Pubblichiamo una nostra traduzione dell'intervento pronunciato il 6 dicembre a Vilnius, in Lituania, dall'arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati in occasione del diciottesimo Consiglio ministeriale dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). Vi sono anche risultati nel campo del Controllo delle Armi e delle Misure per la Costruzione della Fiducia e della Sicurezza. L'affidamento al Vertice di Astana dell'aggiornamento del Documento di Vienna del 1999 è stato inequivocabile e frutto di quella che si è rivelata davvero come un'autentica volontà politica degli Stati partecipanti. Qui, ancora una volta, i tre Presidenti e il Coordinatore non hanno lesinato sforzi per rendere più vicine posizioni contrastanti che finora hanno impedito di affrontare la questione veramente centrale della modernizzazione del Documento di Vienna del 1999.
Passando ora agli aspetti non militari della sicurezza affrontati nel Comitato per la Sicurezza, la mia Delegazione loda numerosi e importanti progetti di decisioni elaborati in merito ad alcune minacce che riguardano l'area dell'Osce e desidera esprimere apprezzamento e sostegno per le decisioni del Consiglio ministeriale, che si auspica vengano adottate, relative al "Rafforzamento del coordinamento e della coesione negli sforzi dell'Osce per affrontare minacce transnazionali", a una "Proposta dell'Osce per combattere la minaccia delle droghe illegali e dei precursori chimici" e alle "Misure ulteriori nell'area della sicurezza cibernetica".
In questo contesto, c'è un consenso crescente sulla necessità di prestare maggiore attenzione agli stessi migranti, e non solo al loro ruolo economico, sia come forza lavoro temporanea sia di immigrati permanenti. Il ricongiungimento familiare deve essere una considerazione primaria. La famiglia svolge un ruolo fondamentale nel processo di integrazione, nel dare stabilità alla presenza degli immigrati nel nuovo ambiente sociale e perfino nelle dinamiche di migrazione temporanea. I migranti, consapevoli dei propri diritti, possono sentirsi più sicuri nell'offrire i loro servizi e le loro capacità, mentre la comunità che li accoglie, ben informata e rispettosa di tali diritti, si sentirà libera di estendere la propria solidarietà per edificare insieme un futuro comune.
La Santa Sede accoglie con favore il fatto che il prossimo anno la dimensione economica e ambientale si concentrerà sulle questioni di good governance. Infatti, per la Santa Sede, affinché la governance sia "buona", deve prendere in considerazione il bene comune, ovvero il bene di tutte le persone e di tutta la persona. Il motivo per cui esiste la pubblica amministrazione è il servizio all'essere umano a ogni livello dello Stato per edificare una società più libera e responsabile. La good governance, in quanto democratica, dovrebbe promuovere la partecipazione alla vita pubblica di tutti coloro che vivono nella società, incluse le Chiese, le comunità religiose e i credenti. Il buon governo è quel governo in cui le autorità politiche non dimenticano né sottovalutano la dimensione morale della rappresentanza politica.
Fra queste libertà fondamentali c'è il diritto alla libertà di religione. Infatti, la Dichiarazione del Vertice di Astana ha affermato chiaramente che "devono essere compiuti sforzi maggiori per promuovere la libertà di religione o di credo e per combattere l'intolleranza e la discriminazione". Il diritto alla libertà religiosa, nonostante venga ripetutamente proclamato dalla comunità internazionale nonché nelle costituzioni della maggior parte degli Stati, continua a essere ampiamente violato oggi.
Nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace 2011, il Santo Padre ha insistito sul fatto che "i cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. Tanti subiscono quotidianamente offese e vivono spesso nella paura a causa della loro ricerca della verità, della loro fede in Gesù Cristo e del loro sincero appello perché sia riconosciuta la libertà religiosa. Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un'offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale" (n. 1). Potrebbero esserci più di duecento milioni di cristiani, di differenti confessioni, che sono in difficoltà per via di strutture legali e culturali che portano alla loro discriminazione. L'Incontro dello scorso settembre a Roma sul tema "Prevenire e rispondere agli incidenti e ai crimini motivati dall'odio contro i cristiani" è stato un evento positivo e incoraggiante e ha rivelato la possibilità di un dialogo costruttivo per una comprensione e un rispetto reciproci fra cristiani, membri di altre religioni e non credenti. La Santa Sede apprezza l'opera eccezionale svolta sotto la Presidenza lituana per combattere l'intolleranza contro i cristiani. È desiderio della mia Delegazione che questi sforzi proseguano.
Nell'incoraggiare gli Stati partecipanti a riferire i crimini motivati dall'odio contro i cristiani, desidero esprimere la speranza che nel prossimo futuro vi sia un seguito alla Conferenza di Roma, in particolare nei dibattiti con i nostri partner per la cooperazione. La celebrazione di una Giornata internazionale contro la persecuzione e la discriminazione dei cristiani potrebbe dimostrarsi un segno importante del fatto che i Governi sono desiderosi di affrontare questa grave questione.
Il Piano d'azione dell'Osce su Rom e Sinti esorta a un maggior accesso a un'educazione di qualità come chiave per superare il circolo vizioso di povertà e di esclusione sociale che tanto spesso colpiscono gli itineranti, inclusi i Rom e i Sinti. La dignità delle popolazioni Rom e Sinti deve quindi essere tutelata, le loro famiglie vanno protette, la loro identità collettiva deve essere rispettata, vanno incoraggiate iniziative per il loro sviluppo e difesi i loro diritti.
Il traffico di esseri umani, in particolare di donne e di minori, e non solo per lo sfruttamento sessuale, ma anche per lo sfruttamento lavorativo e la schiavitù domestica, è divenuto un potente affare globale che coinvolge tanti Paesi di origine, di transito e di destinazione. Per opporsi alla piaga del traffico di esseri umani con maggiore determinazione e risultati più concreti, è necessaria una convergenza di sforzi: una mentalità che sia incentrata sulla dignità unica di ogni persona, la punizione certa dei trafficanti, la lotta alla corruzione, un insegnamento corretto nelle scuole sui rapporti reciproci fra uomo e donna, la correttezza dei mezzi di comunicazione sociale nel riferire i danni cagionati da tale traffico. Mentre la legislazione dovrebbe sempre essere adattata e adeguata all'evoluzione del fenomeno di questo traffico, la cooperazione delle istituzioni pubbliche e private, incluse quelle religiose, e il contributo di volontari garantiranno che nessuna persona possa essere comprata o venduta in violazione della sua dignità e dei suoi diritti umani fondamentali perché è creata libera e a immagine di Dio e non per essere trattata da schiava.
Inoltre, la Santa Sede accoglie l'offerta della Svizzera e della Serbia di presiedere l'Osce nel 2014 e nel 2015 e assicura tali Paesi del suo desiderio di collaborare in modo costruttivo.
Infine, desidero rinnovare la mia gratitudine alla Presidenza lituana dell'Osce per la sua guida e offrire alla Presidenza irlandese entrante i migliori auspici mentre cooperiamo per raggiungere gli obiettivi identificati nella Dichiarazione Commemorativa di Astana, ovvero quella visione comune e quei valori comuni concordati e condivisi da tutti gli Stati partecipanti dell'Osce.
(©L'Osservatore Romano 8 dicembre 2011)