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Provengo da una regione francese in cui l'anticlericalismo è tanto virulento quanto antico. Le spiegazioni storiche sono ovviamente molteplici, ma un evento prevale sugli altri: queste terre hanno conosciuto l'eresia catara, la dominazione albigese, le crociate e il loro strascico di orrori. A Béziers, la città della mia infanzia, non era consigliabile passeggiare con l'abito domenicano fino a poco tempo fa; la memoria collettiva conservava il ricordo di quel giorno del 1209 in cui, rinchiusi in una chiesa, gli abitanti furono bruciati vivi dai crociati venuti dal Nord. Nel corso del XIX secolo e soprattutto nel XX secolo, il romanticismo, il regionalismo e anche l'anarchismo favorirono dei "ritorni del catarismo"; l'ultimo in ordine temporale risale al 1968. I sostenitori della cosiddetta "Occitania" rimettono volentieri in discussione il ruolo di san Luigi re nell'oppressione dei loro avi, reali o immaginari, albigesi. Conservo tra le mie carte un articolo rabbioso di uno di essi che se la prendeva con questa "figura da vetrata" - espressione evidentemente molto dispregiativa nella sua concezione - colpevole di aver guidato le crociate.
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