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«Parole parole parole» cantava Mina in un famoso brano. E anche il Papa ha ripetuto quel ritornello proprio per richiamare l’essenzialità dello «stile cristiano». Che, senza tante chiacchiere e belle parole appunto, deve ruotare intorno al binomio «pace e misericordia», e perciò al perdono e alla capacità di sopportarsi a vicenda. Nella messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 10 settembre, Francesco ha ricordato anche le grandi guerre che si combattono, con la vergogna del commercio delle armi, e i piccoli conflitti che dilaniano famiglie, posti di lavoro e persino le comunità cristiane. «Alcuni giorni fa — ha ricordato anzitutto il Papa — la liturgia ci parlava del lavoro che ha fatto Gesù Cristo, il Signore: lavoro di pacificare e di riconciliare». E, ha aggiunto, «l’altro ieri, nella commemorazione liturgica della nascita della Madonna, abbiamo chiesto questa grazia della pace e della riconciliazione ». «Pace e riconciliazione», dunque, è ciò che «ha fatto Gesù: lui ha fatto la pace». Proprio «per questo lo si chiama il principe della pace». Il profeta Michea dice in proposito: «E lui sarà la pace», colui «che porta la pace, che fa la pace». Anche «nei nostri cuori, nelle nostre anime», ha precisato Francesco.
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