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Rassegna stampa etica

Con la clonazione è possibile “ricreare” copie di persone già vissute e con la formazione di chimere possiamo formare organi da trapiantare? Quali sono gli ostacoli tecnici e quali i principi etici?

Per capire qualcosa sulle nuove forme di procreazione, bisogna capire come le cellule parlano e si riproducono. Una visione ormai sorpassata, ma che riempiva di stupore fino a pochi anni fa, era l’indagine del DNA nella certezza che tutta la nostra vita fosse scritta al suo interno. Sembrava che analizzando il DNA si potesse sapere tutto di un individuo. In realtà si è poi capito che le cose non stanno così: se è vero che il messaggio fondamentale è dato dal DNA presente nel nucleo cellulare, è vero anche che altro DNA è presente per esempio nei mitocondri, piccoli organelli diversi dal nucleo. Ma non basta: i geni scritti nel DNA si esprimono a seconda dell’ambiente che li circonda: molti geni sono fisiologicamente ridotti al silenzio dall’ambiente circostante: è questo il motivo che porterà alla formazione di cellule di vario tipo, che tuttavia contengono tutte lo stesso identico DNA e spiega perché due gemelli con lo stesso patrimonio genetico sono in certa misura diversi fra loro. Questo silenziamento avviene principalmente attraverso un’operazione detta “metilazione”, o per contatto con certe proteine dette istoni. Dunque l’ambiente influisce sull’espressione del DNA, sul linguaggio della cellula. Insomma, è nata una nuova branca della biologia che si chiama epigenetica: studia l’effetto dell’ambiente sui (“epi-”) geni arrivando ben al di là di quanto poteva prevedere chi 50 anni fa scoprì la doppia elica del DNA. Continua su ZENIT