Pubblichiamo la lettera del 12 ottobre 1958 che il cardinale Celso Costantini scrisse di suo pugno mentre si trovava in clinica costretto a letto per i postumi di un intervento chirurgico. Attraverso il cardinale camerlengo Aloisi Masella, la missiva - battuta a macchina da don Antonio Ornella, segretario e assistente di Costantini durante la degenza - fu comunicata ai cardinali riuniti per eleggere il successore di Pio XII. Quando Costantini scrisse la lettera, il Sacro Collegio contava 55 porporati. Di questi 37 erano non italiani e 18 italiani. L'internazionalizzazione del Collegio, senza precedenti nella storia, era frutto delle due creazioni cardinalizie tenute da Pio XII nei concistori del 18 febbraio 1946 e del 12 gennaio 1953 durante i quali il Papa aveva creato 32 e 24 porporati; gli italiani erano rispettivamente 4 e 10. La lettera è tratta dal volume di Bruno Fabio Pighin, "Il ritratto segreto del Cardinale Celso Costantini in 10.000 lettere dal 1892 al 1958" (Venezia, Marcianum Press, 2012, pagine 650, euro 50).
All'Ill.mo e Rev.mo Cardinale Aloisi Masella, Camerlengo di S. R Chiesa, sede vacante.
Per gravi ragioni di salute essendo impossibilitato di partecipare alle Congregazioni Gen degli Em.mi Sig. Cardinali, mi faccio un dovere di manifestare umilmente, ma sinceramente, il mio pensiero circa la nomina del futuro Sommo Pontefice.
Da questa condizione di diritto e di fatto, che rispecchia il carattere essenziale della S. Chiesa, deriva naturalmente la conseguenza di nominare al Sommo Solio un Cardinale non italiano. (Dirò, tra parentesi, che più volte mi è avvenuto di ascoltare all'estero l'accusa de l'italianisation de l'Eglise).
Altro fatto importantissimo. La Chiesa è essenzialmente missionaria, ma dopo quasi 2000 anni essa ha raccolto grosso modo solo mezzo miliardo di cattolici.
La Chiesa cattolica, venerabili Confratelli Cardinali, rappresenta una minoranza. Quando nascono 5 bambini, 4 vengono alla luce fuori della Chiesa cattolica. Occorre riprendere in pieno il mandato missionario di Cristo. Il diplomatico Panikkar, rappresentante della Cina [ndr.: lapsus, Pannikar era rappresentante dell'India] a Parigi, ha scritto un libro documentato in cui parla del fallimento della Chiesa cattolica nell'India e nell'Estremo Oriente. Infatti, malgrado l'immenso e meritorio lavoro dei missionari, noi non contiamo che 10-13 milioni di cattolici sulla massa di circa un miliardo di pagani. Si era adoperato il metodo della tabula rasa usato specialmente per l'America del Sud. Abbiamo cercato di diffondere un colonialismo religioso estero, non la Chiesa con la sua naturale e nativa Gerarchia.
Gli ultimi Papi hanno levato la voce (Maximum illud di Benedetto XV, Rerum Ecclesiae di Pio XI, Evangelii praecones di Pio XII) sulla impellente riforma missionaria. Ora non resta che dare espressione alle loro apostoliche direttive.
Tutto ciò premesso io credo anche di poter indicare il Candidato che risponde alle esigenze improrogabili del nostro tempo, cioè il Card. Pietro XV Agagianian.
Egli è per la Sua formazione profondamente romano, certo non è meno romano di ciascun altro membro del S. Collegio.
È squisitamente missionario, con una preparazione teorica e pratica quale difficilmente si può trovare in un altro Cardinale.
È poliglotta, di maniere accoglienti, venerato e amato da tutti; ed è in un'età vigorosa.
Di più egli rappresenta il vincolo S. di unione tra la Chiesa latina e la Chiesa orientale. Non ci dobbiamo dimenticare questo fatto provvidenziale preparato dal grande animo ap. di Pio XII:
Perciò, concludendo, il mio voto: per l'elezione al Supremo Pontificato propongo il Card. Pietro XV Agagianian, salvo meliori consilio delle Eminenze V. Rev.me.
Eiusdem patria seu nationalitas nullum suscitabit suspicium politicum.
(©L'Osservatore Romano 9-10 luglio 2012)