Che libertà non avere nulla!
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Pubblichiamo ampi stralci di una delle relazioni tenute all'Oasi Gesù Bambino di Greccio in occasione del convegno "I francescani e l'uso del denaro" organizzato dal Centro culturale Aracoeli.
Università di Macerata
Volgendo lo sguardo alle testimonianze che riguardano il rapporto tra povertà e denaro i primi anni di vita della fraternitas francescana, salta subito all'occhio che l'attenzione alla questione del rapporto tra scelta del frate minore e denaro è notevole e significativa. Rileggendo il testo critico della regola più antica a noi pervenuta, recentemente riproposto con grande cura da Carlo Paolazzi, questo aspetto non può non colpire. Prima ancora di giungere al capitolo espressamente dedicato alla possibilità di ricevere denaro da parte dei frati, al capitolo ii si proibisce di accettare denaro o direttamente o attraverso intermediari in occasione dell'entrata di qualcuno nella "vita", mentre si ammette la possibilità di ricevere qualcos'altro, in caso di necessità, come accade agli altri poveri. Al capitolo vii si autorizza di ricevere omnia necessaria come ricompensa del lavoro prestato, ma non pecunia. Il capitolo seguente entra nei particolari, ingiungendo di non portare con sé pecunia o denarii, di non accettarli e di non farli accettare per nessuna ragione, se non per la necessità manifesta dei fratelli malati. Il precetto è giustificato con l'affermazione che non si deve ritenere che il denaro sia più utile delle pietre, mentre l'opinione contraria è risultato della suggestione del maligno.