the tombs of the Apostles Peter and Paul, and I invite all those present to pray fervently to the Lord that your visit and meetings may constitute a further step on the path towards full unity. Let us also pray for peace in Lebanon and the Middle East, once again torn apart by violence and war.

Your Holiness, I wish to express my particular gratitude for your constant personal commitment to ecumenism, especially to the international theological dialogue between the Catholic Church and the Oriental Orthodox Churches.

Welcome, Your Holiness, dear bishops and dear friends! Together, let us invoke the intercession of Saint Gregory the Illuminator, Saint Gregory of Nareg, Saint Nerses the Gracious and, above all, the Virgin Mother of God, that they may enlighten our path towards the fullness of that unity we all desire.

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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 1. La liturgia nel mistero della Chiesa 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal Concilio Vaticano II: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium (SC).

Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, «si attua l’opera della nostra redenzione» (SC, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato (cfr 1Pt 2,9).

Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo (cfr Ef 3,3-6). Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita «nel suo nome» (Mt 18,20) siamo immersi in questo Mistero.

Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia (cfr SC, 7). È così che, secondo Sant’Agostino (cfr Serm., 277), celebrando l’Eucaristia la Chiesa «riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve»: diventa il Corpo di Cristo, «dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,22). Questa è «l’opera della nostra redenzione», che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione.

Nella santa liturgia, tale comunione si realizza «per mezzo dei riti e delle preghiere» (SC, 48). La ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi –, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa così una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato san Giovanni Paolo II (Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 9).

Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC, 10). È vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo «culmine». Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso «interiore» ed «esteriore».

Ciò significa pure che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione: è in questo modo che la nostra vita diventa «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio», realizzando il nostro «culto spirituale» (Rm 12,1).

In questo modo, «la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore» (SC, 2), e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti. Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo. Come diceva Papa Francesco, «il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9)» (Lett. ap. Desiderio desideravi, 5).

Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi.

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Saluti

Je salue cordialement les pèlerins de langue française venus du Sénégal, de Côte d’Ivoire et de France en particulier les élèves des diverses écoles. Chers amis, laissons-nous transformer intérieurement au cours de la liturgie, par les rites, les symboles, les gestes, les silences et surtout par la présence vivante du Christ. Je vous bénis de tout cœur ! Que l’Esprit Saint vous comble de ses dons ! Je vous bénis de tout cœur.

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese venuti dal Senegal, dalla Costa d’Avorio e dalla Francia, in particolare gli alunni delle diverse scuole. Cari amici, lasciamoci plasmare interiormente nella liturgia dai riti, dai simboli, dai gesti, dai silenzi e, soprattutto, dalla viva presenza di Cristo. Lo Spirito Santo vi colmi dei suoi doni! Vi benedico di cuore.]

I greet this morning all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly the groups from England, Ireland, Tanzania, India, Japan, Malaysia, the Philippines, Vietnam, Canada and the United States of America, as well as the Patrons of the Arts in the Vatican Museums from Canada. Upon all of you, and upon your families, I invoke the joy and peace of the risen Jesus! God bless you!

Liebe Brüder und Schwestern deutscher Sprache, ich lade euch ein, euch in der Feier der Liturgie immer tiefer in das Geheimnis Christi zu versenken, damit er euer Leben durch sein Wort und seine Sakramente bereichern und verwandeln kann. In Erwartung des Pfingstfestes rufen wir gemeinsam mit der Mutter Jesu und den Aposteln den Heiligen Geist an, damit er unsere Herzen und das Antlitz der Erde erneuere.

[Cari fratelli e sorelle di lingua tedesca, vi invito ad immergervi nella celebrazione liturgica sempre più profondamente nel mistero di Cristo, affinché Egli possa arricchire e trasformare la vostra vita attraverso la sua Parola e i suoi sacramenti. In attesa della Pentecoste, uniti alla Madre di Gesù e agli Apostoli, invochiamo lo Spirito Santo perché rinnovi i nostri cuori e la faccia della terra.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Pidamos al Espíritu Santo que nos ayude a dejarnos formar interiormente por la liturgia, para que toda nuestra vida sea una continua “acción de gracias”. Que Dios los bendiga. Muchas gracias.

我向讲中文的人们致以诚挚的问候。亲爱的弟兄姐妹们,愿你们在信仰的路途中持之以恒:复活的基督近在你们身侧,且与你们同行。我衷心地降福你们!

[Rivolgo il mio cordiale saluto alle persone di lingua cinese. Cari fratelli e sorelle, perseverate nel vostro cammino di fede: Cristo Risorto vi è vicino e cammina con voi. Vi benedico di cuore.]

Uma cordial saudação a todos os fiéis de língua portuguesa, em particular aos sacerdotes da Arquidiocese de Maringá e aos grupos de peregrinos vindos do Brasil e de Portugal. Unidos na mesma fé, peçamos ao Senhor uma renovada efusão do Espírito Santo sobre a sua Igreja. Deus vos abençoe!

[Un cordiale saluto a tutti i fedeli di lingua portoghese, in particolare ai sacerdoti dell’Arcidiocesi di Maringá e ai gruppi di pellegrini venuti dal Brasile e dal Portogallo. Uniti nella stessa fede, chiediamo al Signore una rinnovata effusione dello Spirito Santo sulla sua Chiesa. Dio vi benedica!]

أُحَيِّي المُؤمِنِينَ النَّاطِقِينَ بِاللُّغَةِ العَرَبِيَّة. نَحنُ مَدعوُّونَ إلى أَن نَكونَ علَى مِثالِ مَريَمَ العَذراءِ الَّتي كانَت طَوالَ حَياتِها الأَرضِيَّةِ أَمَةَ الرَّبِّ المُتَوَاضِعَة. باركَكُم الله جَمِيعًا وحَماكُم دائِمًا مِن كُلِّ شَرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba. Siamo chiamati ad essere come la Vergine Maria, che per tutta la Sua vita terrena fu umile ancella del Signore. Dio vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male!]

Pozdrawiam serdecznie Polaków. Przed 40 laty św. Jan Paweł II ogłosił Encyklikę Dominum et Vivificantem, w której przypomniał, że Duch Święty jest „Światłością sumień” i pozwala nam „nazywać po imieniu dobro i zło”. Oczekując Pięćdziesiątnicy, prośmy Ducha Bożego, aby swymi darami obudził ludzkie sumienia, odwrócił je od nieprawości, przemocy i wojny oraz odnowił oblicze ziemi! Wszystkich was błogosławię!

[Saluto cordialmente i polacchi. Quarant’anni fa, San Giovanni Paolo II pubblicò l’Enciclica Dominum et Vivificantem, nella quale ricordava che lo Spirito Santo è la «Luce dei cuori» e ci permette di «chiamare per nome il bene e il male». In attesa della Pentecoste, chiediamo allo Spirito di Dio di risvegliare le coscienze umane con i suoi doni, di distoglierle dall’ingiustizia, dalla violenza e dalla guerra e di rinnovare il volto della terra! Vi benedico tutti!]

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Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri che celebra il Centenario di fondazione e li esorto a guardare a Maria per lasciarsi attrarre dal suo esempio e dalla sua santità. Saluto poi il gruppo della Basilica Santa Rita da Cascia e sarò lieto di benedire la Fiaccola del perdono e della pace simbolo del gemellaggio con la città di Chicago.

Accolgo con affetto i partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport e ringrazio i giovani atleti che hanno realizzato un saggio ispirato alle loro attività sportive. Cari amici, voi avete una missione nobile: custodire l’anima dello sport. Ricordate che il vero traguardo non è la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealtà del gioco e l'inclusione di tutti.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.

A tutti la mia benedizione!

© Bollettino Santa Sede - 20 maggio 2026