
Ramon Lucas Lucas, LC www.ramonlucas.org
21 aprile 2021
Qui troverete un sommario e due spiegazioni (breve e lunga), sia dei dati scientifici che degli aspetti etici.
tratto da
Ramón Lucas Lucas, I limiti etici della scienza e della tecnica, Gregorianum 104 (4), 2021, pp. 817-838
Sommario
D/ Le cellule dei feti abortiti vengono utilizzate per la produzione di vaccini Covid-19? R/ No. Alcuni vaccini utilizzano linee cellulari, sviluppate in colture di laboratorio, che originariamente provenivano da due feti abortiti nel 1973 e nel 1985. I vaccini provenienti da linee cellulari fetali abortite non usano né le cellule dei feti abortiti né le cellule delle linee fetali che ne sono emerse, ma piuttosto i virus attenuati che sono cresciuti in quelle colture cellulari. Il DNA di queste linee cellulari ha subito mutazioni nel corso degli anni, quando le cellule in coltura sono state sviluppate, anche se nel loro DNA conservano informazioni che permettono di identificarle con il feto da cui sono state ottenute. D/ È eticamente ammissibile l'uso dei vaccini Covid-19 che vengono prodotti? R/ Sì. Il motivo è che, nel peggiore dei casi [perché non tutti i vaccini seguono gli stessi processi], si tratterebbe di una cooperazione materiale indiretta remota al male dell'aborto procurato, da cui hanno origine le linee cellulari. Per cooperazione al male s'intende un'azione volontaria o un'omissione che in qualche modo rende possibile o facilita a un'altra persona commettere un'azione moralmente cattiva. Questo non è il caso né di chi produce oggi i vaccini per Covid-19, né di chi li usa, perché non c'è un rapporto di causalità tra questi e gli aborti praticati più di quarant' anni fa, né facilita o promuove il male dell'aborto.Spiegazione semplificata
Dato scientifico Due linee cellulari sono state utilizzate per alcuni vaccini Covid-19: HEK-293 e PER-C6, che provengono da due feti abortiti rispettivamente nel 1973 e nel 1985. Dei vaccini attualmente in distribuzione, il vaccino Oxford-AstraZeneca utilizza la linea cellulare fetale HEK-293, e Johnson & Johnson utilizza la linea cellulare fetale PER-C6. Entrambi utilizzano virus, geneticamente modificati in colture di queste linee cellulari fetali, che non possono causare malattie ma producono proteine di coronavirus per generare una risposta immunitaria. I vaccini Moderna e Pfizer non utilizzano linee cellulari fetali nella loro progettazione e produzione, ma si utilizzano la linea cellulare fetale HEK-293 nei test di conferma in laboratorio; ciò che utilizzano per produrli sono frammenti del codice genetico dei virus modificati per generare una proteina che a sua volta innesca una risposta immunitaria. In ogni caso, nessuno di loro utilizza le cellule delle linee fetali, ma i virus attenuati che sono cresciuti in queste colture cellulari. Il DNA di queste linee cellulari ha subito mutazioni dopo gli anni in cui le cellule in coltura si sono espanse, anche se nel loro DNA conservano informazioni grazie alle quali possono essere identificate con il feto da cui sono state ottenute. Storicamente, molti vaccini come la varicella, la rosolia, la polio, l'epatite A, ecc. sono stati ottenuti attraverso colture cellulari da feti abortiti, ma oggi le linee cellulari sono molto lontane e non sono correlate agli aborti originali.Aspetti etici
I vaccini, in relazione alle linee cellulari dei feti abortiti nel secolo scorso, hanno diversi aspetti etici, tutti legati al grado di cooperazione al male dell'aborto praticato allora. 1) La non cooperazione al male. L'aspetto principale è che i feti non vengono abortiti allo scopo di estrarre le cellule per fare gli attuali vaccini Covid-19. Come afferma il recente documento, si può dire che «La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l'uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota»1. La cooperazione al male significa un'azione volontaria o un'omissione che in qualche modo rende possibile o facilita un'altra persona a commettere un'azione moralmente cattiva2. Il male è un atto personale libero, ma si può essere ritenuti responsabili del male che gli altri fanno quando si collabora con loro partecipandovi direttamente e volontariamente, ordinandolo o approvandolo, non impedendolo quando si ha l'obbligo di farlo, o proteggendo coloro che lo fanno. Ci sono tre forme di cooperazione al male. La cooperazione formale avviene quando si partecipa in qualche modo all'azione cattiva di un altro ed essa è voluta direttamente e liberamente. È sempre eticamente cattiva perché si partecipa direttamente e intenzionalmente al male fatto da un altro; per esempio, il proprietario di una clinica dove si pratica l'aborto: il medico che pratica l'aborto è l'agente principale, ma il proprietario collabora direttamente con lui. Questo non è il caso né di chi produce oggi i vaccini per Covid-19, né di chi li usa perché non esiste un rapporto di causalità tra questi e gli aborti praticati più di quarant' anni fa. Ma non può essere condivisa nemmeno l'intenzione della persona che ha praticato l'aborto per ottenere i tessuti fetali al fine di produrre i vaccini, perché un tale atto sarebbe una cooperazione formale. «Pertanto, chiunque – indipendentemente dalla categoria di appartenenza – cooperasse in qualche modo, condividendone l'intenzione, all'effettuazione di un aborto volontario, finalizzato alla produzione dei vaccini in oggetto, parteciperebbe di fatto alla medesima malizia morale di chi ha compiuto tale aborto»3. Quindi, chi li produce oggi e chi li usa deve fare tutto il possibile affinché non si dia neanche la parvenza di approvazione dell'aborto praticato allora. Un'altra forma è la cooperazione materiale, dove l'azione moralmente cattiva dell'altro non è approvata, ma solo tollerata o subita. Questa cooperazione materiale può essere di due tipi. Cooperazione materiale immediata/diretta: quando l'altro è aiutato a compiere l'azione immorale, formando un'unità con l'agente principale; si tratta di una stretta collaborazione sia in termini di connessione temporale che materiale; ad esempio, il partner che aiuta il ladro a compiere un furto, anche se non condivide l'intenzione di rubare; o che aiuta il medico a compiere l'aborto, anche se è contrario (infermiera). Questo non è il caso né di chi produce oggi i vaccini per Covid-19, né di chi li utilizza, per il motivo già detto.L'altra forma è la cooperazione materiale mediata/indiretta: quando tra l'azione dell'agente principale e quella del collaboratore vi è una separazione che può consentire un orientamento multiplo nell'azione dell'agente principale, e non un singolo risultato. Poiché l'azione dell'agente principale può prendere diverse direzioni, quella del collaboratore non è necessariamente, né volontariamente, legata ad essa; per esempio, la persona che esegue una diagnosi prenatale non è necessariamente in relazione con la persona che successivamente esegue l'aborto perché la diagnosi ha rivelato una malformazione fetale. Dalla diagnosi si possono seguire diverse direzioni: mantenere la gravidanza, prepararsi ad un'ulteriore terapia quando possibile, eseguire l'aborto, ecc. Questa forma di cooperazione può essere successivamente prossima o remota, sia come distanza temporale, sia come connessione con l'oggetto morale dell'atto; ad esempio, è prossima se il proprietario di un negozio di armi vende un fucile a un noto assassino, poiché l'esito prevedibile di tale atto sarà un crimine; sarà remota se lo vende a qualsiasi persona senza sapere se andrà a cacciare o a commettere un omicidio.
Il caso di coloro che oggi producono i vaccini per Covid-19 e di coloro che li utilizzano, si potrebbe configurare come una cooperazione materiale indiretta remota. «È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti»4. Già nel 2017 la Pontificia Accademia per la Vita affermava che «Le caratteristiche tecniche della produzione dei vaccini più comunemente usati nell'infanzia ci portano a escludere che vi sia una cooperazione moralmente rilevante tra chi usa questi vaccini oggi e la pratica dell'aborto volontario. Pertanto, crediamo che tutti i vaccini clinicamente raccomandati possano essere utilizzati con la coscienza pulita e che l'uso di tali vaccini non significhi alcuna collaborazione con l'aborto volontario»5.
Anche se ho presentato l'argomento seguendo il principio morale della cooperazione al male, si potrebbe dire che nel caso dei vaccini Covid-19, non ci sarebbe nemmeno una «cooperazione materiale indiretta remota» con il male morale dell'aborto praticato più di quarant' anni fa. Senza entrare nella responsabilità soggettiva, l'aborto è stato un atto moralmente cattivo; chi allora cooperò con esso lo ha fatto in modo formale o materiale secondo le implicazioni che ha avuto; chi poi ha usato le cellule fetali può o non può aver cooperato al male. Il solo uso di cellule fetali dopo un aborto non implica di per sé la cooperazione con l'autore del medesimo; allo stesso modo, il prelievo di un organo da una persona assassinata e il suo trapianto in un'altra persona non implica di per sé la cooperazione con l'autore dell'omicidio.
1) La non legittimazione, anche indiretta, della pratica dell'aborto. Collegato a questo punto, c'è un altro importante aspetto etico. La legalità dei vaccini «non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell'aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso. Infatti, l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un'approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti»6. Già nel 2005 la Pontificia Accademia per la Vita aveva avvertito la necessità di evitare anche la collaborazione materiale passiva che si verificherebbe quando chi produce i vaccini non rifiutasse chiaramente «il cattivo atto iniziale (l'aborto volontario), e non si impegnasse a cercare e promuovere forme alternative»7.
2) La obbligatorietà etica della vaccinazione. Il terzo aspetto riguarda l'obbligo etico personale di essere vaccinati. È chiaro che «la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune»8, proteggendo gli altri. In tempi di pandemia, questo dovere etico personale è rilevante e dovrebbe essere abdicato solo per comprovati motivi oggettivi. Ecco perché coloro che «rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo»9.
3) La liceità etica dell'imposizione da parte dell'autorità publica. Detto questo, il quarto aspetto etico riguarda la liceità etica dell'autorità pubblica di imporre la vaccinazione. Ogni atto medico richiede il consenso informato del paziente. È vero che un adulto non può essere costretto a compiere un atto medico cattivo per lui (aborto), ma non gli si può nemmeno imporre un atto medico buono e necessario (amputazione di una gamba per cancrena). L'autodeterminazione del paziente è un diritto fondamentale. Ciò che voglio chiarire qui è un altro punto: si può imporre a una persona un atto medico buono (vaccinazione) per evitare che essa provochi danni ad altri (contagio)? La libertà è un diritto fondamentale, ma quando il suo esercizio danneggia gravemente gli altri, non solo la persona ha il dovere di non farlo, ma anche gli altri hanno il dovere di impedirlo. La funzione dell'autorità pubblica è quella di vigilare sul bene comune dei cittadini. Quando un diritto individuale, sebbene fondamentale, nel suo esercizio errato viola il bene comune l'autorità pubblica può e deve limitarlo con misure prudenti e giuste; per esempio, il confinamento forzato di un assassino.
4) L'efficacia e la sicurezza del vaccino. Il quinto aspetto etico è legato al precedente e riguarda l'efficacia e la sicurezza del vaccino. Se l'obbligo etico personale di essere vaccinati dipende dalla comprovata efficacia e sicurezza del vaccino, a più ragione ciò è importante perché l'autorità pubblica possa imporlo eticamente in caso di estrema necessità. Senza la garanzia dell'efficacia e della sicurezza del vaccino, la legittimità etica dell'imposizione da parte dell'autorità pubblica sarebbe infondata. Attualmente, nel migliore dei casi, possiamo avere una garanzia di efficacia a breve termine. A lungo termine, gli studi clinici di solito raggiungono il loro obiettivo dopo diversi anni e questo tempo è necessario per verificare la sicurezza. Si può ritenere che la sicurezza a breve termine sia garantita perché la situazione d'emergenza, l'investimento sulla ricerca e sulle le risorse ha permesso di ridurre i tempi di approvazione, ma la sicurezza a lungo termine non è certamente provata. Questa preoccupazione potrebbe essere superata. A livello scientifico, dimostrando che non causerebbero effetti transgenici o altri rischi incontrollati. A livello individuale, con un consenso veramente informato in cui si assumono i rischi ipotetici. Sul piano sociale, l'autorità pubblica ha il dovere morale e civile di informare adeguatamente i cittadini sui possibili rischi; quindi, in caso di estrema necessità, potrebbe avvalersi della sua autorità impositiva solo dopo una valutazione tra i possibili rischio facendo il vaccino e la reale certezza di non farlo.
6. La giustizia e l'equità nella distribuzione dei vaccini. Il sesto aspetto riguarda la giustizia e l'equità nella distribuzione dei vaccini. I responsabili, sia pubblici che privati, devono garantire procedure e decisioni giuste, in modo che nessuna persona, popolo o continente sia discriminato o escluso. Tali procedure dovrebbero tener conto del criterio dell'interesse comune, nonché della tutela della salute dei più vulnerabili e di coloro che sono impegnati in servizi essenziali per la società.
Spiegazione lunga
1. Dato scientifico
Per produrre vaccini, come la rosolia10, sono state finora utilizzate due linee cellulari a partire da colture di cellule fetali provenienti da aborti procurati. La WI-38 (Winstar Institute 38)11 nel 1964, e la MRC-5 (Medical Research Council 5)12 nel 1970. Nessuna di queste linee cellulari è stata utilizzata per i vaccini Covid-19. Durante lo sviluppo del vaccino vengono utilizzate due diverse linee cellulari in diversi momenti. La HEK-293, che proviene da cellule renali di feto abortito, sviluppata nel 197313. La PER-C6 derivata da cellule di retina di feto abortito, sviluppata nel 1985.Per un giudizio etico, tra i vari tipi di vaccini Covid-19, due sono quelli da prendere in considerazione, tenendo conto del loro rapporto con le cellule di feti abortiti e dell'indice di sicurezza che possono offrire. 1) I vaccini basati su vettori virali, che utilizzano virus geneticamente modificati: non possono causare malattie ma producono proteine coronavirus per generare una risposta immunitaria. A questo tipo appartengono il vaccino di Oxford-AstraZeneca, che utilizza la linea cellulare fetale HEK-29314, e il vaccino Johnson & Johnson, che utilizza la linea cellulare fetale PER-C615. 2) I vaccini a base di mRNA, che utilizzano frammenti del codice genetico dei virus modificati per generare una proteina che a sua volta innesca una risposta immunitaria. Di questo tipo sono i vaccini di Moderna16 e Pfizer17, perché non vengo utilizzate linee di cellule fetali nella loro progettazione e produzione, ma si impiega la linea di cellule fetali HEK-293 nei test di conferma in laboratorio.In ogni caso, nessuno di loro utilizza le cellule delle linee fetali, ma i virus attenuati che sono cresciuti in queste colture cellulari. Il DNA di queste linee cellulari ha subito mutazioni dopo gli anni in cui le cellule in coltura si sono espanse, anche se nel loro DNA conservano informazioni grazie alle quali possono essere associate con il feto da cui sono state ottenute. Storicamente, molti vaccini come per la varicella, la rosolia, la polio, l'epatite A, ecc. sono stati ottenuti attraverso colture cellulari da feti abortiti, ma oggi le linee cellulari sono molto lontane e non sono correlate agli aborti originali.
1. Aspetti etici
I vaccini, in relazione alle linee cellulari dei feti abortiti nel secolo scorso, hanno diversi aspetti etici, tutti legati alla cooperazione al male dell'aborto praticato allora e, se questo fosse il caso, al grado di cooperazione. Ritengo che nel caso dei vaccini Covid-19, non ci sarebbe nemmeno una «cooperazione materiale indiretta remota» al male morale dell'aborto praticato più di quarant'anni fa. Senza entrare nella responsabilità soggettiva, l'aborto di allora fu un atto moralmente cattivo; chi allora cooperò con esso lo fece in modo formale o materiale secondo le implicazioni che ebbe; chi poi usò le cellule fetali poté o no aver cooperato al male. Il solo uso di cellule fetali dopo un aborto non implica di per sé la cooperazione con l'autore del medesimo; allo stesso modo, il prelievo di un organo da una persona assassinata e il suo trapianto in un'altra persona non implica di per sé la cooperazione con l'autore dell'omicidio. Il collegamento «post hoc ergo proter hoc» nonè necessario e neanche necessariamente cattivo. Anzi, potrebbe essere addirittura buono e meritevole; valga come esempio il pentimento o il risarcimento dopo un male fatto. Detto ciò, se si vuol presentare l'argomento seguendo il principio morale della cooperazione al male, bisognerà articolare il ragionamento in diversi passaggi.
a) L'aspetto principale è che i feti non vengono abortiti allo scopo di estrarre le cellule per fare gli attuali vaccini Covid-19. Come dimostrano i dati scientifici, ciò che viene utilizzato sono virus attenuati cresciuti in linee cellulari (HEK-293 e PER-C6) da feti abortiti nel secolo scorso. Da qui le questioni etiche: a) In primo luogo, una volta che le cellule sono ottenute da feti abortiti, possono essere utilizzate per generare linee cellulari per far crescere i virus attenuati che saranno utilizzati nella produzione di vaccini? b) In secondo luogo, l'uso di tali vaccini implica una cooperazione al male morale degli aborti praticati allora?
In entrambi i casi si tratta di stabilire se vi è cooperazione al male e, in caso affermativo, di che tipo di cooperazione si tratta18, tenendo presente che il male morale è nelle decisioni libere delle persone, non nei vaccini o nel loro materiale cellulare. Come afferma il recente documento, si può dire che «La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l'uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota»19. Il testo risponde chiaramente alla seconda questione etica, ma è valido anche per la prima per lo stesso motivo, con alcune sfumature.
La cooperazione al male significa un'azione volontaria o un'omissione che in qualche modo rende possibile o facilita un'altra persona a commettere un'azione moralmente cattiva20. Il male è un atto personale libero, ma si può essere ritenuti responsabili del male che gli altri fanno quando si collabora con loro partecipandovi direttamente e volontariamente, ordinandolo o approvandolo, non impedendolo quando si ha l'obbligo di farlo, o proteggendo coloro che lo fanno.
Ci sono tre forme di cooperazione al male. La cooperazione formale avviene quando l'azione cattiva di un altro è voluta direttamente e liberamente. In essa l'azione di chi coopera costituisce un'unità operativa con l'azione dell'agente principale. È sempre eticamente cattiva perché si partecipa direttamente e intenzionalmente al male fatto da un altro. Per esempio, il proprietario di una clinica dove si pratica l'aborto: il medico che pratica l'aborto è l'agente principale, ma il proprietario collabora direttamente con lui. Questo non è il caso né di chi produce oggi i vaccini per Covid-19, né di chi li usa perché non esiste un rapporto di causalità tra questi e gli aborti praticati più di quarant'anni fa. Ma non può essere condivisa nemmeno l'intenzione della persona che ha praticato l'aborto per ottenere i tessuti fetali al fine di produrre i vaccini, perché un tale atto sarebbe una cooperazione formale. «Pertanto, chiunque - indipendentemente dalla categoria di appartenenza–cooperasse in qualche modo, condividendone l'intenzione, all'effettuazione di un aborto volontario, finalizzato alla produzione dei vaccini in oggetto, parteciperebbe di fatto alla medesima malizia morale di chi ha compiuto tale aborto»21. Quindi, chi li produce oggi e chi li usa deve fare tutto il possibile affinché non si dia neanche la parvenza di approvazione dell'aborto praticato allora.
Un'altra forma è la cooperazione materiale, dove l'azione moralmente cattiva dell'altro non è approvata, ma solo tollerata o subita. Questa cooperazione deriva necessariamente da un'azione che, per qualche motivo, deve essere realizzata (stato di necessità); è una cooperazione efficace, ma che non approva la cattiva volontà dell'agente principale. In che misura la cooperazione materiale, seppure involontaria, è moralmente lecita? La risposta sta nella corretta applicazione del principio dell'azione con doppio effetto: compiere un'azione il cui effetto indiretto non voluto è quello di facilitare un'azione cattiva di un altro, nel caso in cui prevenire l'azione cattiva alla quale si collabora è fisicamente o moralmente impossibile [per stato di necessità o perché non è possibile impedirla senza cadere in estremi riprovevoli o senza negare beni maggiori], non vincola necessariamente la responsabilità della persona.
La cooperazione materiale può essere di due tipi. Cooperazione materiale immediata/diretta: quando l'altro è aiutato a compiere l'azione immorale, formando un'unità con l'agente principale; si tratta di una stretta collaborazione sia in termini di connessione temporale che materiale; ad esempio, il partner che aiuta il ladro a compiere un furto, anche se non condivide l'intenzione di rubare; o che aiuta il medico a compiere l'aborto, anche se è contrario (infermiera). Questo non è il caso né di chi produce oggi i vaccini per Covid-19, né di chi li utilizza, per il motivo già detto.
L'altra forma è la cooperazione materiale mediata/indiretta: quando tra l'azione dell'agente principale e quella del collaboratore vi è una separazione che può consentire un orientamento multiplo nell'azione dell'agente principale, e non un singolo risultato. Poiché l'azione dell'agente principale può prendere diverse direzioni, quella del collaboratore non è necessariamente, né volontariamente, legata ad essa; per esempio, la persona che esegue una diagnosi prenatale non è necessariamente in relazione con la persona che successivamente esegue l'aborto perché la diagnosi ha rivelato una malformazione fetale. Dalla diagnosi si possono seguire diverse direzioni: mantenere la gravidanza, prepararsi ad un'ulteriore terapia quando possibile, eseguire l'aborto, ecc. Questa forma di cooperazione può essere successivamente prossima o remota, sia come distanza temporanea, sia come connessione con l'oggetto morale dell'atto; ad esempio, è prossima se il proprietario di un negozio di armi vende un fucile a un noto assassino, poiché l'esito prevedibile di tale atto sarà un crimine; sarà remota se lo vende a qualsiasi persona senza sapere se andrà a cacciare o a commettere un omicidio.
Il caso di coloro che oggi producono i vaccini per Covid-19 e di coloro che li utilizzano, si potrebbe configurare, al massimo, come una cooperazione materiale indiretta remota. «È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti»22. Le azioni di coloro che hanno praticato l'aborto negli anni '70 e '80 non possono essere messe in relazione diretta con quelle di coloro che oggi producono e utilizzano vaccini di linee cellulari, il cui DNA non è uguale a quello delle cellule fetali originali perché ha subito mutazioni dopo gli anni in cui le cellule in coltura si sono espanse. Già nel 2017 la Pontificia Accademia per la Vita affermava che «Le
caratteristiche tecniche della produzione dei vaccini più comunemente usati nell'infanzia ci portano a escludere che vi sia una cooperazione moralmente rilevante tra chi usa questi vaccini oggi e la pratica dell'aborto volontario. Pertanto, crediamo che tutti i vaccini clinicamente raccomandati possano essere utilizzati con la coscienza pulita e che l'uso di tali vaccini non significhi alcuna collaborazione con l'aborto volontario»23.
b) La non legittimazione, anche indiretta, della pratica dell'aborto. Collegato a questo punto, c'è un altro importante aspetto etico. La legalità dei vaccini «non può costituire in sé una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell'aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso. Infatti, l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un'approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti»24. Dottrina della Fede non fa altro che confermare ciò che sempre ha sostenuto. Infatti in Dignitas Personae sostiene: «Quando l'illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste [EV 73]. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l'indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici».25. Già nel 2005 la Pontificia Accademia per la Vita aveva avvertito la necessità di evitare anche la collaborazione materiale passiva che si verificherebbe quando chi produce i vaccini non rifiutasse chiaramente «il cattivo atto iniziale (l'aborto volontario), e non si impegnasse a cercare e promuovere forme alternative»26.
c) La obbligatorietà etica della vaccinazione. Il terzo aspetto riguarda l'obbligo etico personale di essere vaccinati27. È chiaro che «la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune»28, proteggendo gli altri. In tempi di pandemia, questo dovere etico personale è rilevante e dovrebbe essere abdicato solo per comprovati motivi oggettivi. Ecco perché coloro che «rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari procedenti da feti abortiti, devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo»29.
d) La liceità etica dell'imposizione da parte dell'autorità publica. Detto questo, il quarto aspetto etico riguarda la liceità etica dell'autorità pubblica di imporre la vaccinazione. Ogni atto medico richiede il consenso informato del paziente. È vero che un adulto non può essere costretto a compiere un atto medico cattivo per lui (aborto, chirurgia invasiva non necessaria, ecc.), ma non gli si può nemmeno imporre un atto medico buono e necessario (amputazione di una gamba per cancrena). L'autodeterminazione del paziente è un diritto fondamentale30. Ciò che voglio chiarire qui è un altro punto: si può imporre a una persona un atto medico buono (vaccinazione) per evitare che essa provochi danni ad altri (contagio)? La libertà è un diritto fondamentale, ma quando il suo esercizio danneggia gravemente gli altri, non solo la persona ha il dovere di non farlo, ma anche gli altri hanno il dovere di impedirlo. La funzione dell'autorità pubblica è quella di vigilare sul bene comune dei cittadini. Quando un diritto individuale, sebbene fondamentale, nel suo esercizio errato viola il bene comune, l'autorità pubblica può e deve limitarlo con misure prudenti e giuste; per esempio, il confinamento forzato e la limitazione della libertà di un assassino.
e) L'efficacia e la sicurezza del vaccino. Il quinto aspetto etico è legato al precedente e riguarda l'efficacia e la sicurezza del vaccino31. Se l'obbligo etico personale di essere vaccinati dipende dalla comprovata efficacia e sicurezza del vaccino, a maggior ragione ciò è importante perché l'autorità pubblica possa imporlo eticamente in caso di estrema necessità. La nota di Dottrina della Fede ne accenna all'inizio: «Non si intende giudicare la sicurezza ed efficacia di questi vaccini, pur eticamente rilevanti e necessarie, la cui valutazione è di competenza dei ricercatori biomedici e delle agenzie per i farmaci»32. Poiché è eticamente rilevante va ragionata, perché senza la garanzia di tale efficacia e sicurezza, la liceità etica dell'imposizione sarebbe infondata. Non intendo dare prove scientifiche, ma dimostrare che sono importanti dal punto di vista etico33.
L'efficacia dei vaccini viene testata in diverse fasi. I test preclinici sono normalmente effettuati su animali e, una volta provata la sicurezza, iniziano le quattro fasi cliniche sull'uomo per valutare non solo la sicurezza ma anche l'efficacia. Gli studi clinici di solito raggiungono il loro obiettivo a lungo termine e richiedono diversi anni. È necessario del tempo per verificare la sicurezza a lungo termine. Per alcuni vaccini Covid-19 il metodo di produzione pionieristico rende questa sicurezza più importante. Come indicato nei dati scientifici, finora sono stati prodotti vaccini basati su vettori virali. Ora alcuni vaccini Covid-19 sono basati sul mRNA e la loro sicurezza a lungo termine non è certamente nota. La preoccupazione non è solo medica ma anche etica.
«L'approvazione finale da parte della FDA e dell'EMA di questi vaccini porterà indubbiamente grandi benefici alla biomedicina, ma sarà anche un importante esperimento per verificare la sicurezza a lungo termine di questi vaccini»34.
Questa preoccupazione potrebbe essere superata. A livello scientifico, dimostrando che l'uso di mRNA nel vaccino, come tutti gli mRNA prodotti dalle cellule, si degrada naturalmente in breve tempo e non causerebbe effetti transgenici o altri rischi incontrollati; non si tratterebbe quindi di utilizzare la popolazione come cavie. A livello individuale, con un consenso veramente informato in cui si assumono i rischi ipotetici. Sul piano sociale, l'autorità pubblica ha il dovere morale e civile di informare adeguatamente i cittadini sui possibili rischi; quindi, in caso di estrema necessità, potrebbe avvalersi della sua autorità impositiva solo dopo una valutazione tra i possibili rischi somministrando il vaccino e la reale certezza di non farlo.
f). La giustizia e l'equità nella distribuzione dei vaccini. Il sesto aspetto riguarda la giustizia e l'equità nella distribuzione dei vaccini. I responsabili, sia pubblici che privati, devono garantire procedure e decisioni giuste, in modo che nessuna persona, popolo o continente sia discriminato o escluso35. Tali procedure dovrebbero tener conto del criterio dell'interesse comune, nonché della tutela della salute dei più vulnerabili e di coloro che sono impegnati in servizi essenziali per la società.
1 Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 3
2K. Flannery, Cooperation with evil. Thomistic Tools of Analysis. The Catholic University of America Press, Washington 2019.
3 Pontifica Accademia per la Vita, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5/6/2005.
4 Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 3
5 Pontificia Accademia per la Vita, Nota sull'uso di vaccini in Italia, 31/07/2017.
6 Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 3 y 4.
7 Pontifica Accademia per la Vita, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5/6/2005.
8 Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 5.
9 Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 5.
10 S. A. PLOTKIN, D. CORNFELD, TH.H. INGALLS, «Studies of Immunization With Living Rubella Virus, Trials in Children With a Strain coming from an Aborted Fetus», American Journal of Diseases in Children, October 1965, vol. 110, no. 4, pp.381-389.
11 L.HAYFLICK, «The Limited In Vitro Lifetime of Human Diploid Cell Strains», Experimental Cell Research 1965, 37(3):614-636. G.SVEN, S.PLOTKIN, K.MCCARTHY, «Gamma Globulin Prophylaxis; Inactivated Rubella Virus; Production and Biological Control of Live Attenuated Rubella Virus Vaccines», American Journal of Diseases of Children 1969, 118(2):372-381.
12 J.P. JACOBS, C.M. JONES, J.P. BAILIE, «Characteristics of a Human Diploid Cell Designated MRC-5», Nature, 11th July 1970, vol.277, pp.168-170
13 F.L. GRAHAM, J. SMILEY, W.C. RUSSELL, R. NAIRN (01 July 1977). «Characteristics of a human cell line transformed by DNA from human adenovirus type 5». J. Gen. Virol. 36 (1): 59–74. https://doi.org/10.1099/0022-1317- 36-1-59
14 N. VAN DOREMALEN, T. LAMBE, A. SPENCER, ET AL. ChAdOx1 nCoV-19 vaccine prevents SARS-CoV-2 pneumonia in rhesus macaques. Nature 586, 578–582 (2020). https://doi.org/10.1038/s41586-020-2608-y
15 TOSTANOSKI, L.H., WEGMANN, F., MARTINOT, A.J. ET AL. Ad26 vaccine protects against SARS-CoV-2 severe clinical disease in hamsters. Nat Med 26, 1694–1700 (2020). https://doi.org/10.1038/s41591-020-1070-6
16 CORBETT, K.S., EDWARDS, D.K., LEIST, S.R. ET AL. «SARS-CoV-2 mRNA vaccine design enabled by prototype pathogen preparedness». Nature 586, 567–571 (2020). https://doi.org/10.1038/s41586-020-2622-0
17 VOGEL ET AL. «A prefusion SARS-CoV-2 spike RNA vaccine is highly immunogenic and prevents lung infection in non-human primates». BioRxiv 8 Sept 2020 https://doi.org/10.1101/2020.09.08.280818
18 T. D'AQUINO, Somma theologica, I-II, qq. 12 e 18; A.M. DE LIGUORI, Theologia moralis 2, § 63-67;
19 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 3. Una formulazione, forse più adeguata, era già stata data dalla stessa Congregazione in Dignitas persona, nn. 34 e 35.
20 K. FLANNERY, Cooperation with evil. Thomistic Tools of Analysis. The Catholic University of America Press, Washington 2019; J. M. BOYLE, «Praeter intentionem in Aquinas» in The Thomist 42 (1978) 649-665; L. MELINA,
«La cooperazione con azioni moralmente cattive contro la vita umana» in R. LUCAS LUCAS (cur.), Commento interdisciplinare alla Evangelium Vitae, Libreria Editrice Vaticana 1997, 467-490.
21 PONTIFICA ACCADEMIA PER LA VITA, Riflessioni morali circa I vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5/6/2005.
22 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 3
23 PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA, Nota sull'uso di vaccini in Italia, 31/07/2017. Alla stessa conclusione arriva lo Statement from Pro-Life Catholic Scholars on the Moral Acceptability of Receiving COVID-19 Vaccines pubblicato il 5 marzo 2021 da EPPC:
https://eppc.org/news/statement-from-pro-life-catholic-scholars-on-the-moral-acceptability-of-receiving-covid-19-va ccines/ (accesso 16 marzo 2021).
24 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 3 y 4.
25 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dignitas Personae, n. 35.
26 PONTIFICA ACCADEMIA PER LA VITA, Riflessioni morali circa i vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti, 5/6/2005.
27 Sugli aspetti etici che seguono già si è espresso il COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA nel parere I vaccini Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione (20 novembre 2020). Vedi anche il parere: La sperimentazione biomedica per la ricerca di nuovi trattamenti terapeutici nell’ambito della pandemia Covid-19: aspetti etici (22 ottobre 2020).
28 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 5.
29 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, n. 5.
30 CONSIGLIO D'EUROPA, Convenzione sui diritti dell'uomo e la biomedicina 4/4/1997 (Convenzione di Oviedo); esecutiva in Italia con Legge 28 marzo 2001, n. 145.
31 COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA nel parere I vaccini Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione (20 novembre 2020), § 4: «Al momento... non sono ancora disponibili dati scientifici sulla loro sicurezza ed efficacia, con riferimento alla popolazione specifica sulla quale sono stati sperimentati, alla durata dell'immunità, al grado e al livello di immunità raggiungibili». Dopo diversi mesi di somministrazione, i dati sulla sicurezza sono più abbondanti, ma ancora parziali.
32 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19, 21/12/2020, Intr.
33 Aspetto questo messo in rilievo più volte dal COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA nel parere I vaccini Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione (20 novembre 2020), § 2: «dimostrata l'affidabilità e la capacità di immunizzare, il vaccino dovrà essere valutato e poi approvato dalle Autorità regolatorie e ne dovrà essere verificata l'efficacia nel tempo», § 4: «occorre considerare al contempo l'etica clinica e l'etica della salute pubblica nel bilanciamento rischi/benefici, diretti e indiretti».
34https://www.lne.es/opinion/2020/11/24/seguridad-plazo-habla-25294847.html (Consulta 22/12/2020).
35 COMITATO NAZIONALE PER LA BIOETICA, I vaccini Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione (20 novembre 2020), § 4: «ogni scelta di distribuzione debba rifarsi al principio morale, deontologico e giuridico generale della uguale dignità di ogni essere umano e di assenza di ogni discriminazione e al principio morale integrativo dell’equità».