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Elizaveta Pilenko aveva avuto un'infanzia sicuramente felice; nata nel 1891 in una famiglia di origini nobili e con relazioni altolocate, qualche biografo potrebbe immaginarla, bambina, a San Pietroburgo, sulle ginocchia di uno dei frequentatori abituali di casa Pilenko, Konstantin Pobedonoscev, l'onnipotente procuratore generale del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa, conservatore e con una fama pesante di antisemita. Alla luce di questo inizio, molto più difficile sarebbe immaginare la fine che fece qualche decennio dopo quella che nel frattempo era divenuta monaca con il nome di Madre Marija: morì martire a Ravensbruck dove i nazisti l'avevano gettata per l'aiuto offerto agli ebrei parigini e dove lei, il 31 marzo 1945 (il giorno prima era il venerdì santo) si sarebbe offerta di prendere il posto di un'altra donna selezionata per la camera a gas.
Ma ancor più difficile a questo punto sarebbe immaginare la strada che portò Elizaveta alla santità (Madre Marija è stata infatti canonizzata dalla Chiesa ortodossa nel 2004).
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