Università di Roma Tor Vergata
Il vigente Concordato del 1984 tra Chiesa cattolica e Stato italiano ha dato un impulso notevole allo sviluppo della collaborazione tra autorità civili e religiose e all'evoluzione della normativa pattizia. La sua struttura di accordo "quadro", che, in più di un caso, adotta norme generali o di principio, prevedendone il completamento con successivi accordi, ha infatti favorito l'instaurarsi di una sorta di "negoziazione permanente" tra organi civili ed ecclesiastici, e un'estensione significativa delle fonti bilaterali. L'accordo di Villa Madama ha indicato anche la Conferenza episcopale italiana tra i soggetti protagonisti, in alcune materie, delle relazioni della Chiesa cattolica con lo Stato. Si tratta di uno degli aspetti più originali ed innovativi della nuova legislazione concordataria, che appare peraltro in linea con l'invito rivolto nel 1980 da Giovanni Paolo ii alla Cei di assumere "proprie e autonome responsabilità" per la "valorizzazione di tutte le forze presenti nella comunità ecclesiale in Italia". In tempi recenti, si è assistito, inoltre, a un intenso sviluppo di accordi conclusi tra regioni ed enti locali, e competenti autorità ecclesiastiche, in primis le conferenze episcopali regionali. Tale ultimo fenomeno è essenzialmente legato alla progressiva evoluzione in senso regionalistico dell'ordinamento giuridico italiano e alla contestuale maggiore valorizzazione delle autonomie locali.
L'opera, di grande interesse non solo per giuristi e operatori, ha il pregio di offrire un significativo quadro della "collaborazione" tra Stato e Chiesa "per la promozione dell'uomo e il bene del Paese", sancita dall'articolo 1 dell'Accordo del 1984. Un impegno quest'ultimo che assume senza dubbio un rilievo centrale, non solo alla luce degli insegnamenti del concilio Vaticano ii sui rapporti tra Chiesa e comunità politica, ma anche dei principi della Costituzione italiana. Infatti, il concetto di "laicità", che emerge da una lettura sistematica degli articoli 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Carta fondamentale, implica - come affermato dalla Corte costituzionale - "non indifferenza (...) dinnanzi alle religioni, ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in un regime di pluralismo confessionale e culturale". In tal senso, la cooperazione tra autorità civili e religiose, nella distinzione dei rispettivi ordini, non può che apparire, come ben rilevato dalla curatrice nel saggio introduttivo e contrariamente a opinioni largamente diffuse, "una delle forme più significative di attuazione" del principio di laicità.
(©L'Osservatore Romano - 25 febbraio 2010)