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Un pellegrinaggio non solo “di invito alla pace nella regione e per la riconciliazione tra i due popoli” e con “l’attualissimo intento di confermare nella fede la comunità cristiana sempre più impoverita e schiacciata nella lotta tra ebrei e palestinesi”, ma soprattutto per “ricordare alla Chiesa e al mondo che là siamo nati, là sono le nostre sorgenti”. Nelle parole di mons. Elio Bromuri è racchiuso tutto il significato del viaggio, cominciato oggi in Giordania, Israele e Territori Palestinesi, di Benedetto XVI. “A Gerusalemme – scrive Bromuri in una nota per il Sir - Benedetto XVI dovrà dire parole vere e calibrate per non offendere la coscienza dei semplici e la suscettibilità dei potenti. Ma la pace, che è andato ad annunciare non è la pace del mondo invano cercata in tanti anni, ma quella del Risorto, che chiede amore e conversione. Di questa pace hanno bisogno i due popoli e il Papa va da mediatore di riconciliazione e perdono. Andrà anche oltre, come Gesù, che è venuto a fare dei due un popolo solo, abbattendo il muro della separazione che divide tragicamente numerosi popoli della terra in lotta fra loro e propone una sola famiglia umana”.
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