Signor Presidente,
anche se si deve stendere il velo della pietà per l'episodio avvenuto in provincia di Bologna, dove una madre ha ucciso i figli di 5 e 6 anni e poi si è suicidata a causa, forse, del suo stato di depressione, ciò non toglie che questi episodi sono in parte devoluti a causa della carenza di strutture valide atte alla cura di questi sofferenti psichici.
Mi rivolgo a Lei in tutta sincerità fiducioso che il mio appello rivolto alla Sua solidarietà non cadrà nel dimenticatoio
Oramai è noto a tutti, grazie alla Sua manageriale attività politica nel campo internazionale l'apporto decisamente valido e positivo nell'aver collocato l'Italia nella migliore considerazione e rispetto, il tutto riconfermato ancora oggi (24 settembre 2009) all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
Ormai è noto a tutti, grazie al Suo personale autorevole intervento nel campo nazionale per la rimozione della spazzatura a Napoli, la grande ed utile organizzazione per il recente G8 all'Aquila e per la formidabile ricostruzione di questa città.
Ma nel campo della disabilità e specialmente della sofferenza psichica, questo ambito sanitario e legislativo continua a gemere sotto il silenzio e l'indifferenza, relegandolo nell'angolo buio del Palazzo.
Riconosciamo che i problemi da risolvere sono tantissimi, anche ereditati dai passati Governi, ma non possiamo disconoscere che insufficienti sono state le soluzioni verso questo grave disagio sociale costituito dal disturbo psichico, che abbraccia molte patologie nevrotiche e per prima la depressione.
Ma anche se è vero che solo il Parlamento deve legiferare in questa materia, ciò non toglie che il Suo Governo possa presentare disegni di legge atti alla riforma per il riconoscimento di questa tematica.
La Commissione 12° Affari Sociali della Camera dei Deputati, ( misteriosamente fermata dall'aprile 2005 con la presidenza dell'Onorevole Pierferdinando Casini per il Testo Unificato Burani- Procaccini e dove era abbinata la mia petizione n.23) , ancora oggi è indifferente nel "trattare" questa riforma, né si vedono sintomi di iniziative.
Vero che il dr. Gianni Letta all'epoca ed oggi attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, su mio modesto suggerimento, aveva istituito una "Giornata di riflessione sulla depressione" il 17 aprile 2005 ed avvenuta nel Salone Verde di Palazzo Chigi in previsione della istituzione di un "Tavolo Tecnico" .
In quella occasione il dr. Gianni Letta mi aveva ( "spinto" e ne sono debitore e riconoscente ) ad esporre in 9 punti le necessità che reputo della massima prima urgenza verso i malati, le loro famiglie e per la sicurezza di tutti i cittadini.
Ma la speranza di arrivare ad una possibile proposta condivisa, è stata vana, perché quel Tavolo Tecnico non ha avuto un che minimo di partenza.
La Finanziaria 2010, pare, ha continuato ad ignorare questo vero problema sociale, non ha attivato interventi, nè programmi adeguati a sostegno delle famiglie dove insiste il malato psichico, venendo meno a quei giusti indirizzi del Piano Sanitario 2003-2005 del Suo precedente Governo.
Non desidero aggiungere altro, però devo sottolineare che la famiglia, bene prezioso e risorsa insostituibile in un modello sociale che vogliamo vedere ancora con valori di solidarietà e di coesione, che continua a farsi carico dei figli, che continua ad aiutare i propri genitori anziani, non è solo quella della emergenza dei pannolini o dei pannoloni, è soprattutto anche quella che continua a curare i membri disabili o svantaggiati.
Uno dei problemi più scottanti, Signor Presidente e più difficili di maggior rilievo che affliggono le famiglie dei disabili, soprattutto degli handicappati psichici, è l'incertezza del dopo la morte di colui/ei che sostengono il peso dell'assistenza, soprattutto per non avere ancora una ragionevole certezza di sicurezza sui vari tempi assistenziale che il proprio familiare orfano dovrà affrontare.
E' questa la realtà, Signor Presidente del Consiglio che bisogna guardare con grande attenzione e priorità e non solo scandalizzarsi quando succedono drammi della follia, come quello di Bologna che non sarà l'ultimo, per la scarsità di normative e di strutture atte alla cura dei malati.
Signor Presidente, bisogna guardare al silenzio di queste famiglie, che è un grande urlo inascoltato !
Grato per una cortese risposta.
Previte