Nel consueto incontro con i giornalisti a bordo dell'aereo in volo verso Praga, sabato mattina, 26 settembre, Benedetto XVI ha praticamente anticipato i contenuti della sua visita nella Repubblica Ceca: le radici cristiane dell'Europa, il ruolo costruttivo della Chiesa nel progetto di una casa comune dei popoli, l'incisività della Caritas in veritate nella ricerca dell'etica nell'economia, la necessità del dialogo con che si dichiara non credente. Ha pure ricordato il suo infortunio estivo al polso e fatto il punto sulla stesura della seconda parte del libro dedicato a Gesù di Nazaret.
Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, gli ha posto cinque domande scelte tra quelle suggerite dai giornalisti. Il Pontefice ha spiegato anzitutto che questa visita può considerarsi significativa per tutto il continente in vista della costruzione di un'autentica unità politica e spirituale. Una fase di crescita - ha rilevato - oggi coinvolge proprio i popoli dell'Europa orientale, i quali sono chiamati ad assumere il posto che spetta loro nel consesso delle nazioni in qualità di attori sovrani.
Non si deve tuttavia sottovalutare il costo di quarant'anni di repressione politica. Il Papa ha ricordato i numerosi sacerdoti, religiosi e laici, uomini e donne, che hanno mantenuto viva la fiamma della fede in questo Paese. Questi testimoni - ha detto - ci hanno insegnato il grande valore della libertà, ma ci hanno anche insegnato come viverla. Quando un Paese soffre - ha proseguito - certamente matura anche il concetto di libertà in contrapposizione al concetto di dittatura: la prima fondata sulla verità e la seconda sulla menzogna. Da qui un insegnamento sempre attuale: libertà e verità non possono essere mai separate, perché la libertà senza verità viene distrutta. Dunque, bisogna ancora lavorare molto per costruire la vera libertà, o meglio la libertà che abbia uno stretto nesso con la verità. I Paesi dell'est europeo che hanno sperimentato la dittatura "fondata sulla menzogna" hanno dimostrato la forza della fede, che aiuta a resistere e a riconquistare i valori perduti. Giusto dunque rendere onore ai popoli che hanno testimoniato questa forza. Giusto anche additarli all'Europa perché torni a cercare nelle sue radici cristiane quella libertà fondata sulla verità che non ha nulla a che fare "con il libertinaggio". In questo senso la Chiesa può fare molto, anche se è in una condizione minoritaria. Perché essa - ha puntualizzato - "è una minoranza creativa e ha tanti valori da trasmettere". E può farlo anche "dialogando con gli agnostici". Chi si dichiara non credente, ha spiegato, "non può essere soddisfatto se non conosce tutto quanto gli si mostra davanti, così come il cristiano non può mai accontentarsi di ciò che conosce".
Per quanto riguarda poi il contributo fattivo che la Chiesa può dare, il Papa ha indicato in particolare due aspetti: la formazione, in risposta a quell'"emergenza educativa" che coinvolge tutto il mondo, e la carità come contributo al bene comune dell'umanità. A proposito di quest'ultima, il Papa si è detto molto soddisfatto che la sua enciclica Caritas in veritate abbia suscitato nel mondo un dibattito serrato. Bisogna trovare un'alternativa a un'economia che guarda solo al profitto, ha affermato. E in questo senso è necessario riportare l'etica al centro dell'economia. Questa è la grande sfida del momento di crisi. "Spero - si è augurato - di aver inciso in questo dibattito, soprattutto spero che il dibattito prosegua". Anche perché, ha riconosciuto, è necessario consolidare la convinzione che la responsabilità verso gli altri deve considerarsi ben più importante del desiderio di profitto.
Il Papa ha poi rassicurato i giornalisti sulle sue condizioni di salute dopo l'incidente occorsogli durante le vacanze estive in Valle d'Aosta. La riabilitazione del polso va avanti. "Come vedete - ha scherzato mostrando il braccio - posso fare almeno le cose essenziali, posso mangiare, posso scrivere" E ha confessato che la privazione più difficile da sopportare nel periodo dell'infortunio è stata proprio quella di non poter scrivere. A proposito del lavoro sulla seconda parte del libro dedicato a Gesù di Nazaret, Benedetto XVI ha detto di essere a buon punto. Se tutto va bene - si è augurato - il volume sarà completato la prossima primavera.
All'aeroporto di Praga, nel suo primo discorso il Pontefice ha reso omaggio alla cultura ceca, "profondamente permeata dal cristianesimo", e ha chiesto alla popolazione di riscoprire "le tradizioni cristiane" che hanno segnato la storia del Paese. "La verità del Vangelo - ha affermato - è indispensabile per una società prospera, poiché apre alla speranza e ci rende capaci di scoprire la nostra inalienabile dignità di figli di Dio". La mattinata si è conclusa nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, dove il Papa ha lanciato un appello all'accoglienza e al rispetto di ogni uomo: la persona - ha detto - deve essere "valorizzata non per quello che ha, ma per quello che è". Da Benedetto XVI un pensiero soprattutto ai piccoli vittime della violenza e dello sfruttamento. "I bambini - ha ricordato - sono il futuro e la speranza dell'umanità".
(©L'Osservatore Romano - 27 settembre 2009)