Solo i pochi del "Manifesto" e de "l'Unità", i residui "comunisti" della Sinistra fuori del Parlamento, i Radicali e alcuni "primi della classe" sciolti qua e là in vari partiti, ne hanno detto bene, la maggior parte dei politici italiani, invece, ha criticato o respinto la sentenza di Strasburgo che ordina di rimuovere il Crocifisso dalle nostre scuole. Così - quasi a sorpresa - è accaduto che parecchi di loro, sino a ieri schierati su sponde laiciste e spesso apertamente contrari alla Religione, siano stati costretti a cedere di fronte alla pressione della stragrande maggioranza del popolo italiano: lungo, infatti, sarebbe l'elenco delle proposizioni avverse all'esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici o al presepe o all'ora di religione...che questi "signori" hanno pronunciato in tantissime occasioni fino a ieri (io ne conservo, pro memoria, un corposo florilegio che consulto e ripasso); "signori" che hanno trovato sempre una guida autorevole in giornaloni come "la Repubblica", foglio, questo, portabandiera di anticattolicesimo. Ora, travolti dalla stessa sentenza che forse non immaginavano così stupida e assurda e temendo di perdere il contatto col "basso popolo" ad essa naturalmente contrario, sono costretti a prenderne le distanze e abbozzare veloci giudizi di condanna: Fini, ad esempio, a tal proposito parla di "laicismo deteriore" e il buon Bersani si spinge a dire che "il crocifisso non dà fastidio a nessuno".
La vicenda ha pure risvolti tragicomici; essa, infatti, dimostra come questi giudici stranieri, più spesso analfabeti di cose italiane, affidandosi ciecamente alla propaganda dei padroni di quei giornaloni a cui si accennava, abbiano preso per buone le illazioni, le mezze verità e le menzogne complete di costoro e hanno finito, poi, per allungare il passo ben oltre la falcata delle loro minuscole gambe rovinando nella melma e nel ridicolo. La cosa che stupisce è che non siano stati frenati in tempo dai "fratelli" italiani probabili frequentatori delle stesse logge massoniche; quando questi - i "fratelli" italiani - dovrebbero ben conoscere il nostro popolo il quale, seppur non è quello dei "civilizzatori, poeti, artisti, scopritori, inventori..." di Pascoli a cui Mussolini, dopo il '29, aggiunse "santi" e "trasvolatori", non è neanche composto solo da mandolinisti e spaghettari e, soprattutto, non è ancora completamente permeato di relativismo e di ateismo come certi "odiatori di professione" vorrebbero che fosse; anzi - è bene ricordarlo ogni tanto - quel popolo è capace di dar segnali di rivolta morale e civile che lasciano il segno come è stato per il referendum sulla "legge 40" (2005) e il "dies familiae" a Roma (2007): da qui l'errore madornale commesso dal Sinedrio di Strasburgo che, condannando Gesù, ha insultato anche l'Italia e - ironia! - ha ottenuto l'effetto imprevisto di costringere la maggior parte dei nostri bravi politici a dirsi favorevoli al Crocifisso dopo che parecchi di loro, in passato, erano stati contrari!
Attenzione però. Al di là della figuraccia che i "sinedristi" di oltralpe hanno rimediato oggi, avendo dovuto fare due passi indietro dopo averne tentati tre avanti, la sentenza dimostra cose che i credenti dovrebbero ormai conoscere a memoria: contro la Chiesa e lo stesso Cristianesimo, da molto tempo è in atto una battaglia senza quartiere, anche se in Europa il sangue dei cristiani non viene ancora sparso come in altre parti del mondo dove, nella indifferenza dell'Occidente ricco, essi vengono perfino crocifissi. Da noi la lotta è più "pulita" e si esprime soprattutto a colpi di leggi e pandette a cui singoli o accolite di giudici aggiungono, appena possono, le loro brave sentenze. Molti segni, comunque, ci fanno pensare ad una preordinata strategia il cui fine ultimo è la cancellazione un po' alla volta del Cristianesimo stesso, vedi - ad esempio - la mancata menzione delle "radici cristiane" nel Preambolo della Costituzione Europea di qualche anno fa. E non vale, a quanto sembra, ricordare a tali strateghi del "cupio dissolvi" (brama di autodistruzione!), che la loro azione pare quella dell'intelligentone che stia tagliando il ramo su cui è comodamente seduto e che, venendo meno il Cristianesimo, "qualcuno", con le buone o con le cattive, è già pronto a riempire il vuoto che lorsignori stoltamente vanno scavando. C'è già, infatti, chi parla di islam dietro la porta e che a noi, confusi e impotenti, convenga sperare nella sua eventuale europeizzazione/corruzione come nostra ultima ancora di salvezza.
Proprio per questo non è superfluo ripetere le cose che molti in questi giorni scrivono sicuramente meglio e con più autorità di me; che tutto ancora in Italia (pietre e mura di cattedrali, poesia e letteratura, pittura e scultura, musica e arte, piazze e palazzi, colonne ai crocicchi di strade, paesaggio, cime di monti, toponomastica, tradizioni e usi e costumi, modi di dire e proverbi, conta dei giorni, nomi e cognomi, perfino buon vino e buona tavola insieme all'aria che respiriamo...) concorre a renderci figli del Cristianesimo portato a Roma 2000 anni fa dai Santi Pietro e Paolo; cosa notissima anche ai suoi nemici che - mistero - vieppiù si accaniscono e si arrovellano e credono di sbattezzarsi mentre non possono non dirsi anch'essi... "cristiani"! Alla signora di Abano Terme, a quel tale unico esponente italiano del Sinedrio di Strasburgo lautamente pagato dal popolo povero, ai suoi colleghi, ai reggicoda nostrani sempre in ginocchio davanti ai verbi coniugati da chi sta nella "civile" Europa del Nord che ha potuto "godere" della Riforma, mentre noi del Sud saremmo stati oppressi dall'Inquisizione cattolica..., voglio solo ricordare con molta umiltà ma con un pizzico di presunzione che mi proviene dall'aver visto ormai ciò che bene o male c'era da vedere, essendo io nato nella "prima metà del secolo scorso", che l'avversione alla Religione e al Crocifisso, immancabilmente produce confusione nella società, ignoranza, smarrimento, disperazione, disordine e poi barbarie con tutto quello che di male si osserva attorno a noi. Ciò è stato ripetuto da pensatori il cui calibro supera anni luce di sicuro la mia e, forse, la loro persona; uno di questi è il grande Giambattista Vico, napoletano, il quale alcuni secoli fa scriveva: "quando si perde la Religione non resta più nulla perché i popoli possano vivere in società, né scudo per difendersi, né mezzi per consigliarsi, né alberi cui afferrarsi, né forma per esistere al mondo" (da "Principi della Scienza Nuova" 1725).
Rozzano, 4 Novembre 2009,
festa di San Carlo Borromeo
CARMELO BONVEGNA