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Salvatore Graziano Dalemmo promotore del locale Comitato Evangelico “”NO AI MATRIMONI GAY”” dice la sua riguardo l’omossessualità alla luce delle nuove provenienti dalla Chiesa Valdese a fine lavori del Sinodo.

Nella metà del mese di Agosto si è riunito a Torre Pellice (TO) il Sinodo Valdese, che come ogni anno affronta le problematiche della Chiesa Valdese. Quest’anno però tra i punti forti dei lavori vi era “ la benedizione delle coppie gay”. L’argomento ci riguarda da vicino in quanto nel Salento (Grottaglie in primis) vi è una forte percentuale di Valdesi che con questa iniziativa hanno perso molti dei contatti ecumenici che stavano tessendo con le altre Chiese Protestanti e con la stessa Chiesa Cattolica. “Prima di tutto c’è da chiedersi perché la Chiesa Valdese abbia permesso tutto ciò. Il discorso è molto più semplice di quanto sembra, ha semplicemente perso di vista ciò che è chiamata a fare: essere testimone di Cristo. Il discorso non è se riconoscere l’omosessualità o meno a livello sociologico. Questo concetto che esprime una apertura al diverso lo si può fare in un dibattito politico onde prevenire la fomentazione dell’omofobia. Qui il discorso è molto diverso, e, mi si conceda, più serio,  in quanto legato alla sfera spirituale. Dio non condanna il peccatore, che ravvedendosi e abbracciando Gesù come suo salvatore può riscattarsi dalla sua condizione di peccato, ma il peccato in quanto tale. L’omosessualità è peccato. Si badi, è bene ricordarlo, che si sta parlando della sfera esclusivamente spirituale. Su questo monito si trova in linea anche l’Alleanza Evangelica Italiana che ha preso le distanze dalla Chiesa Valdese-Metodista. L’A.V.I. infatti afferma che quello dei Valdesi-Metodisti è uno smarrimento teologico prima ancora che etico, dove una discutibile ginnastica ermeneutica ha notevolmente impoverito la fedeltà all'evangelo. Non rispettare l'autorità biblica, evitando di chiamare peccato ciò che chiaramente è definito come tale (ad esempio:"Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna:è cosa abominevole" , Levitico 18,22, ed ancora, "similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento", Romani  1,27), significa infatti procedere con determinazione verso la perdita dell'evangelo stesso.

L’omosessualità non è una malattia, precisiamolo. E’ una condizione legata alla sfera psicologica dell’individuo che può avere varie origini e fattori di impulso. Ad esempio esiste l’ Ipotesi di Origine psicologica: lo psichiatra olandese Gerard J. M. van den Aardweg sottolinea che negli ultimi decenni si sono viste confermate soprattutto le idee dello psicanalista austriaco Alfred Adler (1870-1937), il primo a mettere in relazione, nel 1917, l’omosessualità con un complesso d’inferiorità nei confronti del proprio sesso. Le ricerche empiriche di Irving e di Toby B. Bieber e di altri nel 1962 evidenziano il fatto che un soggetto, per identificarsi positivamente con il suo ruolo sessuale, deve aver stima per il genitore del suo stesso sesso e deve sentirsi da lui amato e stimato; inoltre, l’adulto omosessuale è spesso uno che non ha vissuto i suoi anni di gioventù ben inserito nella vita di gruppo dei giovani dello stesso sesso. Tali esperienze giovanili portano il soggetto a drammatizzare la propria situazione, a desiderare l’affetto di quelle persone dello stesso sesso rispetto alle quali ha sviluppato un complesso d’inferiorità e dalle quali non si sente accettato, o dalla cui compagnia si sente escluso. Van den Aardweg spiega che i complessi omosessuali possono essere curati, ma soprattutto che possono e devono essere prevenuti durante l’infanzia con una giusta educazione. Egli afferma che un’educazione dei giovani che cerchi di annullare le specificità maschili e femminili — tipica dei socialismi e del femminismo rivoluzionario — e la mancanza in casa dei ruoli materno e paterno può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l’insorgenza di complessi nevrotici omosessuali. A conclusioni analoghe giunge — in un contesto teorico di matrice freudiana — Giuseppe Cesari, ordinario di psicologia clinica nell’Università di San Diego, in California.

Alla luce di questi studi possiamo dire che dall’omosessualità si può uscire sempre se ci si lascia aiutare.

 

Per tutti questi motivi abbiamo abbracciato l’appello al Sinodo dell’On. Malan riguardo all’argomento e siamo in linea con l’A.V.I. (Alleanza Evangelica Italiana) definendo che non si può considerare non peccato ciò che DIO stesso condanna. Del resto molte Chiese Protestanti locali ( Salento ma non solo) hanno accolto la nostra iniziativa collaborando con noi verso una promozione dei principi Bibblici corretti.

Ci teniamo a ribadire che la nostra non è una battaglia politica o sociale, anzi, è l’esatto contrario. Vogliamo di fatto impedire che argomenti di Fede si trasformino in pretesti per battaglie politiche che nulla hanno acchè vedere con la Fede.

 Salvatore Graziano Dalemmo