«I risultati ottenuti stanno dimostrando il successo della nuova Familienpolitik, la più efficace dalla nascita della nuova Repubblica Federale tedesca». Il ministro della Famiglia, Ursula von der Leyen, con orgoglio ha presentato poche settimane fa i risultati di due anni di lavoro nel corso dei quali «lo Stato tedesco ha investito come mai nella sua storia nelle politiche familiari», ha sottolineato il professore dell'Istituto di Economia di Colonia, Michael Huenter. Secondo l'Istituto per l'Economia mondiale di Kieler, in Germania circa il 10 per cento dell'intero Pil viene investito nella Familienpolitik. Nel 2005 lo Stato, tra servizi e sussidi, ha messo a disposizione di tutte le famiglie tedesche 184 miliardi di euro, saliti a 189 nel 2006. Per il 2007 ancora non sono stati forniti dati ufficiali poiché è stato l'anno dell'introduzione dell'Elterngeld (il congedo retribuito per i genitori), la cui incidenza sulle casse dello Stato sarà chiara e trascrivibile in cifre solo alla fine del 2008, inizio del 2009. Il nuovo congedo parentale, infatti, viene corrisposto ad ogni bambino nato dopo il 1 gennaio 2007. Per dodici mesi viene erogato il 67% dello stipendio netto percepito fino a quel momento dal genitore in congedo, fino ad un massimo di 1800 euro. Secondo il Familienministerium entro il 2008 circa 365.000 famiglie tedesche usufruiranno dell'Elterngeld che secondo una stima approssimativa solo per il 2007 determinerà un investimento di altri 6,5 miliardi di euro. Ma secondo alcuni economisti l'Elterngeld potrebbe anche comportare spese da capogiro per lo Stato, che in totale per la Familienpolitik nel 2007 potrebbe arrivare a spendere più di 250 miliardi di euro.
La von der Leyen continua a difendere a spada tratta un provvedimento, definito unico nel suo genere dalla maggioranza degli esperti europei in materia e che ha già rivoluzionato la politica familiare tedesca. «Abbiamo creato un sistema flessibile in grado di adeguarsi alle esigenze di ogni nucleo familiare - ha aggiunto la von der Leyen - e non abbiamo intenzione di fermarci al solo Elterngeld». Sul tavolo del ministro cristiano-democratico, ex medico di 48 anni e madre di sette figli, da mesi ci sono diverse idee e progetti, molti dei quali saranno attuati nei prossimi anni. Entro il 2010 saranno creati 230.000 posti gratuiti negli asili nido per i bambini sotto i tre anni; un numero che dovrebbe salire fino a 750.000 entro il 2013. Un'operazione che costerà allo Stato circa 12 miliardi di euro. L'investimento, come previsto dalla costituzione tedesca, sarà diviso equamente tra il Governo Federale (Bund), i Laender (Regioni) e i Comuni. L'altro grande progetto del ministro della Famiglia è l'aumento del Kindergeld a partire dal terzo figlio e un supplemento dell'assegno familiare per le famiglie nelle quali i padri si impegnano a restare più a lungo a casa per accudire i figli.
La proposta sta tuttavia incontrando delle opposizioni all'interno della Grande Coalizione. Il Kindergeld è il sussidio storico della politica familiare tedesca, attraverso il quale lo Stato con circa 150 euro mensili accompagna ogni bambino fino alla fine dei suoi studi scolastici od universitari. Dal 2007 ovviamente il Kindergeld subentra al termine dell'Elterngeld.
I cristiano-democratici intendono aiutare soprattutto le famiglie numerose con più di due figli, introducendo un aumento di 10 euro al mese a partire dal terzo figlio, un'operazione che comporterebbe un'ulteriore spesa di 2 miliardi di euro per le casse dello Stato. I socialdemocratici, dal canto loro, pensano che sia più utile investire nei Kita (asili) o assicurare un posto gratuito nelle scuole, invece di «dare qualche manciata di euro in più ai genitori», ha sottolineato il leader dell'Spd, Kurt Beck, dopo che il Cancelliere, Angela Merkel, aveva annunciato che l'aumento sui sussidi alle famiglie con più figli sarà una realtà a partire dal gennaio 2009.
La diatriba politica sul Kindergeld è comunque la conferma di come la Familienpolitik sia diventata una pietra miliare della politica tedesca. Il ministro Ursula von der Leyen ha avuto il grande merito di riassumere due idee differenti di politica familiare che hanno caratterizzato la storia recente della Germania Federale. Da una parte la Cdu non valutava positivamente un'eccessiva ingerenza dello Stato nell'educazione dei figli delle famiglie tedesche, un indirizzo quest'ultimo che aveva caratterizzato l'idea di famiglia nell'ex DDR dove, come in tutti i Paesi comunisti, i bambini erano prima che figli delle singole famiglie soprattutto figli dello Stato, pronto a farsi carico in tutto e per tutto della loro educazione. Al contario, l'Spd spingeva per un forte intervento del Bund nella gestione della politica familiare. La cristiano-democratica von der Leyen con il suo sistema flessibile «in grado di adeguarsi alle esigenze delle singole famiglie» sembra essere riuscita ad avviare una Familienpolitik come sintesi delle idee cristiano-democratiche e socialdemocratiche.
E per ora i risultati le danno ragione: l'obiettivo finale della von der Leyen era convincere le famiglie tedesche a fare più figli e nell'ultimo anno il tasso di natalità è passato dall'1,33 del 2006 all'1,45 del 2007. In Germania non si registrava un tasso così elevato dal 1990, anno dell'unificazione.
E' Famiglia - Avvenire