O Dio, tu resti muto senza la nostra voce
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Direttore della rivista «Servizio della Parola»
"O Dio, che nel tuo Figlio fatto uomo ci hai detto tutto e ci hai dato tutto, poiché nel disegno della tua provvidenza tu hai bisogno anche degli uomini per rivelarti, e resti muto senza la nostra voce, rendici degni annunziatori e testimoni della parola che salva".
Questa ardita orazione del Messale Romano aiuta a porre la questione della predicazione omiletica nella giusta prospettiva. Essa deve proporsi di diventare mediazione offerta a Dio e al Signore Gesù perché possano parlare all'assemblea radunata nel loro nome. Certo, si tratta di un'affermazione audace, e di fronte ad essa si prova il medesimo brivido che suscita l'affermazione di san Paolo: "In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta" (2 Cor 5, 20). E tuttavia, poiché l'omelia è parte dell'azione liturgica, partecipa secondo proprie modalità alla natura sacramentale di quest'ultima. Si deve parlare, dunque, dell'omelia come di una mediazione sacramentale, attraverso la quale il Parlante può ancor oggi far udire la sua parola vivente.