Nei miei viaggi in Irlanda, frequentando la comunità cattolica di St. Kevin, saltuariamente accedo alla rivista tradizionale irlandese “Catholic Voice”. Nel numero 454 (27august-9 september 2026) trovo un interessante articolo su una lettera aperta inviata dal vescovo olandese Robert Mutsaerts al Santo Padre Leone XIV.
Il titolo della rivista (Un vescovo scrive a Pietro: Il vescovo Mutsaerts e la domanda a cui il Sinodo non può rispondere). E’ un interessante e rispettosa lettera aperta, poco conosciuta. Il vescovo domanda: quante sono le persone che negli anni di processo sinodale abbiamo avvicinato alla Chiesa, a Cristo. E’ un appello fondato non sulla nostalgia, ma sulla legge suprema della Chiesa. La rivista irlandese si sofferma sul contenuto della lettera, che non è stata fatta per ferire, ma per guarire, già dal primo paragrafo. Infatti, viene scritta non per mancanza di riverenza per l’ufficio papale, ma per amore dello stesso ufficio. Non si tratta di una accusa contro i singoli individui, né per un passato idealizzato. La lettera riconosce le buone intenzioni di chi ha lavorato all’interno dei sinodi. Ma la domanda resta. Secondo Catholic Voice, la parola che manca a tutta la questione dei sinodi è conversione. La Chiesa non esiste per confermare le persone in ciò che già sono, scrive il vescovo, ma per condurle a Cristo. Le prime parole del Signore sono: Pentitevi e credete alla Buona Novella. La Chiesa dei martiri non convertì il mondo romano convocando sessioni di ascolto: Pietro, Paolo, Francesco, Domenico, il Curato d’Ars, Madre Teresa, Giovanni Paolo II, hanno proclamato Cristo. Certo, tutti ascoltarono, ma l’ascolto non fu mai il fine. Il fine era la conversione. Mutsaerts descrive una Chiesa occidentale in crisi. Il vescovo avverte sul pericolo della burocrazia che illude sull’attività, mentre la realtà è un’altra cosa. L’analisi del vescovo olandese è disarmante. Le grandi riforme non sono iniziate con le strutture, ma con i Santi. Dopo ogni epoca di corruzione non è venuto un gruppo di lavoro, ma un riformatore come Benedetto, Bernardo, Francesco, Caterina da Siena, Ignazio, Teresa d’Avila, Giovanni Bosco, Massimiliano Kolbe. Il loro programma era sorprendente nella semplicità: diventare santi. La Chiesa non si trova davanti a un problema di governo, ma un problema di fede e nessuna nuova assemblea può risolverlo. La lettera del vescovo olandese si conclude presentando l’esperienza dei discepoli di Emmaus. L’autentica sinodalità cattolica non si conclude in un’assemblea permanente, ma in missione. La preghiera del vescovo per un santo Pontificato è una rinnovata concentrazione su Cristo (mi sembra che il Papa questo aspetto lo ha ricordato sempre), la conversione, la santità, l’evangelizzazione, la salvezza delle anime. La rivista ci tiene a precisare che l’esortazione del vescovo è ampiamente condivisa.
Torino, 13 settembre 2026
S. Giovanni Crisostomo, vescovo
E Dottore della Chiesa. DOMENICO BONVEGNA