Meritano uno studio a parte chi in questi mesi, volendo da quando si è insediato il Governo Meloni, manifesta ossessivamente per Gaza e contro Israele e quindi contro il Governo Meloni complice di genocidio. Ho trovato una “perla” su Facebook e non ho resistito a non farla mia.
Si tratta di un ipotetico, “viaggio nella testa di un Propal”, (Roberto Riccardi) una “Analisi semiseria di un fenomeno che meriterebbe uno studio clinico”. Pare che la Global Sumud Flotilla sta per salpare di nuovo. Per la verità non ho capito verso quale località, se verso Gaza oppure verso Cuba comunista del compagno Fidel. “Duecento imbarcazioni, parlamentari del campo largo a bordo, kefiah d'ordinanza, telecamere al seguito. Destinazione Gaza. Destinazione reale: il proprio ego”. Ma chi è il propal? Si chiede il giornalista su Fb. “Cosa si agita dentro quella testa? Cosa connette sinapsi capaci di piangere le donne di Gaza e ignorare quelle impiccate a Teheran? Di invocare diritti umani sostenendo chi li abolisce? Di prendere a martellate un poliziotto a Torino e chiamarla autodifesa? Di lanciare molotov e spranghe contro i carabinieri in Val di Susa e chiamarla resistenza?”. La domanda merita un approccio clinico. Semiserio, naturalmente. Quale referto potrebbe emettere un immaginario psichiatra criminale che si trovasse sul lettino un esemplare medio di antagonista travestito da pacifista? Tuttavia, Il propal è “lo stesso soggetto che piangeva per Maduro gridando "Giù le mani dal Venezuela". Lo stesso che dopo la morte di Khamenei sfilava "contro l'aggressione imperialista all'Iran". Lo stesso che il 7 ottobre cercava giustificazioni per il massacro. Cambiano le magliette. Le sigle restano: OSA, Cambiare Rotta, Askatasuna, Potere al Popolo”. Il travestimento muta. La patologia è stabile. Cerco di sintetizzare l’analisi di Riccardi “Il soggetto presenta un quadro delirante organizzato a sfondo persecutorio con ideazione paranoide sistematizzata. Ha elaborato una cosmogonia completa in cui forze occulte (imperialismo, sionismo, capitale globale) governano la realtà. Si percepisce come elemento di una élite cognitiva che ha "compreso la verità". Naturalmente, chiunque non è d’accordo con il loro delirio viene classificato come agente ostile. L’antagonista è un soggetto impermeabile alla falsificazione della realtà. È inutile discutere con lui. E come uno che crede che la Terra sia piatta. Il soggetto non è resistente alle prove contrarie. Ricordate Greta Thumberg quando si è rifiutata di vedere mezz’ora di filmato del massacro del 7 ottobre, quella era "propaganda sionista". Per le donne lapidate in Iran: "propaganda occidentalista". Dissidenti torturati in Venezuela: "operazione della CIA". Ogni evidenza contraria viene metabolizzata dal sistema e ne esce come prova a sostegno. Il soggetto, cosiddetto antagonista, quando opera violentemente contro un nemico è affetto da un disturbo dissociativo; picchia e si crede buono. In pratica, il soggetto presenta una scissione completa tra il sé percepito e il sé agito. La scissione non produce alcun disagio. Pertanto, “Il soggetto si percepisce difensore dei deboli mentre fiancheggia regimi che i deboli li massacrano per statuto. Si percepisce nonviolento mentre agisce violenza fisica diretta”. Quindi, se a “Milano devasta una stazione ferroviaria la chiama "risposta popolare". La dissociazione non genera rimorso, né ripensamento, né autocritica. Il soggetto vive in uno stato di esaltazione permanente che si configura come euforia paradelirante egosintonica. In termini non clinici: è felice della propria patologia. La vive come una condizione di superiorità”. Altra caratteristica del soggetto è quella che mentre “aggredisce e simultaneamente si dichiara aggredito. È il meccanismo dello stalker che accusa la vittima di provocazione. Dell'incendiario che lamenta la mancanza di estintori”. Praticamente, ti dà un pugno e denuncia il dolore alla mano. Il giornalista la chiama Inversione predatore-preda con pericolosità sociale elevata. L’esempio di Torino è emblematico: “il martello sulla testa del poliziotto diventa "reazione difensiva". In Val di Susa la molotov contro il carabiniere diventa "risposta alla militarizzazione del territorio". Questo è il dato clinicamente più allarmante: il soggetto, ci crede. Ha operato una ristrutturazione cognitiva completa in cui l'atto violento è stato riqualificato come legittima difesa. La pericolosità sociale è direttamente proporzionale alla sincerità con cui il soggetto si percepisce innocente”. Altra caratteristica dell’antagonista da centro sociale, “chiama pace la guerra”. In pratica,
Il soggetto presenta un'alterazione sistematica del codice semantico morale. “Ogni termine è stato svuotato del significato originario e riempito con il significato opposto. "Resistenza" designa l'aggressione. "Difesa" designa l'attacco. "Liberazione" designa l'asservimento. Hamas è un "movimento di liberazione". Maduro è un "presidente legittimo". Gli ayatollah sono "vittime". Paradossalmente secondo Riccardi, questo manifestante (lo possiamo definire in tanti modi) non ne azzecca una, e non è un caso. Anzi, il soggetto non sbaglia una volta, ma sbaglia sempre, su ogni causa, in ogni epoca, senza una sola eccezione. Hamas. Maduro. Khamenei. Assad. Milosevic, se si risale indietro. Ancora, ha, “una dipendenza patologica dal regime più indifendibile disponibile sul mercato. Più la causa è insostenibile, più l'attrazione è irresistibile”. Attenzione, non c’è nessuna speranza che si autocorregge. Il giovane tipo da centro sociale in queste sue battaglie non vuole salvare nessuno: né Gaza, né il Venezuela, né la Val di Susa. Utilizza queste cause come strumento di affermazione narcisistica. “Sono palcoscenici. La kefiah è un costume di scena. Il corteo è un red carpet. Vuole essere visto nell'atto di fingere di salvare qualcuno. Ha bisogno che la vittima esista e continui a soffrire, perché senza vittima il palcoscenico si smonta. Questo è il tratto più cinico del profilo: il soggetto non desidera la risoluzione del conflitto. Desidera la sua perpetuazione”. Riccardi chiama questo comportamento: Narcisismo predatorio mascherato da altruismo. Per il sinistro combattente da centro sociale non si può fare né una prognosi né una terapia. Stendere una “terapia”, un quadro clinico per un eventuale trattamento, per lo psichiatra criminale ci sarebbero delle difficoltà enormi.
“Le patologie ideologiche strutturate sono le più resistenti all'intervento terapeutico perché il soggetto non si percepisce malato. Anzi. Si percepisce guaritore. Pertanto, “ogni tentativo di cura viene interpretato come aggressione. Ogni terapeuta viene classificato come agente del sistema”. E’ esistito un unico precedente clinico di guarigione di massa parzialmente documentato, scrive Riccardi. Quando è crollato il Muro di Berlino. Nel 1989 milioni di soggetti affetti da ideazione collettivista strutturata furono sottoposti a un trattamento d'urto: la realtà. Molti guarirono. Alcuni recidivarono. Altri, i più gravi, sono ancora in piazza. Con la kefiah al posto del Che Guevara. La terapia suggerita è dunque una sola: un'iniezione massiccia di realtà”. Però sembra che sia l'unico farmaco che il soggetto rifiuti categoricamente di assumere. Possiamo avere fiducia nella sinistra istituzionale? Non credo. Sia la Schlein che gli altri sono magnificamente intenti ad abbracciare le battaglie di questi “bravi ragazzi”, anche se fanno finta di prendere le distanze. Del resto, tutti “lavorano” per lo stesso fine.
Torino, 10 marzo 2026
S. Domenico Savio. a cura di Domenico Bonvegna