Da una visione di Chiesa sociologica a una teologica
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Roma, 5. Farsi carico. Ha l'incisività e lo persuasione dello slogan lo "stile spirituale e pastorale" adatto ai nostri giorni e indicato dal vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), che questa mattina è intervenuto al convegno dei presidenti e degli assistenti diocesani di Azione cattolica, per delineare e chiarire la fisionomia di una "Chiesa che è popolo".
Crociata è partito da un interrogativo. Quale ecclesiologia interpreta adeguatamente la presenza della Chiesa oggi in Italia? Guardando a ciò che si muove nella Chiesa nel Paese, Crociata rileva la presenza di due tentativi di risposta e che sono il "risultato della estremizzazione di due esigenze ineludibili". Da una parte vi è chi è colto da una sorta di "irrigidimento", quasi una "sindrome d'assedio, proprio di chi vede attorno a sé nemici e minacce alla fede e alla Chiesa". Dal lato opposto, invece, non manca chi "indulge, più o meno consapevolmente, alla mentalità corrente, si lascia dettare dalle mode del momento il criterio di giudizio alla fine determinante anche sul piano dottrinale e morale". Tuttavia, rileva Crociata, ambedue le posizioni sembrano soffrire di una "forma di mondanizzazione del giudizio".
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