Gettando lo scandaglio nelle profondità del mistero
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È comune, ed è esatto, definire la teologia come "intelletto della fede", o impegno del credente a comprendere, per quanto possibile, il contenuto della Rivelazione Ma occorre subito precisare il senso dell'espressione: non si tratta di ridurre e di risolvere nei confini della ragione la Parola di Dio, poiché in questo modo si infrangerebbe la Rivelazione. Si ha teologia non perché la ragione attrae a sé il contenuto della fede, ma perché il contenuto della fede attrae la ragione e la rende "teologica". La teologia non è l'esito della fede che diventa "razionale". Semmai, al contrario, si potrebbe dire che essa si istituisce quando la ragione riceve l'impronta della Parola o del mistero di Dio. San Tommaso usa esattamente il termine "impronta" (impressio), quando nella Summa Theologiae definisce la sacra doctrina: "una certa impronta della scienza divina" (i, 1, 3, 2m).
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