Rinnovamento nel solco della tradizione
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Hochschule für Philosophie, München
Il 22 dicembre 2005 Benedetto XVI, nel discorso alla curia romana, affrontò il tema del Vaticano II nel quarantesimo della conclusione. Il Papa intendeva palesemente offrire un orientamento programmatico in vista di una più corretta interpretazione dei documenti del concilio
"I problemi della recezione sono nati dal fatto - spiegò - che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto (...) L'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente, ma sempre più visibilmente, ha portato e porta frutti". Il Papa definisce la prima delle due contrapposte ermeneutiche come "l'ermeneutica della discontinuità e della rottura", l'altra come "l'ermeneutica della riforma, del rinnovamento nella continuità dell'unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha dato". Per la prima ermeneutica il punto decisivo di riferimento non sono tanto i testi promulgati, quanto piuttosto lo "spirito del Concilio". È in conformità a esso che bisogna andare avanti, anche al di là di un dettato inficiato di compromessi. L'ermeneutica della riforma, dal canto suo, riconosce che il concilio ha inteso rispondere alle sfide della cultura propria dell'età moderna, per cui le sue risposte dovevano essere necessariamente nuove. Nuove nel senso che non erano deducibili "logicamente" dalla dottrina tradizionale della Chiesa. Ora se i dati sono nuovi, anche l'intelligenza di essi - per quanto modesta - non poteva che essere nuova rispetto all'intelligenza di una cultura precedente che stava alla base della tradizione dottrinale della Chiesa.