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senatoL’Aula del Senato ha approvato la fiducia al maxiemendamento sulle unioni civili dopo l’accordo raggiunto ieri tra Pd e Area Popolare. Dal testo che ora passa alla Camera sono stati stralciati la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà. Contro hanno votato Sel, Lega, Forza Italia e alcuni senatori di Ncd; plauso della maggioranza. Di fatto però resta la critica sull’equiparazione al matrimonio su cui ieri si era espresso duramente anche il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, invocando due discipline completamente distinte. Cecilia Seppia

 

Un dibattito infuocato tra proteste e accuse reciproche poi il sì dell’Aula del Senato al maxiemendamento sulle unioni civili è arrivato in serata con 173 voti a favore, 12 in più di quelli necessari, grazie all’appoggio di Verdini e dei suoi. 71 invece i contrari, zero gli astenuti. La giornata di oggi resterà nella cronaca di questa Legislatura e nella storia del nostro Paese. Abbiamo legato la permanenza in vita del Governo a una battaglia per i diritti ha detto il premier Renzi. Un primo passo, una vittoria con un buco nel cuore ha commentato invece a caldo la relatrice del ddl Monica Cirinnà convinta che ora, dopo lo stralcio della stepchild adoption, serva una riforma delle adozioni. Le critiche più dure a questo testo che di fatto scontenta tutti, in primis le associazioni Lgbt, pronte a scendere in piazza a Roma il 5 marzo, sono arrivate dal Movimento 5 Stelle che al momento del voto ha lasciato l’Aula parlando di una legge scippata al Parlamento e di intese politiche vergognose che contano più dei diritti dei  cittadini. La Lega ha accusato il provvedimento di mettere alla berlina la famiglia naturale, mentre alcuni membri di Ncd tra cui Sacconi e Formigoni hanno voluto prendere le distanze dal loro partito considerando la legge ancora troppo sovrapponibile al matrimonio tradizionale. “Abbiamo impedito una rivoluzione contro-natura e antropologica” aveva affermato questa mattina il ministro dell’Interno Alfano, che in serata ha ribadito: oggi ha vinto il buon senso. 

Sui contenuti del maxiemendamento, la scheda di Paolo Ondarza

Via la stepchild adoption e l'obbligo di fedeltà, per il resto il maxiemendamento mantiene la sostanza dell’impianto del ddl Cirinnà. Tagliati tutti i rimandi agli articoli 29-30-31 della Costituzione, le unioni civili sono inquadrate come "formazioni sociali” e regolate dagli articoli 2 e 3. Restano tutti i diritti e doveri previsti per i coniugi. Gli omosessuali potranno unirsi con rito civile alla presenza di due testimoni e lo scioglimento andrà regolato dinanzi “all'ufficiale di Stato civile”, potranno partecipare alla quota legittima in caso di successione e godere della reversibilità della pensione. Restano l’obbligo di mantenimento in caso di separazione, la separazione lampo, il cognome unico, “l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Sulle adozioni “resta fermo quanto previsto e consentito dalle norme vigenti”: i giudici quindi saranno liberi di pronunciarsi sui casi singoli. Per il capogruppo al Pd Zanda la stepchild adoption sarà materia di un ddl ad hoc che sarà approvato entro la fine della legislatura.

 

"Il maxiemendamento è antidemocratico ed equipara le unioni civili al matrimonio". Così il portavoce del Familiy day Massimo Gandolfini che fa  appello al presidente della Repubblica Mattarella. “Al referendum sulle riforme – prosegue Gandolfini – ce ne ricorderemo e ci ricorderemo del premier Renzi che ci ha offeso in maniera arrogante e proterva”. “Il provvedimento è incostituzionale nel merito e nella procedura” commenta Filippo Vari, docente di diritto costituzionale all’Università Europea di Roma. Paolo Ondarza lo ha  intervistato:  

R. – La situazione mi sembra cambiata poco. Diciamo che sotto il profilo culturale, queste modifiche al ddl Cirinnà sono il segno di una fortissima resistenza nel Paese, che ha avuto successo. Sinceramente, però, rimane nel maxi-emendamento una clausola di equiparazione delle unioni civili al regime del coniugi: diciamo che l’equiparazione al matrimonio, in sostanza, resta. E anche, purtroppo, sulla “stepchild adoption” in realtà il grosso problema è che la Corte europea dei diritti dell’uomo ritiene che, una volta che le unioni civili sono poste sul piano della famiglia, poi non possa essere negata la possibilità di adottare il figlio del convivente. 

D. – E’ stato dato ampio rilievo al fatto che sia stato stralciato l’obbligo di fedeltà: restano però punti come l’obbligo di mantenimento in caso di separazione, il cognome unico, la possibilità della separazione-lampo, la questione della reversibilità … Sono tutti nodi importanti …

 R. – Determinanti! Basti pensare appunto al tema della pensione di reversibilità: cioè, noi siamo di fronte a un esecutivo che amplia, da un lato, le categorie dei beneficiari della pensione di reversibilità e poi, dall’altro lato, con l’altra mano, invece, vuole restringere la pensione di reversibilità alle vedove! Diciamo che la concorrenzialità rispetto al regime della famiglia è proprio chiara. 

D. – Un testo così formulato rischia di essere dichiarato incostituzionale, una volta approvato?

 R. – Ci sono dei gravissimi problemi di merito perché – ripeto – la Costituzione impone di privilegiare la famiglia e invece questo disegno di legge annulla la preferenza per la famiglia: il caso delle pensioni di reversibilità è clamoroso. E se ne potrebbero citare tanti altri. Poi ci sono però dei gravissimi problemi anche di metodo, perché sostanzialmente quando in alcuni altri Paesi si sono introdotte queste normative, c’è stato un dibattito rigoroso in Parlamento. In Italia invece di fatto noi ci troviamo di fronte a una rivoluzione dell’ordinamento che avrà conseguenze sociali enormi, che volutamente non è stata portata all’esame del merito da parte del Parlamento, e questa è una cosa gravissima!

 D. – Gravissimo, lei dice, l’aver saltato l’esame della Commissione Giustizia del Senato e anche il ricorso al voto di fiducia da parte del governo …

 R. – Siamo di fronte a una rivoluzione delle regole procedurali relative all’approvazione di una legge, che poi sono – in parte – il sale della democrazia. Si pone la questione di fiducia su un maxi-emendamento che, sostanzialmente, restringe la possibilità di un dibattito vero in Parlamento su questa problematica, e questo sotto il profilo procedurale è molto grave. Ci sono dei precedenti della proposizione di un maxi-emendamento cui poi si accompagna la fiducia, però questa è la prima volta nella storia della Repubblica che avviene su un testo che un ramo del Parlamento non ha fatto proprio. Sostanzialmente, c’è un disegno di legge presentato da un senatore, che viene integralmente riscritto dal governo, ma il governo per esercitare l’iniziativa legislativa ha bisogno dell’autorizzazione del capo dello Stato. Invece, siamo di fronte a un’iniziativa legislativa del governo esercitata in contrasto con l’art. 87 senza che ci sia stato alcun controllo da parte del capo dello Stato.

 D. – Il capo dello Stato, però, potrà esprimersi una volta terminato l’iter …

 R. – Una volta terminato l’iter, prima della promulgazione, il capo dello Stato – prevede la Costituzione – ha il potere di rinviare, appunto, alle Camere le leggi che ritenga in contrasto con il testo costituzionale.

© http://it.radiovaticana.va - 25 febbraio 2016