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Gli amici scrivono
 

 Dopo la proposta parlamentare francese che mira ad eliminare il burqa e il niqab negli uffici e nei trasporti pubblici si riaccende la polemica non solo in Francia ma anche nel nostro paese. Acquista grande valore l'audizione fatta alla Commissione Affari costituzionali dai rappresentanti di Associazioni islamiche in Italia, i quali hanno spiegato perchè la proposta dell'on. Sbai (Pdl) che vieta l'uso del burqa e del niqab debba essere adottata anche in Italia.

 Qualche settimana fa il mio amico Alessandro Pagano,  mi ha spedito il resoconto stenografico dell'audizione che si è tenuta il 1 dicembre scorso. Sono 14 cartelle che ho letto con attenzione. Non mi sembra che la grande stampa ha ripreso questi interessanti interventi per questo intendo proporre una sintesi alla vostra attenzione. (saranno proposte in 3 puntate)

 Il primo ad essere ascoltato è stato GAMAL BOUCHAIB, presidente della consulta straniera de L'Aquila. Il burqa e il Nigab per l'esponente islamico rappresentano simboli di schiavitù: "sotto il burqa ci sono meravigliose donne-madri, castrate dal maschilismo di certi uomini travestiti da signori di religione. Sotto il burqa ci sono bambine nate per aderire a patti culturali che seppelliscono la libertà dell'essere donna. Sotto il burqa ci sono vite spezzate, occhi verdi che non riescono nemmeno a vedere la luce limpida del cielo. Sotto il burqa c'è anche un Islam offeso, perché questo comportamento è puramente maschilistico e non religioso, oltre a essere la prova della paura della donna. Una donna libera, ricordiamocelo, è più forte di mille kamikaze, perché usa l'amore invece dell'odio, crea vite invece di distruggerle, forma un pilastro sociale, politico ed economico di un Paese civile. Ecco perché è più facile, per qualche imbecille - e che Dio mi perdoni l'arroganza - chiuderla dentro una bara che si chiama burqa, per essere seppellita viva.

 

Tra l'altro, sostiene Bouchaib moltissime di queste donne hanno gravi malattie, anche di allattamento, per mancanza di luce. Vi pare possibile, anche sotto un profilo religioso, inchinarsi e sacrificarle per motivi religiosi? Lascio a ognuno di voi la risposta. La proposta di legge Sbai dà a queste donne l'opportunità di sognare e di vedere l'azzurro del mare senza griglie assassine, offre alla donna il diritto di riappropriarsi della propria immagine identitaria senza paura.

 In un'epoca di grandi cambiamenti, non dovranno essere le ideologie, più o meno apocalittiche o messianiche, ma le bussole della ragione, che dovranno essere orientate sui punti cardinali della libertà e della dignità. Oggi stiamo scrivendo la storia di questo Paese, che mai è stato minacciato nella sua integrità culturale e identitaria come lo è oggi, in questo quadro mondiale, dove la jihad islamica si sta trasformando in jihad culturale guidata da organizzazioni cosiddette islamiche. Conclude Bouchaib, occorre essere molto accorti, perché oggi l'Islam integralista sta avanzando e sta cambiando volto per non farsi riconoscere, diventando sempre più una jihad culturale sulla quale si apre un dibattito in tutta l'Europa. Non diamo ascolto a fanatici maschilisti che vogliono invadere il territorio e i diritti universali, ma diamo loro una risposta unica chiara e tonda: non c'è spazio tra noi per chi lede ai diritti delle donne e usa l'Islam per i suoi fini.

 Prende la parola SAMIRA CHABIB, presidente di Saadia - Associazione donne marocchine. Il velo integrale è conseguenza di tradizioni locali, non è una prescrizione religiosa dell'islam. Nel Corano non c'è scritto che le donne sono obbligate a indossare il burqa, è una invenzione recente, nel novecento è diventato un capo per le donne dei ceti superiori, affinché fossero protette dagli sguardi del popolo. Poi sotto il regime teocratico dei talebani viene imposto a tutte le donne.

 In pratica c'è una grande confusione tra ciò che è tradizione e ciò che è religione. In tal senso, la tradizione viene spesso e volentieri, soprattutto da determinati gruppi, elevata a rango di religione. Per questo motivo le donne musulmane diventano sempre di più vittime e oggetti «da usare» e controllare rigidamente - afferma Samira Chabib - Tutto questo trova supporto nelle prese di posizione di alcuni imam, che potremmo definire «fai da te» o estremisti, i quali pensano che, laddove impongono con maggiore forza barbare usanze come il burqa e il niqab, si avvicinano con maggiore e più salda fede ad Allah.

 Le donne non coperte vengono svilite, insultate e di frequente maltrattate, con l'accusa di essere apostate e di essersi convertite a un'altra religione, subendo una fortissima pressione psicologica diretta e indiretta.

 Burqa e niqab non fanno parte della religione musulmana - insiste Chabib - Non è mia intenzione affermare che debba essere impedito alla donna di professare liberamente il proprio culto, purché ciò avvenga per convinzione e adesione del tutto libera e personale e nel rispetto delle leggi del Paese di dimora, in questo caso di quelle italiane.

 Per la rappresentante delle donne marocchine, occorre lavorare con i giovani, con i bambini per dire no alla cultura dell'odio. Soprattutto i bambini devono essere educati al rispetto dell'altro, ai valori dell'uguaglianza e della fratellanza. Se viene loro insegnato e inculcato l'odio, se vengono piegati alla cultura della sottomissione, se non apprendono che l'uomo e la donna sono esseri umani uguali di fronte alla legge e a Dio, tutto il nostro Paese correrà gravi rischi di disgregazione e malessere sociale e fallirà gli obiettivi di integrazione che oggi si pone. Bisogna guardare alle nuove generazioni, insegnando loro la cultura della libertà e della libera adesione ai valori che esse, autonomamente e secondo le proprie sensibilità, sentiranno più prossimi.

 Gli estremisti nostrani ed europei hanno tutto l'interesse di fare affermare l'uso del foulard, del niqab, del burqa per fare politica sulla testa delle donne. È un obiettivo programmato e messo a punto a tavolino dopo Khomeini. Chiedo - conclude Chabib - alla Commissione e al Parlamento italiano, da musulmana che lavora da anni con le donne immigrate, di approvare la proposta di legge contro il burqa e il niqab. Anche se si fosse trattato di indumenti prescritti dal credo religioso, essi avrebbero comunque rappresentato una grave violazione dei diritti umani e del principio di uguaglianza tra uomo e donna, oltre a un danno grave alla salute delle donne, dal momento che provoca un deficit evidente delle vitamine acquisite dalla luce del sole. Non mi sento rappresentata da nessuna associazione islamica in Italia.

 Subito dopo interviene MOHAMED NOUR DACHAN, Presidente dell'Unione delle comunità islamiche d'Italia (UCOII). E' l'unico a manifestare perplessità nei riguardi delle proposte di legge di Sbai e di Cota.  Parlando di sicurezza, tiene a precisare che niente e nessuno ha mai portato tanto danno all'Islam e ai musulmani quanto il terrorismo.

 L'UCOII non considera il burqa un dovere religioso inderogabile. Ha detto Dachan Esso è un dovere religioso che discende dal generoso Corano e riguarda esclusivamente l'obbligo di indossare un velo che cinga il capo ossia l'hejab, come ha ricordato la mia sorella Samira, della quale approvo la relazione.

 Il rappresentante dell'Ucoii pur ammettendo che il burqa non sia un abbigliamento rigorosamente necessario, è preoccupato  dal fatto che le proposte di legge contro il burqa avrebbero come conseguenza un'ulteriore emarginazione delle persone che si sentono legate a quella determinata credenza religiosa. Dichiarando illegale il burqa, anziché il dialogo avremo ulteriore segregazione e autosegregazione, con conseguenze ancora peggiori e drammatiche. Secondo Dachan il marito potrebbe imporre alla propria moglie  la clausura e la reclusione a casa, questa volta con la complicità della legge.
Prende la parola MUSTAPHA MANSOURI , Segretario nazionale della Confederazione della comunità marocchina in Italia. Ringraziando dell'invito, riprende il brano del Corano citato in precedenza da Samira, dove si evidenzia che per l'Islam la donna, prima di entrare a pregare, doveva coprirsi i capelli - non il viso e le mani - nonché tutte le parti sensibili sessualmente per non attirare gli uomini, perché stava davanti al creatore, davanti a Dio. Sfido chiunque a smentirmi. Mi assumo la responsabilità di ciò che affermo.  Per Mansouri  tutti sono concordi sul velo che copre solo i capelli e lascia il viso e le mani scoperte. Sfido chiunque a contraddirmi. Parlo dell'hadith dei grandi ulema e dei grandi Muftì, che svolgono le ricerche sul Corano. Il burqa e il niqab sono tradizioni nate negli anni Settanta, con i talebani. Se vogliamo tornare alle radici, questa è la realtà. Neanche la moglie di Maometto ha mai messo il burqa, ma il velo. L'ha detto il profeta e ciò significa che il burqa non fa parte dell'Islam. Il burqa mi fa paura, perché mi ricorda un episodio molto grave avvenuto in Pakistan: l'anno scorso, durante lo sciopero della Moschea rossa entrarono i militari per sedare la rivolta e il capo dei rivoltosi riuscì a fuggire nascondendosi sotto il burqa delle donne. ABDELLAH MECHNOUNE, Imam della moschea di Torino, ambasciatore della pace per le Nazioni Unite-sezione dialogo interreligioso. precisa subito di aver contattato diversi teologi e professori specializzati ponendogli domande che riguardano la comunità musulmana, in particolare, si rilevano le vessazioni che essa subisce dai suoi stessi appartenenti, portatori di un'ideologia estremista e maschilista. In materia di abbigliamento, il dottor Tantaoui, ha affermato che  il burqa e il niqab non hanno nulla a che vedere con l'Islam, tutt'altro. La maggior parte degli ulema, i teologi musulmani, hanno concordato su tale affermazione, diversamente dagli ulema delle scuole wahabite, jihadiste e salafite. Purtroppo, questi adepti hanno molti seguaci, che diffondono l'estremismo e l'esasperazione religiosa sul territorio italiano e fra i giovani, piegando un messaggio di fede a un utilitarismo politico, che mira al predominio e alla conquista del potere, nonché ad accaparrarsi il diritto di parlare per voce di tutta la comunità musulmana, le cui correnti sono numerose e variegate.   Abdellah Mechnoune racconta un episodio di quando è andato all'università Cattolica per parlare del velo, ad ascoltarlo c'erano tante giovani ragazze musulmane, ognuna di loro portava un vestito: il chador iraniano, il  burqa ,il niqab, il velo con i jeans. Qual'era il vero vestito dell'Islam: nessuno.  C'è molta confusione nelle comunità islamiche.  In alcune moschee si predica l'odio e tante altre cose. Credetemi, non ho mai avuto paura: sono stato aggredito, minacciato di morte, cacciato da alcuni centri islamici per la mia posizione di non sputare mai nel piatto in cui mangio. Inoltre, la verità è che questo abbigliamento è di matrice talebana.  Per l'imam di Torino il burqa rappresenta un problema molto grave, che dobbiamo combattere, se vogliamo l'integrazione, se volete che prevalga la moderazione e che un domani, crescano nuovi cittadini italiani che non portano le armi contro il tricolore, come è successo in Inghilterra. Alcune persone, infatti, pur essendo nate in quel Paese, hanno ricevuto insegnamenti sbagliati e organizzato attacchi kamikaze alla metropolitana di Londra, come ben sapete. Dobbiamo opporci, contrastando chi vuole imporre il burqa e chi intende indossarlo. Nonostante si tratti di una minoranza non rappresentativa della comunità musulmana, porta con sé un messaggio estremista che non dobbiamo lasciare passare. Il burqa è una rappresentazione del sadismo in Italia.  E tra l'altro Mechnoune si lamenta con il governo italiano perchè non sta offrendo alcun aiuto ai musulmani moderati, che sono la maggioranza.
La comunità musulmana sta compiendo migliaia di passi indietro e non in avanti.  Noi musulmani moderati chiediamo una legge per vietare sia il burqa, sia il niqab
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perché non rappresentano l'Islam. Forse lo rappresentano in Iran, in Afghanistan o in Egitto, ma siamo in Italia, un Paese occidentale. Se oggi non si vieta l'uso del burqa, credetemi: da domani comincerà un passaparola, secondo cui anche gli italiani devono indossarlo. Conosco molte donne italiane convertite all'Islam che, già dal primo giorno, si sentono dire che, essendo diventate sorelle musulmane, devono coprirsi interamente perché Allah non deve vederle come sono. Dove sono le parole del Profeta? Molti musulmani vivono in Italia, hanno i piedi in questo Paese, ma il cervello e il cuore in Afghanistan, in Iraq, con i kamikaze. Dobbiamo combattere questa realtà. Molti di loro si mostrano remissivi e tolleranti davanti alle telecamere - lo sapete magari meglio di me - ma sono pieni di parole di odio nei loro centri cosiddetti islamici.
  Io, continua Mechnoune che conosco il Corano a memoria - grazie a Dio - posso dire che non c'è neanche un versetto che parli del burqa o del niqab.  Il burqa e il niqab non sono dettati dall'Islam e rappresenta una minaccia alla libertà, soprattutto della donna musulmana, nonché grandi ostacoli alla convivenza e all'integrazione che cerchiamo da anni. Per questo, i seguaci di una certa matrice estremista e radicale ci fanno la guerra. Sono convinto che l'intento di questi adepti, che operano dentro le loro moschee, i loro centri e le loro associazioni cosiddetti islamici culturali sia quello di limitare la libertà della donna musulmana per impedirle una convivenza pacifica e un'integrazione nella società italiana, minacciando i diritti sanciti dalla Costituzione italiana e dal suo ordinamento. La dignità e la libertà della donna devono essere garantite. Salvando le donne, salviamo tutti noi.

 Concludiamo con l'intervento di  SABER MOUNIA, Presidente dell'Associazione in Italia dei minori non accompagnati.

Secondo Mounia l'Europa non si sta rendendo conto che l'estremismo radicale intende sfruttare i princìpi democratici per acquisire maggiore spazio di manovra e un potere sempre più crescente. Ha trovato terreno fertile per crescere e prosperare all'ombra delle stesse carte costituzionali dei Paesi occidentali. Questa non è religione, ma politica e la politica che piega la religione ai propri fini produce danni inauditi, fomenta i radicalismi e tende a introdurre princìpi teocratici che le società occidentali hanno superato, fortunatamente, da molto tempo. Mounia ha capito che l'estremismo islamico intende conquistare l'Occidente prima culturalmente e poi politicamente. Come sta accadendo in Belgio e in Olanda, che  rappresentano già due punti di arrivo di un lungo percorso legislativo relativo all'esistenza islamica in Europa. Sono, infatti, i primi due Paesi che hanno conosciuto e convissuto con l'estremismo islamico e con l'Islam del XX secolo.  Il Belgio di oggi è veramente sottomesso all'estremismo islamico, scaturito dal riconoscimento dell'Islam come religione di Stato nel 1974 e sviluppato fino all'istituzione di un sistema educativo islamico parallelo a quello dello Stato, dalla scuola materna fino alla maturità. Per le strade di Bruxelles si possono tranquillamente vedere donne che portano il niqab o il burqa, senza nessuna identificazione, fantasmi nel cuore della capitale europea; si possono vedere migliaia di bambine recarsi nelle scuole o nei licei islamici vestite con una tenuta scolastica obbligatoria, formata da indumenti lunghi neri e velo bianco sulla testa, e che imparano a scuola che la sottomissione è una vita normale, che assicura un posto in Paradiso.  Mounia consegna alla presidenza una documentazione fotografica riguardante una moschea nelle banlieu di Parigi, che svolge anche un ruolo di scuola islamica, qui le maestre fanno indossare il burqa alle bambine. Anche per Saber Mounia il burqa e il nigab sono costumi dettati da correnti culturali radicali, estremiste e maschiliste, che tentano di imporlo come pratica per una corretta professione di fede islamica. È significativo vedere che, nella maggior parte dei Paesi arabo-musulmani, tali comportamenti vengono stigmatizzati, osteggiati e combattuti, proprio perché quei Paesi sanno bene che cedere terreno su un indumento che diventa un simbolo potentissimo significa accettare l'imposizione di un'identità culturale deviata, che non ha nulla a che vedere con l'Islam.  E' incredibile - conclude Mounia - dover essere audito sul tema del burqa in un Paese occidentale, in cui la questione non avrebbe nemmeno dovuto essere sollevata.  Infine è stata ascoltata PINA NUZZO, Responsabile nazionale dell'Unione donne in Italia (Udi), dopo aver sottolineato le battaglie storiche in favore delle donne, ora è ben lieta di poter sostenere la battaglie delle donne musulmane contro il burqa,  a noi non interessa sapere se sono musulmani, se sono marocchini, egiziani, turchi e via elencando. La rappresentante dell'Udi è convinta che tutti in Italia devono rispettare la Costituzione, avere una sola moglie, perché la bigamia non è consentita per nessuno, neanche per quelli che vengono da fuori.  In Italia una parte politica vuole fare passare l'infibulazione, il velo come un fatto culturale. Abbiamo assistito a queste giustificazioni culturali e a un'accondiscendenza che ha portato a vedere determinate situazioni e a lasciarle accadere, a lasciarle stare.  Alla fine degli interventi i parlamentari, membri della Commissione hanno ringraziato gli auditori, dichiarandosi soddisfatti perchè tutti gli interventi all'unanimità sono stati contro il burqa e il niqad quindi contro l'estremismo e il fondamentalismo islamico. Infine tutti i parlamentari sono stati concordi nell'afferrmare che questa norma che intende vietare anche in Italia questi indumenti non vuole limitare la libertà religiosa di nessuno.


DOMENICO BONVEGNA
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