I cristiani battisti d'Europa si sono incontrati a Rocca di Papa dal 22 al 25 settembre per l'assemblea annuale della loro Federazione continentale. L'organizzazione è nata nel 1949 per opera di alcune comunità battiste che cercavano una nuova forma di collaborazione per testimoniare la centralità dell'Evangelo nella costruzione della nuova Europa contro ogni forma di violenza dopo la tragica esperienza della seconda guerra mondiale.
La Federazione battista europea è venuta crescendo nel corso degli anni geograficamente e numericamente; infatti ne fanno parte non solo le Unioni battiste di quasi tutti i Paesi europei ma anche quelle del Medio oriente e dell'Asia centrale, per un totale di oltre 800.000 membri, distribuiti in 13.000 comunità di cinquantacinque Unioni battiste.
In questi anni la Federazione s'è impegnata soprattutto nel campo della missione e dell'evangelizzazione, nella lotta contro la guerra, nella difesa della libertà religiosa e dei diritti umani, nell'aiuto assistenziale, proponendo anche un programma di formazione teologica, che contemplasse le comuni radici della tradizione battista e la molteplicità delle forme che essa ha assunto nei diversi Paesi europei. Questa proposta ha dato origine a un Consorzio di scuole teologiche battiste in Europa, che hanno come punto di riferimento il Seminario teologico internazionale battista che ha sede a Praga. E il futuro del Seminario, riconosciuto come centro universitario dal Governo della Repubblica Ceca, è stato uno degli argomenti dell'assemblea annuale che ha dovuto affrontare le diverse soluzioni immaginate per garantire la sopravvivenza della struttura di fronte alla profonda crisi economica che ne ha messo in pericolo la stessa esistenza.
L'assemblea, composta da oltre 150 delegati, si è però soprattutto interrogata sul futuro della tradizione battista a partire da un'indagine condotta in Germania sulla presenza dei giovani nelle Chiese cristiane. L'indagine, che prendeva in esame la presenza dei giovani da un punto di vista sociologico, indicando l'appartenenza sociale, la provenienza geografica e la tradizione religiosa, ha dato origine a un dibattito che ha mostrato come non sia possibile avanzare un'unica soluzione, valida per tutti i membri della Federazione, per l'evangelizzazione delle giovani generazioni che appaiono sempre più lontane dal messaggio cristiano. Per questo si è lasciata la massima libertà alle singole comunità di promuovere dei progetti per un rilancio dell'azione missionaria nei confronti dei giovani, tanto più che si è dovuto accettare l'idea che questa categoria assume un valore molto diverso da Paese a paese.
L'assemblea ha comunque esortato le Unioni battiste a favorire, in ogni modo, le occasioni per un pieno coinvolgimento dei più giovani nella vita delle comunità, a ogni livello, secondo un modello di assunzione di responsabilità diretta e di ricambio generazionale che si sta affermando nella maggioranza delle comunità cristiane.
Il tema principale dell'assemblea è stato la lotta contro ogni forma di razzismo e di discriminazione; ferma è stata la condanna di ogni atto che possa confondere l'appartenenza religiosa con l'istigazione alla violenza, con dei gesti che niente hanno a che vedere con il cristianesimo. Si è ricordata la presa di posizione di fronte all'annuncio, fatto da un pastore evangelico statunitense, del rogo del Corano per l'11 settembre, confermando la volontà di favorire il dialogo e l'incontro tra le religioni, soprattutto nei Paesi dove più forti sono le tensioni e dove i cristiani subiscono una sorta di silenziosa persecuzione, che determina la loro forzata emigrazione, come accade nel Medio Oriente.
La lotta a ogni forma di discriminazione e di razzismo, come è stato notato, coinvolge la Federazione battista europea nel suo complesso, tanto più alla luce di recenti fatti che hanno mostrato come in molti Paesi europei siano in atto dei preoccupanti fenomeni xenofobi, che i battisti denunciano come contrari a qualsiasi etica cristiana.
Proprio la comparsa di questi fenomeni in Paesi, come per esempio la Svezia, che finora sembravano del tutto estranei, è stato oggetto di un'attenta riflessione per un rinnovato impegno a trovare delle forme per testimoniare i valori cristiani dell'accoglienza e della solidarietà. In ciò è stato auspicato un coinvolgimento delle altre confessioni cristiane, in modo da dare una dimensione ecumenica anche a questa azione. Da questo punto di vista fondamentale è stata la testimonianza dell'esperienza della Unione cristiana evangelica battista d'Italia (Ucebi), che raccoglie 117 comunità e oltre 6.300 membri. Nel mese di agosto, in piena sintonia con la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, l'Ucebi ha promosso "Il camper dell'amicizia", iniziativa itinerante tra campi rom in Italia per riaffermare la vicinanza dei battisti a questi gruppi etnici in un momento in cui in alcuni Paesi europei sembra dominare l'idea dell'espulsione come soluzione ai problemi derivanti dalla loro presenza. Al tempo stesso con "Il camper dell'amicizia" si è voluto denunciare le penose condizioni nelle quali si trovano a vivere i rom, come molti altri migranti, che giungono in Italia, proseguendo così un'azione che vede coinvolti molti altri cristiani.
I battisti europei hanno confermato il loro impegno contro ogni forma di pregiudizio che conduce alla separazione, all'indifferenza, all'ingiustizia e alla violenza, che devono essere condannati e combattuti in nome della fedeltà all'Evangelo. Proprio il richiamo all'Evangelo, come suprema legge di libertà per ogni uomo e ogni donna, è stato centrale nei lavori dell'assemblea dalla quale è emersa una rinnovata volontà a giocare un ruolo di primo piano nella costruzione di una cultura dell'accoglienza dell'altro in Europa senza rinunciare alla centralità dell'annuncio missionario.
(©L'Osservatore Romano - 29 settembre 2010)
Contro ogni razzismo
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di Riccardo Burigana