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Il metodo è imposto dall’oggetto. La Chiesa è una realtà che si pone nella storia ma, insieme la trascende. Ogni lettura immanentistica e storicistica rischia inevitabilmente di violarne lo statuto e, con ciò, si verifica un paradosso: anziché la scienza ricercata, si rafforza l'ideologia rifiutata. La modernità, per la Chiesa, non è mai stata un tempo e/o una realtà da abbracciare o rifiutare, ma un problema. Qualcosa da sottoporre al vaglio critico della ragione allargata, per dirla con Benedetto XVI.

Augusto Del Noce, nel suo studio del Moderno come età attraversata da irreligiosità e, nel contempo, da problemi inediti e ricchi di implicazioni antropologiche, ha fatto suo questo approccio. Il Vaticano II è stato preceduto da una sequela di avvenimenti, pensieri, accentuazioni teologiche e culturali dovute a personaggi straordinari, non nasce come l'intuizione geniale di un Papa. E il Vaticano II non è l'unico Concilio della Chiesa, ovviamente, dunque una corretta diagnosi storica dovrebbe mettere in conto di vagliare un processo complesso e stratificato perché, appunto, il metodo deve acconciarsi all'oggetto. Non è il Moderno a sorprendere la Chiesa di Dio, è il peccato a generare scandalo anche tra le sue fila.

Questo è il punto oggettivo. La battaglia tra una concezione cattolica e una radical-libertaria della vita non è una novità. Fa parte dei segni dei tempi e ogni tempo ha i suoi segni - negativi e positivi - e, da sempre, la Chiesa ha usato l'intelligenza della fede e la sua saggezza bimillenaria per giudicare senza condannare. La rottura tra il mondo radical-libertario e la Chiesa è nelle cose, Concilio o non Concilio. Lo storicismo, anche raffinato, non accetta questa posizione e al più giunge al «non possiamo non dirci cristiani» di Croce. Ma c'è di più, molto di più. Se la Chiesa ha accettato di parlare altri linguaggi, lo ha fatto, sulla scia del «metodo» di Gesù, per attrarre a sé le intelligenze e i cuori dei non credenti e degli uomini di ogni tempo. Fa parte della sua missione. Anzi, sul piano interpretativo, si potrebbe casomai dire che, quando essa ha usato categorie della modernità come se fossero novità, in realtà, non si è accorta fino in fondo di usare vecchi arnesi incapaci di penetrare nuovi problemi. Tutti sono contro la Chiesa e tutto perdonano agli Stati, semplicemente perché questa è la verità evangelica sulla fede: sarete perseguitati come io sono stato perseguitato, dice Gesù.

L'eccesso di zelo delle procure e dei giornali «laici» nei confronti della Chiesa documenta questa tesi in maniera lampante, se mai ve ne fosse ancora bisogno. Obliterando un dato di fatto incontestabile: la sessualità è alla radice dell'avvenimento della fede, basterebbe scavare nella Genesi e darsi un'occhiata al Cantico dei cantici. Basterebbe leggere le catechesi sull'amore e sulla sessualità di Giovanni Paolo II. Emerge una sessualità come dono e affermazione di un tu da parte di un vero e sano io. Come dire: laico, cioè cristiano.

© Il Tempo - 30 giugno 2010