Sant' Elpidio e Sant' Abibo di Edessa Diacono e martire
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Visse nel IV secolo probabilmente nel Piceno. Le notizie che lo riguardano sono molto confuse: Pietro da Natalibusa narra che fosse un eremita di Gerico e giunto successivamente in Italia dove sarebbe morto, altre fonti lo ritengono originario della Cappadocia, altri ancora lo lo identificano come diacono di San Basilio, ricordato nella vita di S. Carotone.
Di Sant'Elpidio è stata anche redatta una vita intorno al XII secolo, e trovata in un leggendario della Biblioteca Capitolare di Spoleto, ma purtroppo non sono attendibili, ma la devozione così largamente diffusa ne conferma l'esistenza.
Il suo culto è però particolarmente vivo nel Piceno, dove diverse città portano il suo nome, e proprio per questo motivo si ritiene probabile che egli sia vissuto proprio in questa regione a nord di Ascoli Piceno. Alcune cittadine portano il nome del santo, come S. Elpidio a Mare, S. Elpidio Morico, Porto S. Elpidio.
Lo scrittore Palladio, lo ricorda nella sua Storia Lausiaca come un eremita vissuto per molti anni in una spelonca presso Gerico. Sempre lui elogia e tesse le lodi di questo asceta che, allontanatosi dalla comune società e dalla compagnia degli uomini, scelse di ritirarsi in solitudine.
Proprio nell'epoca in cui visse Sant'Elpidio, inoltre, quindi probabilmente nel IV secolo, si stava affermando una nuova forma di monachesimo, il cosiddetto "cenobitismo", cioè della vita comunitaria, il cui iniziatore fu San Pacomio. Fu lui a fondare i primi conventi di uomini e donne nella Tebaide, presso il Nilo, dove a capo di ogni struttura vi era l'abate, il cui compito era quello di fare osservare la regola comune, imporre la castità, il lavoro, il digiuno e la preghiera. (www.santodelgiorno)
Fino a poco tempo fa era ricordato insieme ai santi Guria e Samona al 15 novembre, ma nell’ultimissima edizione riveduta del ‘Martyrologium Romanum’, sant’Abibo è ricordato da solo al 2 settembre, mentre gli altri due martiri sono rimasti al 15 novembre.
Abibo (Habib) era un diacono di Edessa, città della Siria che fu centro di cultura cristiana (Scuola di Edessa) nel IV-V secolo; scampò alla persecuzione contro i cristiani di Galerio, imperatore d’Oriente del 305, il quale poi nel 311 emanò un editto di tolleranza.
In questa persecuzione caddero uccisi nel 306 i santi martiri Guria e Samona, suoi amici e compatrioti; subentrata la tolleranza imperiale, Abibo poté esercitare liberamente il suo ministero e per vari anni sostenne e fortificò la fede del popolo cristiano di Edessa.
Ma con l’avvento dell’imperatore Licinio Valerio (250-325) si scatenò una nuova persecuzione e anche il diacono Abibo fu arrestato, ma riuscì comunque a liberarsi; desideroso del martirio non restò nascosto in attesa del passaggio della bufera persecutoria, e si presentò spontaneamente a Teotecne, uno degli ufficiali di Lisania, governatore della provincia.
Sottoposto ad interrogatorio rimase insensibile a minacce, promesse e torture, finché venne condannato ad essere bruciato vivo (15 novembre? 322).
Benché morto, il suo corpo venne risparmiato miracolosamente dalle fiamme; quindi venne imbalsamato e sepolto presso la tomba dei martiri suoi amici Guria e Samona; il culto fu associato a loro per tutti questi secoli, ma i sedici anni di distanza fra le loro morti, 306 e 322, ha determinato la divisione della celebrazione. (Santiebeati.it)