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 Un lungo applauso al termine del discorso di Benedetto XVI è stata l'espressione più autentica dell'esperienza vissuta dai numerosi artisti che, nella Cappella Sistina, sabato mattina 21 novembre hanno incontrato il Papa. Duecentocinquanta circa tra pittori, scultori, architetti, cantanti, compositori, registi, attori, musicisti, ballerini provenienti da ogni parte del mondo si sono raccolti sotto lo sguardo dei personaggi del Giudizio Universale di Michelangelo per ascoltare il Pontefice. Si è rinnovato così quel colloquio amichevole tra i rappresentanti delle discipline artistiche e il Successore di Pietro, già avvenuto il 7 maggio 1964 con Paolo VI. E le parole del servo di Dio, fatte proprie da Benedetto XVI, sono risuonate ancora una volta come un invito al dialogo:  "Noi abbiamo bisogno di voi. Il nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione".

L'incontro odierno si è inserito dunque nella secolare tradizione di amicizia tra Chiesa, cultura e arte. Una composizione del maestro Giovanni Pierluigi da Palestrina, Domine, quando veneris, eseguita dalla Cappella musicale Pontificia Sistina, ha preceduto la lettura, da parte dell'attore e regista Sergio Castellitto, di alcuni brani della Lettera agli artisti, che Giovanni Paolo II indirizzò loro il 4 aprile 1999.
Anche nelle parole dell'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, è risuonata l'eco della Lettera di Papa Wojtyla e si è rinnovato il ricordo dello storico incontro con Paolo VI.
Dopo il saluto rivoltogli da monsignor Ravasi, il Pontefice ha tenuto il suo discorso. La benedizione apostolica e l'esecuzione del Veni dilecte mi del Palestrina hanno concluso l'incontro.
Successivamente l'arcivescovo Ravasi ha consegnato, a nome del Papa, una medaglia ricordo a ogni partecipante. Molti gli artisti sfilati davanti al presidente del Pontificio Consiglio della Cultura:  da Claudio Baglioni a Vadim Ananiev, da Roberto Vecchioni ad Antonello Venditti, da Ennio Morricone a Riccardo Cocciante, da Andrea Bocelli a Raul Bova, e poi ancora Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani, Marco Bellocchio, Mario Monicelli, Kryzstof Zanussi, Terence Hill, Irene Papas, Monica Guerritore, Arnoldo Foà, Franco Nero, Anna Proclemer, i fratelli Taviani e Pupi Avati, solo per citarne alcuni.
Tra i presenti erano i cardinali Giovanni Lajolo, Paul Poupard e Francesco Marchisano; gli arcivescovi Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, Mauro Piacenza, segretario della Congregazione per il Clero, Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali; padre Bernard Ardura, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, l'abate Michael John Zielinski, vice presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e Francesco Buranelli, suo predecessore alla guida dei Musei Vaticani.
Il Papa era stato accompagnato dall'arcivescovo James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, dal vescovo Paolo De Nicolò, reggente, dai monsignori Georg Gänswein, segretario particolare del Papa, Alfred Xuereb della segreteria particolare, e Petar Rajic.
Dopo l'udienza, nei Musei Vaticani, l'arcivescovo Ravasi ha salutato i partecipanti all'incontro, sottolineando l'importanza della parola "Arrivederci" pronunciata dal Papa nel congedarsi, così come aveva fatto Paolo VI con i loro predecessori quarantacinque anni fa:  essa è "soprattutto un impegno per voi e per me". "Vedremo - ha aggiunto - di poter fare qualche altro incontro, magari ancora con il Papa". Ma - ha concluso l'arcivescovo - quell'"arrivederci" va inteso in particolare come l'inizio di un dialogo nuovo basato sulla fraternità tra fede e arte "che esiste non perché l'arte deve essere apologetica della fede, ma perché l'arte di sua natura tende a rompere lo schema piccolo e limitato attraverso degli stampi che sono finiti, e a rappresentare l'eterno e l'infinito. È per questo che da oggi in poi vorremmo rafforzare questa solidarietà tra noi, che cerchiamo il trascendente e lo chiamiamo con un nome, Dio, e voi che cercate il trascendente per un'altra via. Insieme potremmo forse fare qualcosa". Il presule ha poi annunciato, anche se in modo informale, la possibile presenza della Santa Sede con un suo padiglione alla Biennale di Venezia.

(©L'Osservatore Romano - 22 novembre 2009)