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La Corea del Nord è il peggiore Paese del mondo dal punto di vista dei diritti umani. Su ventitré milioni di abitanti conta duecentomila prigionieri politici in campi "di rieducazione" da cui di rado si esce vivi. Almeno la metà, centomila, ci è finita perché sorpresa a praticare una qualche forma di religione. È permesso solo il culto messianico dell'attuale "caro leader" Kim Jong-il e del padre Kim il-Sung (1912-1994), un vero e proprio nuovo movimento religioso su base comunista. Più di metà dei bambini muoiono prima di diventare adulti: 51,34%, la più alta percentuale del mondo. Da quando Kim Jong-il ha assunto la presidenza, i morti per fame sono intorno ai quattro milioni, in un Paese che non sarebbe privo di risorse naturali - ne ha perfino di più della ricca Corea del Sud - ma è gestito da un regime comunista inetto e paranoico. Il poco che si riesce a produrre è venduto per sostenere spese militari fra le più alte del mondo e mantenere il più grande esercito, in proporzione al numero dei cittadini, dell'orbe terracqueo.
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