Pio XII e il suo grido nel deserto
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di Luca Pellegrini Il mondo è lacerato. Le ferite sembrano insanabili. La speranza è crollata sotto i bombardamenti, che non hanno risparmiato nazioni, persone e cose. La ricostruzione latita. Un tale orrore non deve ripetersi. Ora è necessario iniziare una nuova guerra che faccia guerra a se stessa, perché troppo fragile è l'animo umano, troppo volubile il suo cuore. Nel clima di propaganda, all'indomani della fine dei combattimenti, il cinema si inserisce come uno degli strumenti meno vulnerabili e capaci di penetrare maggiormente una società in bilico, spaesata, avvilita. Riconoscono questa grande opportunità anche i cattolici, soprattutto la riconosce Pio XII. Nasce in questo contesto, nel 1948, uno dei documenti cinematografici più interessanti nella storia del Novecento e certamente meno visti dal pubblico di ieri e di oggi: Guerra alla guerra. Prodotto dalla Orbis con il sostegno del Centro Cattolico Cinematografico, diretto da due registi italiani piuttosto sconosciuti, Romolo Marcellini - già autore del precedente e più famoso Pastor Angelicus girato nel 1942 - e Giorgio Simonelli, il film è stato proiettato a Venezia per la sezione "Questi Fantasmi" curata da Sergio Toffetti.