In un telegramma, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, indirizzato al priore Enzo Bianchi, il Pontefice rivolge la benedizione apostolica e il suo «beneaugurante pensiero» ai rappresentanti delle Chiese partecipanti all’incontro augurando che «le giornate di studio e riflessione siano occasione propizia di incontro fraterno, di scambio e di sincera condivisione nel comune ascolto della Parola di Dio e nell’approfondimento della tradizione spirituale della Chiese ortodosse». In questa prospettiva, il Papa auspica che «la riflessione sul martirio, quale preziosa eredità evangelica che accomuna tutte le Chiese, ci disponga a considerare la via privilegiata dell’ecumenismo del sangue che precede ogni contrasto e rafforza il cammino verso l’unità». Facendosi eco in particolare del grido di dolore dei cristiani oggi perseguitati in varie parti del mondo, l’incontro intende dunque quest’anno illuminare «l’intimo legame» tra la testimonianza resa a Cristo dai martiri e la comunione tra le Chiese. Nella convinzione che questa drammatica testimonianza insieme alla ancora recente esperienza dei martiri del secolo scorso siano raccolte come una preziosa eredità evangelica per tutte le Chiese e l’intera umanità. Una sottolineatura colta lucidamente anche nei saluti che diversi patriarchi e leader religiosi cristiani hanno fatto giungere ai partecipanti all’incontro. I lavori del convegno sono stati aperti dal priore di Bose, il quale ha parlato del martirio come del «caso serio» per i cristiani. Soprattutto oggi che «questa testimonianza fino al sangue coinvolge cristiani di diverse confessioni — cattolici, ortodossi, protestanti — dovremmo vedere nel sangue versato da questi testimoni di Cristo una comunione che si sta costruendo e che abbatterà quelle barriere che noi abbiamo costruito nella storia, dividendoci e lacerando la tunica di Cristo. Papa Giovanni Paolo II ha parlato di “comunione dei martiri”, Papa Francesco continua a ricordare l’“ecumenismo del sangue” come profezia della comunione verso la quale ci vuole condurre il Signore della Chiesa». Tuttavia soprattutto nel mondo occidentale, rileva con preoccupazione Bianchi, «a volte registriamo la stoltezza di chi, patendo opposizione, si proclama facilmente martire. Perché quando c’è opposizione, critica, diffidenza, un cristiano deve innanzitutto domandarsi se ciò avviene a motivo del Vangelo che cerca di vivere o invece a causa del suo comportamento non conforme al Vangelo. Non ci si deve servire della parola martirio per autoproclamarsi vittime o per inventarsi un nemico da combattere».
© Osservatore Romano - 8 settembre 2016