Una buona causa non usa argomenti pessimi
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Purtroppo, i principali quotidiani italiani hanno presentato ai loro lettori questa notizia in modo assolutamente deformato e sono in qualche caso perfino arrivati a far intendere che la Chiesa, pur di non rinunciare alla sua cieca omofobia, preferisce non portare fino in fondo il suo contributo alla lotta contro la pena capitale, che è ancora incredibilmente prevista come sanzione per gli omosessuali in non pochi Stati del mondo. Il fatto che la Chiesa abbia orrore per la pena di morte e in particolare per quella minacciata e inflitta agli omosessuali è talmente ovvio, che il solo ribadirlo è quasi umiliante (e comunque è stato ampiamente ribadito). Il vero punto della questione, che i commentatori antipatizzanti e prevenuti non hanno saputo cogliere, non è però il no alla pena di morte per gli omosessuali, bensì un altro.
È infatti chiaro che la giustissima campagna contro questo particolare uso della pena capitale dovrebbe iscriversi nella più generale campagna contro qualsiasi pratica patibolare. Ad essa invece si è addebitata anche (o principalmente? il dubbio è legittimo) la funzione di far fare un passo avanti alla teoria del "genere": i veri diritti da riconoscere agli omosessuali non sarebbero quelli che doverosamente vanno riconosciuti a tutti gli esseri umani, ma i particolarissimi diritti del "genere". Continua su Avvenire