A colloquio con l'arcivescovo Amato sulle canonizzazioni di domenica 17 ottobre
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di Nicola Gori
Benedetto XVI canonizza domenica 17 ottobre, in piazza San Pietro sei consacrati che hanno vissuto esperienze certamente diverse nelle loro rispettive realtà. Si tratta infatti di una nobildonna, di un sacerdote, di un fratello laico, di una figlia di emigrati, di una donna del popolo e di un'orfana.
Abbiamo chiesto all'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, di illustrarci alcuni tratti caratteristici dei nuovi santi.
Cosa suggerisce la diversa estrazione sociale dei sei canonizzati domenica?
La santità è sempre presente nella Chiesa, in ogni parte del mondo. Battezzati santi continuano a essere ancora oggi una buona notizia per la Chiesa e per la società civile, beneficate non solo dal loro esempio ma anche dalle loro imprese caritative.
Il primo vissuto in ordine di tempo è Stanislao Kazimierczyk. Il miracolo attribuito alla sua intercessione, la guarigione del conte Pietro Komorowski, avvenne nel 1617. Come è possibile valutare oggi che quella guarigione sia stata veramente miracolosa?
Il miracolo attribuito a Kazimierczyk ha dello strepitoso. È ben testimoniato e accuratamente descritto nella documentazione medica di quegli anni. Del resto egli si è sempre dedicato con amore all'assistenza dei malati. I medici del tempo - ha sottolineato in un'intervista a "L'Osservatore Romano" del 21 agosto il presidente della Commissione medica della nostra congregazione - non solo erano bravi ma erano anche molto scrupolosi e annotavano minutamente tutto. Anche a distanza di secoli, quindi, non vi sarebbe stato un diverso parere riguardo alla guarigione istantanea miracolosa del conte. Vorrei aggiungere che la fama di santità di Stanislao si è conservata viva fino ai nostri giorni in Polonia, soprattutto a Cracovia. Morì già in concetto di santità a Kazimierz nel 1489.
La cura dei malati sembra essere stata la preoccupazione anche di un altro dei sei beati canonizzati.
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Morto il cofondatore dei Missionari della Carità
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Tijuana, 16. Padre Joseph Michael Langford, con madre Teresa di Calcutta fondatore dei Missionari della Carità, è morto venerdì nell'arcidiocesi di Tijuana (México), dove ha vissuto nei suoi ultimi anni.
Il sacerdote era nato il 25 giugno 1951 in Ohio, negli Stati Uniti. Era il figlio maggiore di Marta e Gerald Langford. Aveva tre fratelli.
Era cresciuto a San Diego, in California, e dopo aver scoperto la sua vocazione religiosa aveva studiato filosofia e teologia presso l'Angelicum di Roma. Qui era stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1978.
Mentre era seminarista era stato volontario nelo centro di accoglienza delle Missionarie della Carità per i senza tetto al Celio, nei pressi del Colosseo. Con lui, nel 1983, madre Teresa aveva condiviso il desiderio che ci fosse un ramo sacerdotale dei Missionari della Carità. Insieme con 30 sacerdoti della congregazione, padre Langford aveva iniziato a svolgere il suo ministero nelle strade, nelle caserme, e alla periferia delle grandi città. Padre Langford era giunto a Tijuana per la prima volta nel 1988. Superiore generale dei Missionari della Carità (1996-1998), e dal 1998 al 1999 è stato vicario pastorale dell'arcidiocesi.
Nel 2009 aveva pubblicato il libro Mother Theresa's secret fire.
(©L'Osservatore Romano - 17 ottobre 2010)
Il modello Giordania
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