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Flower by Alexander Greu on UnsplashPerché è possibile e doveroso fare una legge che prevenga il suicidio assistito e assicuri la cura di chi soffre

In giorni decisivi per il popolo italiano in cui si tratta di scegliere se regolare per legge il suicidio assistito, sentiamo il dovere di non tacere e di levare forte la nostra voce.
È una voce che si rivolge alle istituzioni per dire, come ha fatto la Corte costituzionale, che il primo dovere dello Stato è difendere la vita di ogni uomo e di ogni donna, senza condizioni, affermandone la sua irrinunciabile dignità e la sua eguaglianza nel godimento dei diritti fondamentali. La difesa della vita richiede coraggio, impegno, risorse economiche, passione per la persona e diventa aiuto per i sofferenti e per le loro famiglie attraverso la cura e la vicinanza. È questa la strada da percorrere, l’unica veramente umana.
La regolazione per via legislativa del suicidio assistito e, peggio ancora, dell’eutanasia sancisce, al contrario, la vittoria della disperazione, la fine del senso di umana solidarietà che, di fronte al dolore di chi soffre, non può aiutare l’uomo a darsi la morte, ma deve farsi vicino al corpo e allo spirito del malato.

 

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