Le virtù della fratellanza
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Il tema del dualismo tra fraternità francescana e mentalità competitiva è stato al centro dell'omelia che il cardinale penitenziere maggiore emerito ha pronunciato durante la messa presieduta, nel pomeriggio di martedì 4, a Rivotorto d'Assisi, nell'ambito dell'annuale Festa della Porziuncola. Pubblichiamo il testo dell'intervento.
Ogni fondatore dei diversi ordini religiosi si è rivolto ai suoi seguaci con un proprio modo personale. Per esempio san Benedetto da Norcia, fondatore dei benedettini, si rivolgeva ai suoi seguaci, nella sua Regola chiamandoli "figli". Nel prologo san Benedetto scrive: "Ascolta attentamente, figlio mio, l'istruzione del tuo maestro". Infatti, san Benedetto usa la parola "figlio" esclusivamente nel prologo, oppure la usa al plurale, per circa dieci volte per rivolgersi ai suoi monaci. Sant'Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, si rivolgeva ai suoi seguaci chiamandoli "compagni". La parola "compagno", deriva dai termini latini cum che significa "con" e panis che significa "pane", ovvero "mangiare il pane con qualcun altro". Ha chiamato il suo ordine la "Compagnia di Gesù". Nei primissimi tempi chiamò i suoi seguaci anche "preti pellegrini".