di GABRIELE NICOLÒ «Vuoi la pace che io non ho trovato quasi mai? Cercala qui!» diceva Caravaggio mostrando allo spettatore di turno il suo quadro Adorazione dei pastori, il cui motivo dominante è il silenzio. Anche attraverso questa via l’artista — dalla vita spericolata — riesce a proporsi come illuminante guida per meditazioni su temi evangelici.
In Michelangelo Merisi s’intrecciano, in perenne simbiosi, arte e spiritualità: un assunto che fa da base al libro Il Vangelo secondo Caravaggio (Saronno, Monti, 2015, pagine 127, euro 12) di don Sergio Stevan e don Paolo Alliata. Tramite la contemplazione delle sue opere gli autori offrono riflessioni in chiave evangelica dei quadri raffigurati a colori nel libro. «Scorrendo queste pagine sono stato conquistato dalle pitture e dalle parole, e così sono stato aiutato a guardare con gli occhi della fede il mistero di Cristo e della Chiesa che sono qui illustrati» scrive nella prefazione monsignor Patrizio Garascia, vicario episcopale dell’arcidiocesi di Milano. Ecco allora dipanarsi, lungo un suggestivo itinerario artistico, opere — per citarne solo alcune — quali Vocazione di san Matteo, Resurrezione di Lazz a ro , Cattura di Cristo, La deposizione, La cena in Emmaus. Riguardo alla Vocazione di san Matteo, per esempio, si evidenzia come il gesto di Gesù che indica con autorevolezza Matteo senza aver bisogno di cercarlo, squarci il buio della scena: gesto accompagnato dal violento fiotto di luce che va a scandagliare ciò che è immerso nelle tenebre. La luce può entrare nella stanza perché Gesù compie quel gesto. Come a dire: la grazia può entrare nella torbida vita del ladro Matteo solo perché Gesù prende l’iniziativa di chiamarlo. Obiettivo di Stevan e di Alliata è di “re s p i r a re ” d e n t ro ogni dipinto, nel segno di un’approfondita lettura dei suoi simboli, per meglio ascoltare quello che Caravaggio aveva da dire. E l’augurio degli autori è che il primo passo, di contemplazione di ogni quadro, sia subito seguito dal «passo dell’i n c o n t ro personale con Gesù».
© Osservatore Romano - 31 maggio 2015