Habermas e il rapporto tra fede e ragione
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di GIAN ENRICO RUSCONI«Con il trasformarsi del concetto di peccato in quello di senso di responsabilità, con il trasformarsi della violazione dei comandamenti divini in trasgressione di leggi umane, qualcosa è andato certamente perduto. Ancora di più ci turba l’irreversibilità della sofferenza passata: quel torto agli innocenti maltrattati, uccisi, umiliati che eccede ogni misura possibile di risarcimento. La speranza perduta nella resurrezione lascia dietro di sé un vuoto evidente». Con queste parole, scritte qualche anno fa in Fede e sapere, Jürgen Habermas rieccheggiava un noto motivo di Theodor W. Adorno. Ma l’intenzione habermasiana è di andare oltre l’imp ossibile utopia adorniana della redenzione. Nel frattempo il filosofo ha offerto nuove riflessioni che dovrebbero aprire un nuovo capitolo di quello che felicemente definisce «un nuovo approccio cognitivo tra fede e ragione».