Irlanda, sul "caso pedofilia" la replica del governo al Vaticano
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La nota ufficiale del Governo irlandese che replica al Vaticano sulla questione della pedofilia.
Nei mesi scorsi una commissione governativa ha pubblicato l'ultimo rapporto sugli abusi sessuali compiuti dai preti irlandesi nella diocesi di Cloyne. Un documento che ha innescato una polemica tra le due diplomazie. Il premier irlandese Enda Kenny ha criticato senza mezzi termini le carenze della Santa Sede protratte - ha affermato - sino ad un recente passato. Il Vaticano ha pubblicato, sabato scorso, una nota di piuntualizzazioni della Segreteria di Stato.
Ora il governo irlandese replica ringraziando per il chiarimento, chiedendo una "piena cooperazione" per il futuro e ribadendo le critiche ad una lettera del 1997 con la quale il nunzio apostolico, su iniziativa della congregazione del Clero retta all'epoca dal cardinale Dario Castrillon Hoyos, suggeriva ai vescovi irlandesi di soprassedere all'ipotesi di introdurre l'obbligo di denuncia alle autorità civili.
"I commenti del premier e di altri leader politici - scrive peraltro il governo irlandese - riflettono accuratamente la rabbia pubblica della stragrande maggioranza degli irlandesi per il fallimento della Chiesa cattolica in Irlanda e della Santa Sede ad affrontare adeguatamente l'abuso sessuale dei bambini da parte del clero e coloro che hanno compiuto questi terribili atti".
Le due parti vogliono superare le polemiche e le tensioni delle ultime settimane e ricostruire relazioni armoniose. Differiscono ancora, però, su alcune questioni riguardanti il ruolo del Vaticano nella gestione dei casi di abuso sessuale dei bambini da parte di alcuni sacerdoti della diocesi di Cloyne e del resto del Paese.
Questo è diventato chiaro la sera dell'8 settembre quando, dopo una riunione del Gabinetto di Dublino, il governo irlandese ha pubblicato una dichiarazione positiva, si potrebbe anche dire conciliante, in cui, pur riaffermando che esistono ancora "differenze" tra di loro, viene comunque riaffermato l'apprezzamento per l'impegno della Santa Sede per un "dialogo costruttivo e una cooperazione" in tutte le questioni riguardanti il benessere e la tutela dei bambini in Irlanda.
Il Vaticano ha confermato l'impegno cinque giorni prima nella sua risposta ufficiale alle accuse mosse nei suoi confronti, nel rapporto della Commissione d'inchiesta sull'abuso dei bambini da parte dei preti della diocesi di Cloyne, e dai leader politici irlandesi, compreso il Taoiseach (Primo Ministro), Enda Kenny, nel successivo dibattito parlamentare del 20 luglio.
Pur accettando l'impegno del Vaticano, il governo ha insistito che si aspetta "la piena collaborazione da parte della Santa Sede, della Chiesa cattolica e degli altri organismi competenti". Lo ritiene indispensabile "per garantire che l'Irlanda sia una società totalmente sicura per bambini e minori" e che "tutti i responsabili della tutela e della cura dei bambini debbano rispondere in prima persona, attenendosi alle leggi e alle normative irlandesi".
Il governo irlandese ha inoltre accolto con favore la dichiarazione del Vaticano che è detto "dispiaciuto e colmo di vergogna per le sofferenze patite dalle vittime di abuso e dalle loro famiglie".
Le vittime e le loro famiglie "devono essere al centro delle nostre riflessioni", ha affermato il governo. Il Vaticano sarebbe certamente d'accordo con questo.
Così come la risposta della Santa Sede si è dimostrata misurata, senza alcuna polemica o nervosismo, così anche la dichiarazione del governo irlandese ha imboccato la strada della ragione e della calma. Ma questo non le ha impedito di dichiarare che ci sono ancora "differenze" con il Vaticano. Ne vengono citate due in particolare, ma è significativo notare che vengono presentate in una maniera non provocatoria.
In primo luogo, ha detto che è ancora dell'opinione che "la lettera confidenziale" del Nunzio Apostolico, l'arcivescovo Storero, ai vescovi irlandesi, nel 1997, "a prescindere se sia o meno intenzionale, ha rappresentato un pretesto per alcuni membri del clero per evitare di dare piena collaborazione alle autorità civili irlandesi in materia di abuso su minori." Questa è "una questione di grande preoccupazione per il Governo", ha aggiunto.
In secondo luogo, ha chiarito che prende le distanze dai commenti contenuti nella risposta del Vaticano, relativa al dibattito politico in Irlanda, dopo la pubblicazione del Rapporto Cloyne e, in particolare, alle dichiarazioni del Primo Ministro, Enda Kenny, e degli altri leader politici.
Anche in questo caso, tuttavia, ha scelto le sue parole con attenzione in quanto sostiene che le osservazioni formulate dal primo ministro e dagli altri leader politici "riflettono pienamente la rabbia condivisa dalla maggior parte della popolazione irlandese per il fallimento della Chiesa cattolica e della Santa Sede in Irlanda nel rispondere in modo adeguato agli abusi sessuali del clero e a coloro che hanno commesso questi atti terribili."
La dichiarazione di Dublino si conclude esprimendo il desiderio che "nonostante le profonde differenze, è stata appresa un’importante lezione dai terribili fallimenti del passato".
La risposta del governo sarà probabilmente accolta positivamente dal Vaticano e verrà interpretata come una chiara volontà di andare oltre le recenti polemiche e aprire una nuova era di 'dialogo costruttivo" e "un piena collaborazione" in tutte le questioni relative alla tutela e al benessere dei minori nella Repubblica d'Irlanda.
Ieri il governo irlandese aveva fatto marcia indietro sul progetto di legge per obbligare i religiosi a rivelare casi si abusi su minori commessi da sacerdoti e dichiarati durante la confessione. Il ministro della Giustizia Alan Shatter - come indicano i siti internet di diversi organi di informazione irlandesi - ha confermato oggi che nel testo di legge in arrivo non ci saranno riferimenti alla confessione.
Nel luglio scorso, sulla scia delle polemiche innescate dalla pubblicazione del rapporto relativo ai casi di pedofilia avvenuti nella diocesi irlandese di Cloyne, si era fatta strada l’ipotesi di emanare una legge contrastare il fenomeno contenesse anche quella dell’obbligo per i sacerdoti di denunciare episodi di abusi appresi nel confessionale, violando così il segreto della confessione. E questo aveva provocato la reazione della Chiesa e dello stesso Vaticano.
Lo stesso portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, aveva dichiarato che in casi di questo genere, pur cercando «ragionevolmente di trovare i modi» per tutelare la vittima, deve attenersi al segreto. Ma oggi il ministro Shatter ha indicato che la controversia è «un falso problema».
© http://vaticaninsider.lastampa.it/ - 9 settembre 2011