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Leone XIV ai parlamentari spagnoliCi sono alcuni aspetti da evidenziare nei discorsi che Leone XIV ha pronunciato nel suo viaggio apostolico in Spagna. C’è un particolare discorso ripreso dalla rivista irlandese, “Catholic Voice” (“A goal of Civilisation”; 27 August-9September, Issue 454), John Stuart pone l’attenzione sul discorso rivolto alla sessione congiunta del Parlamento spagnolo nel Palazzo del Congresso dei Deputati a Madrid. Leone XIV ha fatto qualcosa che nessun papa aveva fatto prima, scrive Stuart.

Il Papa si è rivolto ai politici spagnoli come Pastore della Chiesa cattolica, consapevole che la missione affidata al successore di Pietro pone la Santa Sede in un dialogo particolare con i popoli e con gli Stati. Il discorso del Papa poteva essere pronunciato in qualsiasi altro parlamento dell’Occidente secolarizzato, in Irlanda, in Italia. Pertanto, Stuart è convinto che il discorso merita essere proposto al pubblico irlandese, per una riflessione seria su ciò che una nazione moderna dovrebbe promuovere e vivere alla luce del vangelo piuttosto che dei sondaggi d’opinione.

La dignità umana precede lo Stato. Il discorso del papa scaturisce da un unico fondamento: “Ogni società veramente giusta, si fonda sul riconoscimento dell’inviolabile dignità della persona umana”. “Tale dignità - ha insistito il Papa –precede qualsiasi concessione da parte dello Stato e non può essere subordinato a mutevoli costumi sociali o ai capricci della maggioranza in un dato momento. Appartiene a ogni essere umano per il semplice fatto di esistere e per questa ragione deve guidare ogni legge positiva. La fede cristiana proclama questa dignità sulla base della Rivelazione; la ragione umana”. Inoltre, Leone XIV aggiunge: “può riconoscerla come un requisito iscritto nella verità dell’uomo. Finché questa convinzione rimane viva, la legge diventa un bene per tutti; quando viene a mancare, la legge rimane indifesa contro l’imposizione d’interessi particolari”. Io noto in queste parole, che peraltro, hanno goduto di una standing ovation di ben sette minuti, una forte critica allo strumento della maggioranza in democrazia. “La dignità precede qualsiasi concessione da parte dello Stato e non può essere subordinata ai capricci della maggioranza”. Sulla questione del Progresso e delle innovazioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, il Papa è stato abbastanza chiaro. La tecnologia, “non è neutrale, perché assume il volto di coloro che la concepiscono, la finanziano, la regolano e la utilizzano”. La misura di ogni progresso, ha insistito il Papa, è il posto della persona umana nel nostro processo decisionale, come la dignità di lavoro, la solidarietà, la politica sociale. Bisogna vedere come il bene comune è servito o messo da parte, da questi nuovi strumenti. Serve un discernimento urgente su questi problemi nei vari Paesi europei.

La difesa della vita. Poi Leone XIV, dopo queste premesse, ha continuato a parlare con calma, allo stesso tempo con fermezza. Ai politici, ai responsabili, che hanno “la grave responsabilità di regolamentare legalmente il nostro modo di vivere insieme”. La convivenza sociale è minacciata, ha avvertito, dalla cultura dello scarto. “Se la vita cessa di essere riconosciuta come valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può una comunità che getta nell’ombra un bambino non ancora nato, gli anziani, i malati, coloro che soffrono in silenzio o coloro che dipendono interamente dalle cure altrui essere definita giusta? Sono parole che interrogano l’attualità di fronte alla deriva eutanasica che sta colpendo la nostra società. “La difesa della vita umana – ha affermato chiaramente – non è né una questione di parte, né un interesse confessionale: è un obiettivo di civiltà”. “Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e salvaguardata dal concepimento fino alla sua fine naturale, in ogni circostanza della sua esistenza”. Quando questa certezza viene oscurata, “i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo”. “La grandezza morale d’una nazione, conclude il Papa, “si manifesta soprattutto nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite che sono più fragili”.

Famiglia, migrazione e costo della guerra. Papa Leone ha poi rivolto il suo pensiero alle famiglie. “La famiglia è la realtà umana primaria e il fondamento naturale della comunità”. “La famiglia sarà sempre “la prima scuola dell’umanità”. E’ qui che si impara e non in un altro luogo, “la grammatica di base del vivere insieme, accogliere la vita, prendersi cura degli altri, perdonare, servire e appartenere”. A questo punto il Santo Padre facendo riferimento alle istituzioni educative che si occupano dell’educazione dei nostri figli, il Papa si è premurato di difendere il diritto dei catechisti e delle scuole cattoliche a educare. Soprattutto “il diritto primario e inalienabile” dei genitori di scegliere il tipo di educazione e formazione per i propri figli in modo coerente con le loro convinzioni morali, culturali e religiose. Sulla migrazione il Papa ha rifiutato ogni riduzione meramente demografica o economica; il movimento di persone di persone disperate attraverso rotte pericolose, ha affermato, “costituisce una questione eminentemente morale e giuridica”. Ha formulato una duplice richiesta di giustizia sociale: offrire dei percorsi sicuri e legali e un’accoglienza autentica, e al tempo stesso promuovere “il diritto di rimanere nella propria terra”, in modo che nessuno sia costretto a lasciare la propria casa per mancanza di pace, sicurezza o condizioni di vita dignitose. Sulla guerra, in particolare al Medio Oriente, è stato intransigente: “Ogni guerra costituisce, in definitiva, una dolorosa sconfitta della capacità di negoziare”. Le armi, “possono imporre un silenzio temporaneo, ma non potranno mai costruire una pace autentica e duratura”.

Libertà linguistica e religiosa. Leone XIV si è soffermato sul tema del linguaggio pubblico risanato. Il pluralismo politico, ha affermato, “non dovrebbe degenerare nel costante denigrare l’avversario”. La pace, “si stabilisce e si protegge anche attraverso il linguaggio”. Pertanto, coloro che ricoprono cariche pubbliche hanno quindi, “un obbligo speciale di essere consapevoli delle proprie parole ai fini di disarmare il linguaggio”.” La fermezza – ha dichiarato – non richiede disprezzo; il disaccordo non implica umiliazione”. Per quanto riguarda la libertà religiosa, ha affermato, che è “un diritto fondamentale che protegge la sfera intima della persona”. Lo Stato, fondato sull’autentica libertà, riconosce la dimensione religiosa della persona umana, la rispetta e la protegge legalmente. La fede non cerca di imporsi attraverso privilegi e coercizione; tuttavia, non può essere messa a tacere come se fosse irrilevante per la vita pubblica. Papa Leone ha concluso invitando i legislatori ad alzare lo sguardo per ricordare che ogni decisone delle autorità pubbliche “riguarda persone reali, specialmente quelli che hanno meno potere di far sentire la propria voce”. Accanto alle soluzioni tecniche e alle riforme legislative, “è necessario anche un rinnovamento morale”. Una legge “non raggiunge la sua vera grandezza solo per essere stata formalmente promulgata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può reggere di fronte alla dignità della persona e superare tale prova senza vergogna”.

Torino, 14 settembre 2026

Esaltazione della Santa Croce.                DOMENICO BONVEGNA