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 sant-madonna-del-carmeloA costo di passare per un guastafeste vorrei fare qualche riflessione critica sulla Festa a S. Teresa di Riva (ME) in onore della Madonna del Carmelo. Anche quest'anno ho partecipato a buona parte della processione dietro la vara della Beata Vergine Madonna del Carmelo, una processione massacrante lunga che dura circa 4 ore e mezzo e credo che diventi stancante perfino per il fedele disposto a farla tutta...E come quando il celebrante della S. Messa fa durare la predica quasi 25 minuti di orologio, anche il fedele ben disposto ad ascoltarlo dopo un po' perde la pazienza e si distrae. Credo che sarebbe opportuno accorciare il percorso, magari selezionare di anno in anno le vie dove far passare la processione, così da farla durare ragionevolmente qualche ora in meno.

 Seconda riflessione la banda musicale. Premetto che il mio intento non è di offendere o invalidare nessuno, spero di essere capito. A mia memoria, ogni anno il servizio dietro la vara della Madonna viene svolto dalla solita banda musicale locale, la “Vincenzo Bellini”, che con tutta la buona volontà dei ragazzi musicisti, monotonamente suona marcette a dir poco insignificanti; qualche anno fa un brano addirittura evocava il flamengo spagnolo, con un olè finale.

 Non sono un esperto musicale ma credo che per una manifestazione religiosa è opportuno suonare dei brani adatti, anche marce militari, invece ogni anno la solita noia e i soliti e ripetuti brani caricaturali. Ripeto non ce l'ho con la banda locale che fa il suo mestiere, ma con le scelte fin troppo abitudinarie operate dal comitato parrocchiale, a proposito in questo comitato non c'è nessuno sensibile alla musica? Basterebbe spendere meno soldi per i fuochi d'artificio, o per altri inutili spettacoli da cortile...volendo si possono vedere in tv, per destinarli a una banda come Dio comanda.

 Una festa, forse la più importante della riviera Jonica, meriterebbe una banda musicale all'altezza della situazione, penso a quelle pugliesi del Salento, ma anche in Sicilia se ne trovano buone e qualificate.

 La scomparsa del Palio dei giovani. Ogni anno per due settimane in occasione della festa del 16 luglio, si svolgeva una interessante manifestazione popolare giovanile. Vedere tanti giovani impegnati più o meno seriamente in diverse squadre a gareggiare per le vie della cittadina jonica, sembrava un vero miracolo della natura, una così grande e bella iniziativa popolare doveva essere sostenuta anche economicamente dalla “politica” santateresina, naturalmente con un atteggiamento sussidiario, invece niente, è fallita.“Il Palio, silenziosamente ma inesorabilmente, era più di una tradizione, - scrive Massimo Cicala - era un rinnovato senso di identità, tanto sociale, che religioso, che territoriale Era pericoloso, perché fatto di popolo. E quando vedi una moltitudine che va da qualche parte, la cosa più sensata è mettercisi davanti, come recita un gustoso, anonimo, ma azzeccato aforisma. In qualsiasi altro contesto “normale” al mondo, la politica si sarebbe messa al servizio di questo “fenomeno”, anche la Chiesa avrebbe fatto lo stesso, quella stessa parrocchia che da 49 anni anelava a un “oratorio” mai potuto realizzare, e che soffriva, tra tante altre, di strati giovanili che le crescessero attorno anziché buttaniare in giro per la riviera. E invece, i fatti sono sotto agli occhi di tutti”(G.Massimo Cicala, Palio del Carmine, 11.7.2011 Jonialife.it)

 A questo proposito, sarebbe interessante aprire un dibattito serio sul tema Palio- giovani, si dovrebbe ritornare ad affrontare anche quelle critiche che qualche anno fa il primo cittadino di S. Teresa aveva avanzato nei confronti dei giovani, secondo lui poco sensibili alla cura del patrimonio urbanistico. Non so se ricordate, il sindaco era intervenuto presso una tv locale e lanciava l'allarme sociale sui giovani, dopo l'ennesimo atto vandalico nei confronti proprio di alcune strutture della piazza Madonna del Carmelo. Avevo affrontato l'argomento sui vari giornali online dove collaboro (trovi il mio intervento del 9.3.2010, qui sotto).

 Addirittura il sindaco auspicava un corso intensivo di educazione civica per i giovani di S. Teresa di Riva. Ma che cosa ha fatto la “politica” per i giovani di S. Teresa,? Se tra i risultati c'è il fallimento del Palio, c'è da essere poco allegri. Certo, non è tutta colpa di politici e amministratori che magari pensano ad altro, più che all’educazione, ci mancherebbe! Il problema è molto più complesso e chiama in causa famiglie, parroci,  parrocchie (a proposito, dove sono gli oratori?), partiti, quei pochi movimenti o gruppi che esistono e le scuole con una domanda precisa: quali sono stati, in tutto questo mondo variegato, i presupposti etici?

  
 S. Teresa di Riva, 18 luglio 2011

 Anniversario del mio 30° anno di matrimonio.                                                            DOMENICO BONVEGNA

                                                                                                                                                             This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.





UN CORSO INTENSIVO DI EDUCAZIONE CIVICA PER I GIOVANI DI S.TERESA.

 Il sindaco di Santa Teresa di Riva (Me) lancia l’allarme sul degrado sociale dopo l’ennesimo atto vandalico, presumibilmente commesso da ragazzi del posto, nei confronti delle fioriere di piazza Madonna del Carmelo. Intervistato dalla televisione locale, egli lamenta uno scarso senso civico dei cittadini che amministra, e in particolare dei giovani che non riconoscono più le buone regole del comportamento civile. Il primo cittadino sottolinea, pure, che nessuno interviene per impedire che le azioni incivili vengano effettuate impunemente e alla luce del sole. Così anche a Santa Teresa è scattato l’allarme dell’emergenza educativa!

 Ma sorge subito, spontanea, una domanda: che cosa ha fatto  Santa Teresa di Riva per i suoi giovani? Che cosa è stato preparato per loro? Solo la notte bianca, qualche sagra e tante altre costose amenità? Recentemente gli amministratori sono stati impegnati a scervellarsi sul grave e importante dilemma se lasciare le sfilate del Carnevale in febbraio o trasferirle in…estate! Certo, non è tutta colpa di politici e  amministratori che penserebbero più alle feste che all’educazione, ci mancherebbe! Il problema è molto più complesso e chiama in causa famiglie, parroci,  parrocchie (a proposito, dove sono gli oratori?), partiti, quei pochi movimenti o gruppi che esistono e le scuole con una domanda precisa: quali sono stati, in tutto questo mondo variegato, i presupposti etici?

 Emblematico sembra il caso dell’oratorio della parrocchia Maria SS del Carmelo che non riesce a decollare. Il motivo? Disinteresse totale dei genitori per l’educazione dei propri figli. E qui il povero parroco c’entra davvero poco proprio perché non può fare miracoli, mentre, invece, dovrebbero farne i genitori, i nonni, gli adulti, specie se danarosi, mettendo mano al portafoglio: basterebbe un euro a testa alla messa della domenica, diceva un giovane prete! C’è, infatti, a Santa Teresa una meschina povertà mentale diffusa; troppa gente sta “alla finestra” e aspetta sempre che agiscano gli altri: se la vedano i preti, dicono in molti! Come se i figli fossero dei preti.

 Quanto è lontano l'epoca delle grandi cattedrali medioevali spesso costruite dal lavoro volontario da quegli uomini certamente più cristiani di noi.

 A tutto ciò bisogna aggiungere, come sottofondo, problemi più generali: lo sfascio della famiglia ormai accettato e  diffuso anche da quelle parti, la droga che comincia a fare la sua azione distruttrice pure nelle province meridionali, l’endemica disoccupazione dei giovani del Sud che produce irresponsabilità e disinteresse per tutto ciò che esiste sotto il cielo, una scuola che non insegna nulla e non sa più come fronteggiare il degrado e il bullismo, la confusione tra verità e menzogna e, quindi, tra bene e male imposta dalla propaganda di tv e giornali, “maestri” di pensiero, filosofi supponenti e intellettuali in genere; insomma quella che il cardinale Ratzinger chiamava dittatura del  relativismo e di cui anche il Sud sonnolento non può non avere la sua brava parte.

 Così i giovani sono stati abbandonati a se stessi ed ora ci si lamenta del loro degrado morale e civile. Ricordate le mie riflessioni sul Palio, dove pochi giovani organizzano un evento, senza nessun aiuto degli adulti. Che cosa si è fatto per loro? Quali sono stati gli imput culturali che (gli amministratori) e i responsabili hanno dato alla società civile di Santa Teresa e degli altri paesi della riviera ionica?

 Ora anche il sindaco si è accorto della mancanza di valori, di prospettive ideali nei suoi giovani. Ma quando io tentavo di proporre un discorso culturale, un progetto etico e religioso di educazione popolare e sociale, attraverso incontri, conferenze, trasmissioni radiofoniche, rassegne stampa, volantinaggi e tanto altro, spesso venivo trattato con sufficienza (ah, Mimmo organizza le solite cose troppo lontane dai problemi concreti e quotidiani). Poi si scopriva che questa gente che mi criticava esponeva la bandiera arcobaleno della pace contro la guerra in…Iraq!

 E invece servivano, qui, in mezzo a noi, sulla riviera ionica, gli incontri, i dibattiti, le discussioni, le riflessioni, le interrogazioni, insomma quel lavorio personale e particolare che si fa ogni giorno ma che può durare anni, non il piccolo tempo di una competizione elettorale; ciò avrebbe potuto creare nei giovani valori condivisi, pensieri più alti, disciplina mentale.

 Certo, il risultato non sarebbe stato garantito al cento per cento, anche perché per gli atti vandalici e tanto altro basta un minuscolo gruppo di forsennati incontrollabili; la mia azione, poi, non era mai facile essendo pochi i sostenitori delle mie iniziative, e anche perché i vari “politici”, assessori e funzionari di partiti, spesso, quando si stava per concretizzare, si dileguavano regolarmente con la scusa che non potevano perdere tempo con la cultura, o perché volevano vedere e toccare risultati concreti subito, mentre in tale materia i risultati arrivano – se va bene – dopo molto tempo. 

 Peccato, ora non ci resta che gridare al vento gli improperi contro giovani sfuggitici di mano e che, poveri e beoti, corrono a rotta di collo verso il niente; insieme ci resta, pure, l’amarezza per l’occasione mancata di una loro possibile educazione. Possiamo riparare con un ipotetico corso intensivo di educazione civica proposto dal sindaco di S,Teresa?



 Rozzano MI, 9 marzo 2010                                               DOMENICO BONVEGNA

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