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Doveroso un chiarimento dopo il recente ballottaggio presidenziale in Polonia, il commento all'amico Marco Invernizzi, collaboratore di Radio Maria, editorialista del mensile Il Timone, nonché dirigente nazionale di Alleanza Cattolica.

 Le elezioni polacche sono andate come sappiamo. La grande rimonta della "Polonia profonda", quella che si riconosce nel partito dei "gemelli" e nel candidato Jaroslaw Kaczynski, non è riuscita, fermandosi al 47% dei voti. Che però sono molti anche in prospettiva delle prossime elezioni amministrative e di quelle politiche del 2011; secondo alcuni commentatori era proprio in previsione di queste ultime che il candidato conservatore polacco ha giocato la partita delle elezioni presidenziali.
 Ma la Polonia è un Paese che permette di fare alcune riflessioni, che mi vengono ancora più spontanee alla luce di queste recenti elezioni.
Noi europei che non abbiamo conosciuto il regime comunista pensiamo alla Polonia del regista Andrzej Wajda, quello che recentemente abbiamo osannato per aver mandato sugli schermi il film sul massacro di Katyn, dove 22mila ufficiali polacchi vennero assassinati dai sovietici durante la Seconda guerra mondiale. Un film che ci ha commosso, che ha il grande merito di aver portato in luce finalmente una tragedia che per decenni la censura comunista e l'autocensura degli occidentali avevano relegato nel silenzio.
 Però molti polacchi non amano Wajda e più sono anticomunisti meno lo amano. Perché? Il regista divenne famoso molti anni fa per un altro suo film, dedicato alla figura di Danton e alla Rivoluzione francese. Anche quello fu un film importante perché cominciò a insinuare qualche dubbio sulla intoccabile purezza del 1789, autentico dogma della modernità, o di un certo modo di intendere la modernità. Peraltro se si riguarda con attenzione quel film emerge come il regista abbia voluto sì mettere in discussione la figura di Robespierre, il tiranno puro e sanguinario, ma in qualche modo, se non ricordo male, per mettere in luce positiva, o comunque più positiva, l'altra importante figura della Rivoluzione, appunto Danton, magari corrotto, ma umano.
 Nelle recenti elezioni Wajda si è schierato contro la Polonia profonda di Kaczynski per sostenere il candidato liberale Komorowski. In una recente intervista a Repubblica (6 luglio) ha spiegato con queste parole la sua preferenza: «Il suo sistema [quello dei Kaczinski] ci allontana dai valori del mondo civile, dalle conquiste della rivoluzione. Tusk [il capo del governo e del partito liberale] e Komorowski ci agganciano invece a Ue e Nato».
 Ora ci possiamo chiedere: quali saranno i valori del mondo civile a cui fa riferimento il regista polacco? Divorzio, aborto, fecondazione assistita: sono questi soprattutto i valori che dividono i polacchi e tutti quei popoli dove il processo di scristianizzazione conosce ancora qualche resistenza, come l'Italia, Malta, la Croazia, l'Irlanda. Queste e non altre, su cui ci possono essere e ci sono diverse opinioni, sono le conquiste della Rivoluzione, cui Wajda fa riferimento. L'accusa di allontanare la Polonia dall'Europa non sta in piedi: una cosa è tener fuori la Polonia dall'Unione europea (Ue), un'altra accettare senza discussione tutti i suggerimenti (o le imposizioni) di quest'ultima, soprattutto sui temi etici.
 Ecco perché Wajda non è amato dai polacchi molto cattolici e molto anticomunisti. E con lui un altro "grande" della storia anticomunista polacca, il fondatore di Solidarnosc Lech Walesa.   Entrambi in Polonia sono accusati di aver collaborato con il regime comunista ed entrambi si sono schierati contro Kaczynski e contro la grande maggioranza della Chiesa cattolica. Sono accuse che circolano da tempo e che vengono sempre più sostenute da ricerche e pubblicazioni: io non sono in grado oggi di verificarle, però ci sono e circolano negli ambienti maggiormente sensibili ai valori cristiani.
 Faremmo bene a tenerne conto anche per aiutare i polacchi a non ripetere, sulla loro pelle, la triste storia del cattolicesimo democratico italiano, che oggi vorrebbe portare i cattolici a guardare alla Ue e ai suoi valori come dopo la Seconda guerra mondiale ha portato i cattolici a collaborare con le diverse forze politiche laiciste e socialiste, o comunque a non ostacolare la loro penetrazione nella cultura e nel costume del Paese.

Marco Invernizzi